L’artista racconta Maradona

Un’alchimia magica. Così Gustavo Delugan definisce il rapporto tra Diego Armando Maradona e Napoli. L’artista di origini predazzane, che quest’estate è tornato ad esporre nel suo paese inaugurando gli spazi della ex stazione ferroviaria, racconta con un’opera e attraverso i suoi ricordi quel legame unico che ha unito il giocatore scomparso e la città capoluogo della provincia dove lui vive dai tempi dell’università.

Alla notizia della morte del calciatore, Delugan ha fuso più lavori, dando vita a un’unica opera d’arte dedicata a Maradona. L’arte contemporanea vive più di sensazioni ed emozioni che di spiegazioni. Per questo bastano poche parole per raccontare il quadro con cui l’artista predazzano ha voluto rendere omaggio a quello che è a tutti gli effetti “un figlio di Napoli”. “Globo, pallone, amore della gente, celeste Napoli, 10 numero magico, al di là del tempo”. Queste le parole chiave con cui Delugan narra la sua opera.

“Quando Maradona è giunto a Napoli, nel 1984, io vivevo già in Campania. Ricordo che da subito si era creata un’alchimia magica tra la città e questo scugnizzo argentino, così simile nell’aspetto a tanti ragazzi napoletani. A creare questo connubio irripetibile non è stato il fatto che sapesse palleggiare bene. Maradona sapeva giocare, senza dubbio: dominava la palla sull’erba, nelle pozzanghere, in mezzo alla strada; ma anche altri hanno dimostrato grandi capacità di gioco senza però lasciare quello che ha lasciato lui”, ricorda Delugan.

“Il legame che si è creato tra Maradona e la città nasce dal fatto che lui era un ragazzo del Sud del Mondo, giunto in una città del Sud Italia considerata all’epoca da alcuni la periferia d’Italia. Insieme si sono battuti contro i potenti e hanno vinto. Ecco perché gli scudetti del Napoli di quegli anni sono stati così significativi: erano il riscatto di una città; basti pensare che uno è stato vinto contro il Milan di Berlusconi. Il Mondiale conquistato dall’Argentina di Maradona è stato altresì un riscatto contro l’Inghilterra che aveva invaso le isole Falkland”.

Un legame così stretto non poteva finire: “Maradona di fatto non è mai andato via da Napoli, come i tanti altarini allestiti nei vicoli in questi anni dimostrano. Lui stesso ha più volte detto di sentirsi a casa in questa città di mare che lo ha accolto come un Dio. In questi giorni in giro per Napoli si respira una certa malinconia diffusa. Chi ha vissuto quegli anni, direttamente o di riflesso nei racconti dei genitori, non dimenticherà quella bella favola che ha fatto sentire le periferie capaci di battersi contro i potenti e di vincerli”.

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