L’attività sportiva deve essere un piacere

Coltivare i campioni di domani è un’arte. Non lo si fa livellando i giovani su una sola disciplina, ma nutrendo la passione per il movimento con attività multiple e sotto forma di gioco.

«Tutto parte dalla testa – spiega al telefono Chenetti– ed è quindi importante alimentare emozioni e abilità di base come equilibrio, reazione, ritmo, resistenza, orientamento spazio – temporale. Praticare discipline molto differenti tra loro e con un approccio ludico consente di lavorare su diverse aree, andando a tonificare tutto il corpo».

Va in archivio quindi l’idea di coltivare piccoli campioni già in età precoce, scartando i ragazzini che apparentemente non dimostrano spiccata propensione per quella disciplina. Giuseppe Chenetti ne è l’esempio.

«Avevo dieci anni – racconta – e a quel tempo aderii a un progetto del C.O.N.I. (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) dedicato allo sci alpino. Con interesse partecipai agli allenamenti preliminari durante l’autunno e aspettavo con trepidazione il momento di calzare gli sci sulla neve. Arrivò l’occasione di andare sul ghiacciaio della Marmolada, ma il mio allenatore mi rimandò a casa in compagnia di un altro compagno. Probabilmente non eravamo stati ritenuti sufficientemente idonei alla disciplina sportiva.

Tornai a casa piangendo e decisi di abbandonare quando Giovanni Defrancesco “Gide”, gloria del fondo moenese, mi invitò ad aggregarmi a un gruppetto di fondisti. Mi disse “vieni con noi che ci divertiremo”. Già quello fu un bel inizio. Gli allenamenti a secco (quelli non sulla neve) erano chiamati dal grande Defrancesco “gite” e in effetti si trattava di una attività varia, molto distante da sfiancanti allenamenti di corsa nei prati».

Da questo felice incontro iniziò la carriera sportiva di Chenetti con la casacca della società sportiva Monti Pallidi prima, e poi nella squadra sportiva delle Fiamme Oro (Polizia di Stato). Nonostante una brutta malattia si è affermato a livello nazionale e internazionale nella disciplina dello ski-roll (piccoli sci con le rotelle ).

Ora è maestro di sci, allenatore di terzo livello e quarto livello C.O.N.I, coordinatore tecnico del comitato regionale della F.I.S.I ( Federazione Italiana Sport Invernali). Nel tempo ha seguito le squadra delle Fiamme Oro, della Nazionale A e B di fondo e di combinata nordica fino alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang in Corea del Sud.

Attualmente segue le giovani leve della Monti Pallidi con la filosofia di far provare quanto è bello muoversi. «Propongo attività molto varie in modo che le giovani leve prendano gusto allo sport. Il mio obiettivo è quello di testare frequentemente i miei giovani in maniera da avere una fotografia dei progressi del singolo e del gruppo. Quando avranno l’età adatta per fare una scelta sarà possibile orientali su una disciplina specifica a ragion veduta»

La pandemia ha dato una mano alla rinascita del fondo. Con gli impianti chiusi giovani, ma anche gli adulti, hanno riscoperto il piacere di scivolare con gli sci stretti, specialmente in Valle di Fassa dove lo sci nordico ha sempre avuto maggiore difficoltà a radicarsi.

In Fiemme ci sono diversi club sportivi, da Predazzo fino a Castello e Molina, che curano l’attività sportiva dei giovani con un occhio attento allo sci di fondo, storicamente una disciplina che ha reso la valle famosa in tutto i mondo.

Gilberto Bonani

Facebook
Twitter
WhatsApp
Email

Lascia un commento