Letres da Larcioné. Amadio Calligari a Tita Cassan (1887-1897).

Venerdì 8 settembre alle ore 17.00 all’istituto Culturale Ladino a Sèn Jan/San Giovanni di Fassa, sarà presentato il libro di Fabio Chiocchetti Letres da Larcioné. Amadio Calligari a Tita Cassan (1887-1897).

Misteriosi nomi di divinità, racconti e credenze di orizzonte pre-cristiano, scongiuri e riti ancestrali di fertilità, caratterizzano un corpus di tradizioni incentrate sul Col de mé, luogo magico sull’altura del Ciaslir, a monte di Vigo di Fassa, che Hugo de Rossi agli inizi del Novecento ricav  da una serie di lettere scritte in ladino fassano da un autore rimasto per lungo tempo nell’anonimato. 

Ora il mistero è stato svelato grazie al lungo lavoro di studi svolto da Fabio Chiocchetti che nella sua ultima publicazione ci offre, in edizione integrale commentata, l’intero ciclo epistolare inviato nel decennio 1887-1897 da Amadio Calligari di Larcioné (1857-1918) a Giovanni Battista Cassan di Pozza (1863- 1905), professore a Bolzano, protagonista col Calligari di una feconda stagione di ricerche condotte nel quadro della nascente autocoscienza etno-linguistica della comunità ladina sul finire dell’Ottocento.

In queste lettere possiamo ritrovare nella loro forma originaria le leggende finora conosciute attraverso la raccolta di Hugo de Rossi pubblicata a cura di Ulrike Kindl (1984) e collocarle nel contesto linguistico e storico-sociale del tempo, cogliendo il valore di una comunità tradente che resiste miracolosamente all’avanzare della modernità grazie alla prassi delle “veglie serali”. 

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Gli scritti di Amadio Calligari riportano fedelmente ciò  che narrava la gente, con tutte le espressioni ladine usate dagli interlocutori e lo studio di Chiocchetti permette di contestualizzare e comprendere i significati di forme linguistiche spesso complesse, gli arcaismi conservati tramite i meccanismi della memoria e della narrazione orale, grazie ad un vasto apparato di commento di oltre mille voci rare o desuete. 

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Il volume pertanto può essere consultato anche come un “glossario ladino” che integra la conoscenza del lessico patrimoniale fassano e offre agli studi linguistici nuove informazioni significative. Un obiettivo perseguito con passione dall’autore, accanto a quello di rendere giustizia e merito all’opera dello scrivano e contadino di Larcioné per proseguire nell’intento di valorizzare  tutti coloro che negli anni trascorsi si sono cimentati a scrivere in ladino, lasciando testimonianza della nostra madrelingua.

Il volume, edito congiuntamente dall’Istituto Culturale Ladino “maion di fascegn” e dall’Union di Ladins de Fascia, sarà presentato dall’autore e da Mario Infelise dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

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