Le piscine rischiano di affogare

Nel 2020 i centri natatori della provincia di Trento hanno visto ridotta la propria attività con perdite di fatturato che vanno mediamente dal 60% al 70%. Il 2021 si prospetta, se possibile, ancora peggiore. Gli impianti sono, infatti, chiusi ininterrottamente dal 24 ottobre scorso e le anticipazioni sui prossimi provvedimenti del governo non danno speranza di riapertura prima di fine giugno/inizio luglio. I gestori dei centri natatori trentini (ancora non riuniti in un’associazione e non rappresentati da alcuna confederazione di categoria), preoccupati per il futuro delle strutture, hanno deciso, dopo mesi di confronti interni e di richieste alle istituzioni, di far sentire il loro grido d’allarme. Ieri è stato diffuso un appello, sottoscritto da 12 gestori in rappresentanza di 18 centri natatori, tra cui anche le piscine di Cavalese e Predazzo e del Dolaondes di Canazei.

Siamo chiusi “pur essendo secondo noi tra i luoghi più puliti e sicuri in quanto, da sempre – scrivono nella nota -, ci dobbiamo attenere a rigidi protocolli di pulizia e sanificazione giornaliera sottoposti alle verifiche periodiche dell’azienda sanitaria. A livello nazionale non vi sono notizie di focolai di contagio che si siano sviluppati in piscina”.

Portavoce dei gestori è Antonio Vanzetta, presidente della Sagis Srl di Cavalese, che sottolinea: “Chiediamo di essere considerati alla stregua degli impianti di risalita, perché anche gli impianti natatori sono parte integrante dell’offerta turistica del Trentino. Le piscine sono centri di aggregazione e di sport, luoghi con una grande valenza sociale e un impatto positivo sulla salute. Se la gravità della situazione non viene capita, c’è il rischio concreto che alcune piscine debbano chiudere e che per gli impianti di proprietà pubblica non si trovino più gestori disposti ad affrontare questa incertezza”.

I sottoscrittori dell’appello chiedono innanzitutto ristori adeguati, citando l’esempio di una struttura che nel 2020 ha perso 200.000 euro rispetto al 2019 e che riceverà un sostegno di soli 9.800 euro, a fronte di numerose spese fisse e costi di manutenzione inevitabili. Alla Provincia viene poi chiesto di intervenire per sbloccare le casse integrazioni dei dipendenti ferme a gennaio (sono quasi 250 i lavoratori degli impianti natatori trentini) e di prendere chiaramente posizione per accelerare la riapertura, riconoscendo così l’importanza strategica delle piscine.

“Lanciamo oggi il nostro grido d’allarme – scrivono i gestori – sperando che qualcuno ci ascolti, che capisca la gravità della situazione che rischia in modo concreto di portare alla chiusura di queste strutture e al fallimento delle nostre società”.

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