La vita di un influencer sulle Dolomiti

Il mondo della comunicazione è in continua evoluzione e la tendenza del momento vuole che almeno una parte di questo stesso mondo si occupi di viaggi e solo di viaggi. Ci sono account trasversali che parlano di food, di motori, di bambini, di sport che di tanto in tanto infilano anche foto e notizie di viaggi e poi ci sono travel influencer, travel blogger e canali Youtube dedicati… E alcuni raccontano solo di montagne. E alcuni raccontano solo di Dolomiti.

Ne abbiamo parlato con Andrea Ciprian, bellunese e titolare di Dolomiti Review insieme alla sorella Valentina. Famiglia originaria della Val di Zoldo, il primo è un giornalista del Gazzettino ed è appassionato di enogastronomia, di moto e di sci. Lavora anche per le guide del Gambero Rosso e di Identità Golose. La seconda vive una sorta di simbiosi con la macchina fotografica ed è la copywriter e social media manager: “Dolomiti Review è il magazine che ti guida a vivere le Dolomiti, aggiornato ogni giorno con notizie, eventi e consigli, parlando di rifugi come di piste da sci, di menu dei ristoranti come di itinerari. Abbiamo un sito di riferimento – www.dolomitireview.com – che è la scatola che racchiude tutti i nostri contenuti e un account sia su Facebook che ovviamente su Instagram”.

Prima domanda: chi è un influencer? Dopo quanti follower ci si può considerare tali?

“Tutti siamo influencer e nessuno lo è”, ci racconta Andrea Ciprian. “Il concetto sfugge veramente alla definizione. In linea teorica il travel influencer è una persona che riesce a comunicare le cose belle e interessanti su un determinato territorio e il bravo influencer deve avere la capacità di saper scegliere modi e argomenti”.

Come hai cominciato?

“Tutto ha avuto origine molto tempo fa e poi tutto ha subito una accelerata negli ultimi anni. Succedeva che io girassi per le montagne per scrivere i miei articoli e ascoltassi molte più storie e raccogliessi molto più materiale di quanto potessi pubblicarne. Interviste, video, foto che non sarebbero mai state viste. Cercare una alternativa per poter raccontare di più è stato un passo inevitabile e adagio adagio il giochino ci è cresciuto tra le mani”. Adesso Dolomiti Review ha 43.000 follower su Facebook e 38.000 su Instagram che non sono sufficienti per diventare ricchi come la Ferragni ma che garantiscono una certa dignità, ben consapevoli che questo per tutti è un secondo lavoro.

Ognuno poi sviluppa i propri contenuti come meglio crede o come meglio riesce. C’è chi frequenta solo i social tradizionali, chi apre un blog, chi fa solo video per un canale Youtube e chi li fa per Tiktok, chi ha un sito e un account Instagram tanti come noi hanno sito d riferimenti cui contenuti vanno a richiamare il sito stesso, chi si concentra solo sulla produzione di reel…

Hella - We design cool shadows

Instagram è la piattaforma che fa più numero e forse anche la più facile (basta scattare una foto), la più autoreferenziale (molti si mettono in primo piano davanti alle Torri del Vajolet), la più veloce e la più immediata. “Nel mondo Instagram poi c’è chi lavora in autonomia creando contenuti più credibili e chi invece si limita ai repost, cioè pubblica sulla propria pagina immagini prese a prestito da altri account e magari arrotonda vendendo magliette o tazze”. E poi ci sono i podcast, il nuovo media, contributi audio da scaricare e da ascoltare in auto mentre si è in coda o la sera tardi a letto o mentre si cucina… “Sì, molti pensano che i podcast siano il futuro ma è tutt’altro che facile farli bene. Molti pensano il contrario. Certamente raccontare una montagna attraverso le parole non è immediato”.

Ovviamente ci sono molti influencer specializzati nelle Dolomiti: oltre a Dolomiti Review non vanno dimenticato “Dolomiti da sogno” (a cui collabora anche Elisa Salvi, nostra collaboratrice ben conosciuta in Val di Fassa che da sola sul proprio account ha 17.000 follower) e “Dolomiti che passione”, un gruppo di appassionati di fotografia che frequenta le nostre montagne. “Montagna di viaggi” si occupa soprattutto – ma non solo – di Dolomiti ed è ben gestito da un influencer veneto che gira tanto sulle nostre strade.

Essere un giornalista aiuta il lavoro di influencer?

“Questo è un mondo senza regole. Non esiste il giusto né lo sbagliato. Diciamo che l’esperienza e quello che ho imparato in tanti anni di carriera mi servono per sapere che devo approfondire una notizia e come farlo. Se entro in un rifugio e mangio un hamburger eccezionale, non mi limito a fare una bella foto e a pubblicarla aggiungendo qualche cuoricino ma entro a conoscere il proprietario, mi informo sul macellaio dove ha acquistato la carne, vado a trovarlo e approfondisco”.

Qual è il metro di valutazione quindi per misurare la autorevolezza degli influencer?

“È un discorso veramente complesso e tante sono le cose da valutare. Al di là del numero dei follower la credibilità viene misurata soprattutto dalle interazioni a ciascun post. Va da sé che gli algoritmi dei social vadano oltre la presenza delle faccine, dei cuoricini e dei pollici alti: le interazioni che contano sono le risposte coerenti al contenuto caricato”.

Enrico Maria Corno

dentelin.eu
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