La fotografia del turismo 2020

Scopriamo i dati sul turismo 2020 con questo articolo pubblicato sul numero di maggio dell’Avisio, dove sono riportati anche i grafici e le tabelle con i dati (potete scaricarlo qui)

Le statistiche ufficiali dell’Ispat relative al movimento turistico 2020, rese note da poco, riportano un inequivocabile N.D. per i mesi di marzo, aprile, maggio e novembre. Ciò perché, ci spiegano all’Istituto di Statistica della Provincia di Trento, in quei mesi gli esercizi aperti sono stati talmente pochi da costituire una violazione della privacy la diffusione dei dati statistici relativi ad arrivi e presenze. In realtà tale “rischio” riguarda soprattutto altri ambiti meno turistici dove la pandemia da Covid-19 ha ridotto a meno di 3 gli esercizi aperti al pubblico. Ma tant’è.

 

I dati complessivi: più extra che alberghieri
Abbiamo voluto iniziare con questa curiosità l’analisi del movimento turistico del 2020 nei due ambiti di Fiemme e Fassa che abbiamo esaminato separatamente in relazione fra loro e con i dati provinciali.
Se in Tentino la contrazione degli arrivi è stata complessivamente del 39% e delle presenze del 36,5%, in val di Fiemme le presenze complessive nel 2020 sono diminuite del 23,93% passando da 3.089.334 a 2.350.012, mentre in Fassa la percentuale è leggermente maggiore (il 25,45% in meno) da 4.461.779 a 3.326.327. L’impatto delle chiusure è stato quindi minore rispetto agli altri ambiti turistici, forse anche per il fatto che l’incidenza delle presenze alberghiere, rispetto al totale del movimento turistico, è inferiore in Fiemme e Fassa rispetto alla media provinciale, dove esse rappresentano il 71,6% del totale dei pernottamenti rilevati. In Fiemme lo scorso anno le presenze negli alberghi hanno rappresentato il 28% del totale (contro il 32% del 2019) e in Fassa il 55% contro il 56,5% dell’anno precedente. Le valli dell’Avisio hanno quindi risentito meno del calo turistico grazie alle seconde case e agli alloggi privati (dove tuttavia le presenze sono frutto di una stima) nonchè degli esercizi extralberghieri: campeggi, agritur ed edifici rurali.

 

La situazione degli alberghi mese per mese
La dinamica delle presenze a livello mensile è tuttavia simile all’andamento degli altri ambiti sia in Fiemme sia in Fassa.
Va subito rilevato come le presenze negli alberghi in gennaio e febbraio avessero fatto presagire una stagione invernale di tutto rispetto con un aumento dei pernottamenti superiore al 7%. Poi il crollo di marzo, l’azzeramento ad aprile e maggio (anche se, soprattutto in Fassa, era vicino allo zero anche nel 2019 e negli anni precedenti) fino alla lenta ripresa di giugno. A luglio in Fiemme c’è stata una riduzione del 31% delle presenze e in Fassa del 28%, mentre ad agosto si sono quasi confermati i dati del 2019: 177.383 presenze in Fiemme (-2,2%) e 446.745 in Fassa (-5,7%). Anche settembre ha tenuto botta, soprattutto in Fassa dove le presenze sono calate solo dell’8,7%, passando da 144.992 a 132.302, mentre in val di Fiemme c’è stata una flessione del 23%: dalle 63.193 presenze del 2019 a 48.638 del 2020. Qualche numero si è fatto anche ad ottobre: 6.433 presenze in Fiemme e 11.467 in Fassa, ma comunque con un calo percentuale rispettivamente del 69% e del 40% rispetto all’anno precedente. E a dicembre, lo ricordiamo, le nuove chiusure con presenze fra il 2% e il 5% del 2019. Complessivamente le presenze alberghiere in Fiemme sono passate da 1.011.550 a 646.350, con una diminuzione del 36,1% mentre in Fassa la diminuzione è stata del 27,1%: da 2.509.756 a 1.830.323.

Un dato che non corrisponde tuttavia alla somma dei singoli mesi, per effetto dell’”oscuramento”, per questioni di privacy, dei dati relativi ai mesi di marzo, aprile, maggio e novembre. In questi mesi, ma non è dato sapere come distribuite, si cono comunque registrate 18.094 presenze in Fiemme, contro le 40.910 del 2019, (-55%) mentre in Fassa nei 4 mesi risultano, dai dati statistici, 71.450 presenze alberghiere, contro le 75.725 del 2019. Solo una leggera flessione del 5,6%. Un dato curioso e apparentemente inspiegabile pur considerando, da una parte l’assalto alle piste della prima settimana di marzo 2020, e dall’altra il fatto che il solo mese di marzo 2019 aveva fatto registrare ben 62.086 presenze in Fassa.

 

Un “annus horribilis”: meno per le strutture extralberghiere

Stando ai dati forniti dall’Ispat l’“annus horribilis” del turismo trentino lo è stato un po’ meno per le valli dell’Avisio.

Se infatti analizziamo e riteniamo verosimili anche i dati stimati degli alloggi privati e delle seconde case, la flessione appare meno sfavorevole che altrove, soprattutto per quanto riguarda gli esercizi extralberghieri e, appunto le seconde case.

In Trentino il settore extralberghiero ha presentato complessivamente un andamento analogo a quello alberghiero con un calo del 37% delle presenze e del 39% degli arrivi. Calo più contenuto (-32%) nel settore dei campeggi e agritur.

In Fiemme e Fassa la flessione è meno accentuata. Rispettivamente del 16,9% e del 21,08% negli alloggi privati, del 17,81% e del 24,6% nelle seconde case (con un effetto più negativo in Fassa) e del 27,46% e del 22,36% negli esercizi extralberghieri (campeggi e agritur) dove invece la valle ladina ne esce, diciamo così, meno peggio.

 

Gli alloggi privati preferiti anche dagli stranieri

Un po’ meno peggio, ma solo un poco e non è davvero una consolazione, le valli di Fiemme e Fassa escono anche dal confronto con i dati provinciali relativamente al flusso turistico degli stranieri che ovviamente ha subito un crollo, quantificabile fino ad un massimo del 46% negli esercizi extralberghieri in Fiemme e del 44,5% in Fassa. Negli alloggi privati la contrazione è meno importante: il 28,3% in Fiemme e il 33,5% di stranieri in meno negli alloggi privati ladini, mentre negli alberghi il calo degli stranieri è molto più consistente in val di Fiemme (-46%) a fronte di un 35,7% registrato in val di Fassa. Nelle seconde case la presenza degli stranieri non è rilevata, essendo del tutto inconsistente. Quella degli italiani è del 24,6% in Fassa, e del 17,8% in Fiemme.

Complessivamente la riduzione delle presenze straniere risulta pari al 45,5% in Fiemme e al 37,4% in Fassa a fronte di una media provinciale che supera il 51%.

 

E gli italiani?
Tutto ciò significa, per contro, che la diminuzione dei turisti italiani risulta meno consistente rispetto all’andamento generale. Un dato scontato, tenuto conto delle difficoltà per gli stranieri di raggiungere il nostro Paese, ma che tuttavia va quantificato per capire quanto abbiano inciso le misure anti Covid-19. Come ci ricordiamo infatti dell’affollamento del secondo weekend di marzo 2020, abbiamo allo stesso modo negli occhi le immagini dello scorso agosto con le file di turisti sulle funivie delle Dolomiti. Il fatto che i turisti abbiano preferito soluzioni alternative all’albergo, è confermato dalla riduzione contenuta in solo l’8,4% delle presenze extralberghiere in Fassa, un dato che sale al 16% in Fiemme dove minore è anche la riduzione delle presenze nelle seconde case (-17,8%) mentre negli alloggi privati è pari al 16,2% in linea col dato fassano che raggiunge il 14,5%.

 

Gli arrivi e la permanenza media

Gli arrivi nelle strutture alberghiere, ovvero il numero di turisti per le volte che sono giunti in valle, è passato in Fiemme da 231.524 a 148.145 (-36%) e in Fassa da 527.147 a 379.544 (-28%), sostanzialmente in linea con l’andamento delle presenze. Conseguentemente la permanenza media negli alberghi non è sostanzialmente variata. In Fassa nel 2019 era di 4,82 giorni a fronte di 4,76 giorni del 2020, mentre in Fiemme è stata di 4,37 giorni nel 2019 contro i 4,49 del 2020. Lo scorso anno gli stranieri hanno soggiornato mediamente una giornata in più: 5,39 giorni in Fiemme e 5,7 giorni in Fassa, qualcosa in più del 2019 che aveva fatto registrare una permanenza media di 4,94 giorni in Fiemme e 5,19 in Fassa. La pandemia non ha inciso quindi sulla permanenza media, nemmeno degli stranieri che, se si sono fermati in Italia per un periodo maggiore (come è lecito supporre) hanno evidentemente frequentato zone diverse.

 

E se considerassimo l’anno pandemico marzo 2020-febbraio 2021?

Certo è che, se consideriamo l’annus horribilis quello che va da marzo 2020 a febbraio 2021 la riduzione del movimento turistico alberghiero, pur non disponendo ancora di dati certi del 2021, (saranno comunque disponibili presso l’Ispat quando leggerete queste righe) e non avendo i dati disaggregati degli extralberghieri, ma considerando comunque le presenze alberghiere alla stregua di quelle di dicembre 2020, si aggira fra il 50% di presenze in meno in val di Fiemme e quasi il 60% in terra ladina.

 

Conclusioni

Cosa ne sarà ora del turismo nelle valli dell’Avisio. A fine anno abbiamo sprecato (esauriti gli “andrà tutto bene” della scorsa primavera) ogni sorta di canzonatura del 2020, accogliendo l’anno entrante con quella speranza che, come si dice, è l’ultima a morire. Abbiamo seppellito il 2020 nella certezza che il 2021 sarebbe stato indubbiamente migliore. Ne siamo ancora convinti, ma finora ci è mancata la base su cui poggiare davvero questa speranza, confermando ciò che qualcuno scriveva nei messaggi la notte di S. Silvestro: forse sarebbe meglio passare direttamente al 2022.
Comunque vada una cosa è certa: dovrà comunque cambiare, e non poco, anche nelle valli di Fiemme e Fassa, l’approccio culturale al turismo. Ma questa è un’altra storia che i dati ci possono tuttavia aiutare a scrivere.

 

Francesco Morandini

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