La strana coppia: Paolo De Chiesa e Diego Amplatz

Paolo De Chiesa, cuneese di Saluzzo, classe 1956, è un ex sciatore della nazionale azzurra degli anni ’70 e ’80, membro di quella famosa “Valanga Azzurra” che comprendeva anche Gustavo Thoeni, Piero Gross, Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl, Tino Pietrogiovanna, Fausto Radici e alcuni altri ragazzi. Dodici podi in Coppa del Mondo senza alcuna vittoria.

A fine carriera, si è dedicato alla carriera giornalistica, diventanto telecronista – è in RAI fin dal 1993 – e collaborando con la storica Rivista Sci.

La scorsa estate, Paolo De Chiesa ha pubblicato sui suoi canali social una curiosa fotografia di quei tempi che lo rappresenta insieme a Piero Gros e al nostro Diego Amplatz, allora nella squadra nazionale. I tre si trovavano negli Stati Uniti per una serie di gare e si sono lasciati immortalare abbigliati come veri cowboy, con tanto di cappellaccio di cuoio, all’interno di un aeroporto.

Il post dice testualmente: “Piero Gros mi ha mandato questa foto senza dire una parola. 20 anni, padroni dello sci mondiale, in giro per gli USA con diego Amplatz. Ricordi e legami indissolubili”.

Abbiamo provato quindi a rintracciarlo.

Paolo, che ricordi hai di Diego Amplatz e di quei giorni? “Diego è un gran bravo ragazzo. Ci siamo frequentati parecchio e ancora oggi lo ricordo con piacere. Purtroppo capita di vederci raramente. In quegli anni ne abbiamo fatte di tutti i colori”.

Che rapporti hai con la Valle di Fiemme e la Val di Fassa? “Questa parte del Trentino mi è particolarmente cara. Sono stato per tanti anni nel gruppo sportivo della Guardia di Finanzia e un paio di volte l’anno andavo volentieri in caserma a Predazzo, anche se oggi non posso dire di conoscerla bene. Sono affettivamente legato a Predazzo soprattutto perché mi ricorda Cesco Deflorian, Trentino di Predazzo, campione italiano di discesa libera e di slalom gigante negli anni ’60, che aveva smesso di gareggiare giovanissimo ed era venuto a Crissolo, ai piedi del Monviso, a fare il direttore della scuola di sci. Ci siamo conosciuti che avevo otto anni. A Cesco devo la passione infinita per lo sci, una passione intatta ancora oggi, ma ancor più l’entusiasmo per la vita… È stato il mio maestro in tutto, gli devo tantissimo.. Eravamo inseparabili, prima e dopo ogni gara di Coppa del Mondo lo chiamavo per un consiglio o un’immancabile parola di conforto se le cose non andavano bene. sono stato perfino padrino di suo figlio che è stato anche direttore tecnico della squadra di sci canadese e ora allena la squadra femminile azzurra”.

L’articolo completo, a firma di Enrico Maria Corno, è disponibile sull’Avisio di febbraio, scaricabile qui

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