Katia Brigadoi, una vita nella Musica!

Se cresci in una famiglia in cui la musica accompagna ogni giornata, dove non c’è momento in cui qualcuno non stia provando uno strumento, il tuo rapporto con la musica può essere solo di due tipi: o la ami o la odi…e fortunatamente Katia la musica l’ha amata da subito! È figlia e nipote d’arte Katia, il nonno Ottavio, chitarrista, fu uno dei fondatori del gruppo folk “Belle Epoque” mentre papà Raffaello è stato il batterista di un altro gruppo storico della Val di Fiemme, “I Gonzales”.

“Un po’ tutti in famiglia suonavano qualcosa, anche gli zii… è stato naturale perciò, anche per me, voler imparare a suonare uno strumento, un po’ come ora sta accadendo ai miei figli che, come me, sono perennemente immersi nella musica da quando sono nati.”

Il flauto traverso è stato il primo strumento con il quale Katia ha iniziato a studiare musica, seguendo le lezioni di Fiorenzo Brigadoi quando ancora frequentava le scuole elementari ed entrando poi a far parte della Banda Comunale di Predazzo; un’esperienza che le ha insegnato il piacere del fare musica insieme, condividendo esperienze e momenti importanti anche al di là dei concerti.

La passione per la chitarra invece è arrivata dopo, spiando le prove di suo fratello Aldo che da adolescente già suonava in un gruppo; Katia lo osservava suonare, ascoltando in disparte le prove del gruppo, seguendo ogni suo concerto, fino a quando, un giorno, ha trovato il coraggio di chiedergli di insegnarle qualche accordo. Ha imparato così Katia, ascoltando attentamente tracce registrate su cassettine, i cui nastri si consumavano riavvolgimento dopo riavvolgimento.

“Mio fratello mi chiedeva che canzone volessi imparare, poi la ascoltavamo insieme provando accordo dopo accordo: è così che ho imparato a suonare la chitarra, ascoltando.”

Dopo aver preso dimestichezza con la chitarra acustica Katia è passata a quella elettrica e la prima volta che ne ha suonata una è stata un’emozione incredibile! Da ragazzina timida e introversa abbracciare uno strumento così “potente” è stato come trovare una via di liberazione, il canale per dare voce a ogni emozione. Nel ‘91, due anni dopo la nascita del gruppo, Katia si è unita agli Atrio.

“Avevo diciassette anni, unica donna del gruppo, in un ambiente in cui le donne, quando c’erano, erano le cantanti, mai musiciste… non era strano perciò che, quando i ragazzi si ritrovavano a discutere durante le prove degli aspetti più tecnici, tendessero a ignorarmi, credo pensassero che non ne capissi nulla… io invece ero solo timida e tendevo a starmene in disparte. Con il tempo molte cose sono cambiate ma la presenza di chitarriste, almeno da queste parti, rimane ancora un miraggio.”

Katia invece non ha mai mollato, organizzando lavoro e famiglia per essere sempre presente alle prove così come ai concerti, anche l’estate Cavalese, in cui ha partorito la piccola Arianna e quattordici giorni dopo si è presentata sul palco di Suan Rock: un’ora sul palco per poi tornare felicemente ad allattare! Alle ragazze che si apprestano a suonare in un gruppo Katia consiglia di imparare ad essere indipendenti e ad arrangiarsi anche nel backstage, un dettaglio importante se si vuole essere credibili e trattate alla pari.

“E poi consiglio di non focalizzarsi in modo ossessivo sulla tecnica, che di certo è importante, ma non è tutto. È importante trovare la propria voce: la musica è una lingua universale che crea connessioni, e quando trovi la tua voce, il tuo modo di esprimerti attraverso lo strumento, allora nasce la magia ed è pura emozione.”

Leonilde Sommavilla

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