L’arte bonsai in Val di Fiemme

Il primo sentimento che suscita un bonsai è quello della curiosità. Ma nel momento in cui ci si addentra in questo magico mondo, ecco scaturire tantissime altre sensazioni. Prima fra tutte è forse il relax che queste mini-piante sanno trasmettere, sia mentre le si osserva che mentre le si cura. Non a caso ultimamente coltivare bonsai è stato paragonato ad una pratica spirituale, quasi una seduta yoga. Il bonsai negli ultimi anni è stato capace di attirare gli sguardi di tutto il mondo. Va forte in Europa e negli Stati Uniti, meno in Giappone. I giovani giapponesi sembra che siano molto impegnati con le loro frenetiche vite per badare alle esigenze giornaliere di un bonsai. E così sono rimasti solo gli anziani a tenere alto il nome di quest’arte in patria.

Il bonsai è considerato una scultura vivente in continua mutazione. È allo stesso tempo opera “sempre finita” e opera “mai finita”. Riuscire a coltivarne uno non è impresa impossibile come si è forse portati a pensare. Basta far proprie le regole base, ricordandosi che non lo si può trattare come le normali piante che abbiamo in casa o in giardino. I bonsai vanno potati regolarmente, concimati a dovere, trapiantati periodicamente, esposti alla giusta luminosità e temperatura, irrigati nel modo corretto e infine modellati secondo i rigidi canoni che i maestri giapponesi hanno imposto in passato. Ma per approfondire ulteriormente il discorso, incontriamo alcune delle figure più importanti del Bonsai Club Fiemme, l’unico che opera in valle e che porta avanti con entusiasmo questa passione. Ci incontriamo nel giardino dell’abitazione del vicepresidente del club. Tutti ci stanno già attendendo seduti ad un tavolo sotto il portico.

A fare da centro tavola un bonsai perfettamente curato. Disseminati in giardino si vedono diversi vasi con “mini alberi” di varie specie. Sono bonsai o pre-bonsai (termine che sta ad indicare le piante “in lavorazione” che ancora non posso fregiarsi del nome di bonsai). I vasi sono collocati un po’ ovunque: di fianco all’orto, su un banco vicino al muro, dietro casa e anche in mezzo ai pomodori. Al tavolo ci sono Giuseppe Cristel, presidente del club, Pietro Zanon, vicepresidente, il tesoriere e segretario Florin Borta, l’allievo Andrea Zanon e l’istruttore Diego Rigotti (diplomatosi istruttore con il maestro Hideo Suzuki, uno dei più grandi maestri bonsai al mondo). Quest’ultimo è la figura più carismatica, l’uomo con più esperienza all’interno del club, colui da cui tutti gli altri vorrebbero carpire ogni segreto sulla coltivazione dei bonsai.

Quando è nato il vostro club e come è strutturato?

“Il club – ci racconta Cristel – è stato fondato nel 2015 a Predazzo, quando uno sparuto gruppetto di appassionati, che già operavano da tempo in valle, decise di formare il Bonsai Club Fiemme. Ora il club conta una quindicina di membri sparsi un po’ in tutta la valle. Abbiamo due componenti che vengono anche dalla città di Trento”.

Avete una sede in cui vi trovate per le attività del club?

“Sì, – risponde l’istruttore Rigotti – il Comune di Predazzo ci ha gentilmente messo a disposizione una sala sotto le scuole elementari. Ogni due martedì ci troviamo per le attività programmate.”

Il club organizza corsi, workshop o altro?

“Abbiamo un nostro programma a tema e ogni serata si può dire che sia un mini corso. Ogni incontro si divide in parte teorica e parte pratica con dei laboratori in cui si modellano le piante e si impara la tecnica.”

Che tipo di essenze coltivate qui in valle? I nostri lunghi e rigidi inverni vi permettono qualsiasi scelta?

L’istruttore si accinge a rispondere ma viene interrotto da uno dei membri che con voce preoccupata chiede a Rigotti “Ecco, come faremo quest’inverno, maestro?”, tra le risate generali dei presenti. “Posso spostare i bonsai a ridosso del muro esposto a sud al posto dei pomodori?” Rigotti saggiamente inizia a spiegare: “La posizione è ottimale ma dobbiamo distinguere quello che è la conifera dalla latifoglia. Il faggio, per esempio, è molto più delicato di una conifera e va protetto di più durante i rigidi inverni. Qui nella nostra valle vediamo coltivare prevalentemente picee e conifere in genere. Quello che “importiamo” da fuori valle va ponderato caso per caso. Vanno escluse per ovvi motivi le piante mediterranee come l’olivo e sinceramente non vedo perché andare a cercarle, visto l’immenso patrimonio naturale che abbiamo qui da noi. Le piante bonsai coltivate in piccoli vasi vanno riparate maggiormente, magari avvolgendole nel tessuto non- tessuto. Va fatta molta attenzione nel tenere umida al punto giusto l’akadama (speciale terra in cui si coltivano tutti i bonsai) e fare in modo che le radici non ghiaccino. In ogni caso – continua Rigotti – la pianta “deve” subire l’inverno, deve cioè passare obbligatoriamente la stagione invernale ed entrare così nello stato di riposo. Se questo non avvenisse, subentrerebbe una sorta di stress e in primavera avremmo comportamenti anomali con poca forza vegetativa e poco vigore se non addirittura la morte. Il problema più grosso qui da noi per i bonsai è comunque il freddo prolungato. Quello è il nemico peggiore. In ogni caso noi coltiviamo per la maggior parte abeti rossi, larici, carpini, faggi e poco altro.”

Come vi procurate il “materiale” da modellare?

Interviene Zanon: “Prelevare alberelli in natura è vietato, quindi ci serviamo dei vivai presenti in zona, oppure ci appoggiamo ad amici che hanno appezzamenti di bosco privato, dove spesso si possono trovare esemplari con una “storia” già importante e sviluppata. Qui nasce la più bella attività del club: il confronto. Ci si interroga su come sarebbe meglio approcciare una pianta, ci si scambiano idee e spesso ci si scambiano anche le piante da coltivare! In ogni caso nessuno di noi coltiva le piante per poi venderle. Nessuno di noi fa questa attività a scopo di lucro. È passione al 100%. Ogni bonsai diventa una creatura da accudire con il massimo amore. Ci sono membri che in due anni di club hanno costruito una collezione di oltre 30 piantine. E alcune anche molto interessanti a detta dell’istruttore.”

È vero che un bonsai soffre quando viene costretto nelle dimensioni e modellato con fili di ferro e altre tecniche?

“È la domanda che più ci sentiamo fare – dice Rigotti – insieme all’altra domanda ricorrente: quanti anni ha questo bonsai? Comunque la risposta è assolutamente no. Anzi, un bonsai è molto più curato e accudito di una normale piante che vive in natura. Nella sua vita un bonsai viene potato periodicamente sia nell’apparato radicale che in quello fogliare. Questo in natura non è possibile e ha una serie importante di vantaggi, come l’equilibrio tra parte interrata e parte non interrata. Le radici di un bonsai sono moltissime ma di dimensioni molto ridotte. Vengono infatti eliminate le radici fittonanti e quelle che in natura servono per sostenere la pianta e che a noi non servono. Inoltre ogni bonsai ha una sua tabella di concimazione, potatura, modellazione, esposizione al sole e alla pioggia. Tutti questi fattori determinano l’ottima salute della pianta.”

Come si inizia a diventare bonsaisti? È costoso?

“Se l’approccio è quello da neofita o hobbista i costi sono assolutamente contenuti. Qui al nostro club abbiamo una piccola quota di iscrizione che ci permette di coprire le spese. Altre spese iniziali potrebbero essere quelle per procurarsi delle piante da lavorare ma sono facilmente reperibili nei vivai. Con 5-10 euro si possono acquistare soggetti già importanti che possiamo iniziare a modellare da subito. Il neofita che spende cifre molto alte per bonsai già formati (si possono arrivare a spendere anche migliaia di euro) rischia seriamente di buttare i propri soldi. L’ideale è andare per gradi. Se invece prendi la piantina da 10 euro ed entri in un club dove ti insegnano a coltivarla e modellarla, il costo rimane basso. Con il tempo, il lavoro e la dedizione, anche una piantina di questo tipo può diventare qualcosa di importante e di prestigio. Ecco, chi vuole diventare bonsaista non deve perdere mai la pazienza.”

Come si riconosce un vero bonsai da piantine che lo sembrano ma non lo sono?

“Per diventare tale, un bonsai richiede anni di lavorazione, coltivazione e modellazione. È per questo motivo che una piantina venduta in un vaso da bonsai a 10 o 20 euro nelle bancarelle, non potrà mai essere un vero bonsai. Spesso queste piante hanno una chioma di foglie che nasconde capitozzature artificiali del tronco. Sono piantine magari carine a vedersi, ma non sono bonsai. E poi c’è l’aspetto stilistico entro il quale un bonsai deve rientrare per essere riconosciuto tale. Anticamente nel mondo bonsai sono stati introdotti dai maestri giapponesi degli stili ben definiti (in Cina il discorso era più libero e individuale; i giapponesi han voluto “catalogarli”), quindi quando si inizia la modellazione di una pianta, si dovrà decidere quale di questi stili sarà più consono a quella pianta. Le piantine che troviamo al supermercato non hanno questo tipo di approccio, sono tutte omologate ad un ideale di bonsai che non è quello corretto”.

Essere bonsaisti è impegnativo?

“Sì, per il tempo che richiede, ma è anche molto stimolante. Dietro al bonsai c’è un profondo discorso culturale che lo accompagna. Altrimenti mi faccio la pianta bonsai, la coltivo e la concimo ma rimango un contadino (nel senso buono del termine). Gli aspetti che girano intorno al bonsai sono veramente tanti e variegati ed è impossibile conoscerli tutti a fondo. C’è per esempio un discorso espositivo, fatto per valorizzare la pianta. Ci sono poi elementi collaterali come le erbe di accompagnamento legate all’ambiente della pianta stessa. Ci sono i Suiseki, le pietre da esposizione, mondo parallelo al bonsai che però è molto profondo, più complesso da capire rispetto al bonsai ma anche molto stimolante. C’è la scelta del vaso da abbinare al bonsai, che sotto certi aspetti è un discorso tecnico ma anche filosofico. C’è la questione della tridimensionalità e del vuoto. Ai nostri corsi parliamo del vuoto molto spesso. Normalmente si intende il vuoto come un ambiente dove non c’è nulla. Visto nell’ottica giapponese, il vuoto è quello spazio dove puoi metterci delle cose. E poi ci sono molti altri argomenti come la scrittura giapponese, il rito del tè, ecc… Sono tutti elementi estremamente correlati al bonsai, un bellissimo mondo che vale la pena conoscere.

Akadama, Nebari, Yamadori. Nel mondo bonsai esistono tantissimi termini giapponesi che è bene sapere. È necessario studiare la lingua per diventare un bravo bonsaista oppure no?

“Direi di no. Tutti i termini possono essere tranquillamente traslati in italiano. Yamadori, per esempio, vuol dire pianta raccolta in natura. L’akadama è un tipo di terriccio, il migliore per coltivare un bonsai. E Nebari è la parte radicale basale del bonsai.”

Avete contatti con altre realtà che si occupano di bonsai al di fuori della valle?

Possiamo averne quanti ne vogliamo. Questo ambiente, anche grazie alle mostre che organizziamo annualmente, è ricco di interscambi sia con bonsaisti italiani che stranieri. Le collaborazioni tra club nascono spontaneamente e sono molto stimolanti. Quest’anno in giugno avremmo dovuto fare la quinta edizione della mostra annuale ai trampolini di Predazzo, ma causa Covid-19 è saltata. La riprogrammeremo più avanti.

Vi aiutate anche con i social per aumentare i vostri contatti?

Abbiamo una pagina facebook e dei gruppi attivi su Whatsapp.

Riuscite a mantenere il club economicamente? Ci sono enti che vi aiutano finanziariamente?

Il Comune di Predazzo ci mette a disposizione diverse sale. Quella per i nostri incontri settimanali, ma anche le sale del municipio dove organizziamo la nostra mostra interna ogni agosto. O, come detto, le strutture dei trampolini per le mostre a livello nazionale. Quest’anno volevamo chiedere delle sovvenzioni ma tra la pandemia e le votazioni, abbiamo soprasseduto.

Che progetti avete per il prossimo futuro?

La nostra aspirazione è quella di far entrare nuovi soci, che darebbero nuova spinta vitale al club. Se qualcuno è interessato può venire il martedì a Predazzo ad assistere alle lezioni per capire com’è l’ambiente e se è di suo gradimento il lavoro che viene svolto. Poi vorremmo continuare con le nostre mostre come abbiamo fatto negli anni passati. Faremo anche delle partecipazioni a esposizioni esterne, portando le nostre piante in mostra. Ciò che esponiamo è sempre fonte di interesse perchè la nostra tipologia di bonsai autoctoni non è così estesa tra i bonsaisti.

Insomma vorremmo aumentare la cultura del bonsai in valle perchè pensiamo che ne valga veramente la pena, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, fatto di isolamento forzato, di momenti da passare all’aperto, se possibile lontano dal caotico tran tran quotidiano. In questo il bonsai si rivela un compagno fidato su cui contare”.

Per info contattare il presidente del Club Bonsai Fiemme, Giuseppe Cristel al 348 4004032 oppure via mail: beppecristel@alice.it.

 

Maurizio Tomè

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