L’esibizione “sospesa” della Nazionale italiana di ginnastica acrobatica apre ufficialmente l’edizione degli “Invincibili” del Festival dello Sport di Trento: oltre 300 protagonisti dello sport mondiale, più di 150 eventi, sale piene e piazze tinte di rosa e azzurro. Sul palco, accanto al presidente e amministratore delegato di RCS MediaGroup Urbano Cairo e con in sala tanti campioni a partire da Gianni Rivera, il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti sottolinea il valore dell’evento per il territorio: “Siamo felici di ospitare la Gazzetta e il Festival dello Sport di Trento, una manifestazione che è centrale per Trento, il Trentino e tutto lo sport nazionale”. Fugatti ricorda le Olimpiadi e Paralimpiadi 2026, le Olimpiadi invernali giovanili attese tra poco più di un anno e il lancio, in serata, dei Supermondiali di ciclismo 2031: “Un grande appuntamento, che sarà anche una grande palestra sportiva e organizzativa”.
Nella serata condotta da Eleonora Boi e Pierluigi Pardo, Cairo rimarca il legame con la città: “Siamo per il nono anno a Trento, una città che adoro. Spero di andare avanti all’infinito”. Il tema degli Invincibili evoca per lui “la squadra del Grande Torino”, e superare i propri limiti è “anche l’obiettivo della Gazzetta”, oggi media “con un’offerta a 360 gradi” curata dal direttore Barigelli e dalla squadra.
Per la vicesindaca di Trento Elisabetta Bozzarelli il Festival “è la festa dei bambini, che giocano nelle piazze, degli amatori che praticano le discipline e, naturalmente, dei grandi campioni”, in una città che “crede moltissimo nello sport”. Citando Nadia Battocletti (“io, quando corro, alleno le gambe, ma anche i pensieri”), aggiunge che il Festival “ci aiuti ad allenare il pensiero, quello di chi è determinato, resiliente, serio”.
Il rettore Flavio Deflorian lega sport, istruzione e giovani: “Lo sport è parte integrante delle attività che proponiamo come università”, non conta “per forza essere campioni”, e chi pratica “è spesso anche bravo nello studio, come dimostra la nostra studentessa Nadia Battocletti”.
Il direttore Stefano Barigelli inserisce il Festival nel nuovo modo di raccontare lo sport della Gazzetta, con “un grande lavoro fatto dal direttore vicario Gianni Valenti” e uno scopo anche educativo: “far conoscere tante discipline magari poco conosciute”. In un videomessaggio il presidente FIGC Giovanni Malagò ricorda Olimpiadi e Paralimpiadi e saluta Trento: “Il Festival dello Sport è diventato una tradizione per tutto il panorama sportivo italiano”.
Gianni Valenti, vicedirettore vicario della Gazzetta dello Sport e direttore scientifico del Festival, indica nell’accoglienza dei campioni “la cosa più bella del Festival” e cita i presenti in sala – Gianni Rivera, Danilo Gallinari, Ilie Năstase, Marco Tardelli, Francesco Moser, Maurizio Fondriest, Julio Velasco – e gli attesi Federica Brignone, Gianmarco Tamberi, Duplantis e Casey Stoner.
L’ad di Trentino Marketing Maurizio Rossini ricorda che “lo sport in Trentino è di casa” e parla di “circa 50 mila presenze ad ogni edizione”, circa 300 operatori dell’informazione, dirette di Sky e Rai Radio 1, oltre 200 grandi campioni e più di 500 persone al lavoro dietro il Festival. Domani sera Piazza Duomo ospiterà la diretta di Francia-Italia di UEFA Nations League. Rossini ringrazia Istituzioni, Forze dell’Ordine, fornitori e personale organizzativo.
Sul palco sale anche Erica Loiacono, direttrice tecnica nazionale della ginnastica acrobatica, che sottolinea il momento positivo del movimento italiano, il Grand Prix di Bologna e gli Europei in casa a Pesaro a marzo prossimo. “Bello esibirsi in questo teatro”, dicono i ginnasti.
La seconda parte della serata è dedicata a Julio Velasco, definito “un maestro assoluto dello sport”. Il confronto spazia dalla pallavolo al calcio, da Messi e l’Argentina a Ronaldo e allo scorrere del tempo, fino alla crisi degli sportivi che smettono di giocare, particolarmente difficile nel calcio per chi non resta nell’ambiente. Velasco cita il libro di Gianluca Vialli, che raccontava di aver scoperto la vera gioia in Inghilterra mentre in Italia la vittoria era soprattutto un sollievo: “I giocatori non possono vivere con l’incubo di perdere e finire nella gogna, come è successo a Messi. Così hanno paura di sbagliare e non va bene”.
Foto: Michele Lotti – Archivio Ufficio Stampa PAT






