Il mare in una stanza

Pubblicato nel 2016

C’è chi desidera aprire una porta sul mare, chi immagina uno scorcio di natura a portata di mano e ancora chi sogna “La lattaia” di Vermeer nel suo ristorante. Ed è così che gli ambienti domestici e lavorativi si trasformano sotto al passaggio di un pennello. Marcella Dagostin, artista di Carano, diplomata all’Istituto d’Arte di Pozza di Fassa, realizza ogni fantasia, non prima di un processo creativo attraverso i boschi della sua valle. “Amavo disegnare dai tempi delle elementari – racconta l‘artista -. Il mio insegnante di allora, Gino Bellante, ha subito creduto in me. Crescendo mi sono appassionata al disegno dal vero di elementi naturali. Amo molto anche i ritratti”.

Come ha iniziato a dipingere murales?

“Il mio lavoro è nato dalle numerose richieste che ricevevo. Prima era solo una passione che intervallava le stagioni lavorative. Da 17 anni ho trasformato la mia passione in un lavoro. Per realizzare al meglio le mie opere devo sviluppare una grande empatia col committente. La mia missione è realizzare i suoi sogni, trasformare quel ‘mi sarebbe sempre piaciuto’ in un’opera. Per farlo traggo la giusta carica da una passeggiata nella natura sotto il Sole del mattino”.

La sua arte è anche uno stile di vita?

“Non sono fatta per la vita frenetica, non potrei vivere con orari fissi. Iniziare alle 10, mangiare alle 15 e andare a letto alle 2 di notte mi sta bene, perché posso dare il meglio nei momenti giusti. Il tempo è mio, anche la passeggiata la considero parte del mio lavoro, mi serve per trarre ispirazione”.

Quali emozioni suscita dipingere?

“All’inizio c’è molta tensione nell’immaginare l’opera, prima nella mia testa e poi nel metterla su carta. Nelle ultime ore di lavoro, invece, mi sembra di volare, perché vedo realizzarsi quello che avevo in testa. C’è poi la gioia e la soddisfazione nel vedere i volti felici dei clienti”.

Si occupa solo di disegno e pittura?

“Per anni ho fatto progettazione di interni, soprattutto per centri benessere. Ultimamente ho creato alcune installazioni per eventi espositivi. Al museo etnografico di San Michele All’Adige ho usato materiali e attrezzi inusuali per la mostre dei pastori. Mentre a Villa Flora di Ziano ho ricreato la trincea della Galizia e quella del Lagorai. Il processo è lo stesso, prima visualizzi e poi crei”.

Consiglierebbe ai giovani di seguire questa strada?

“Ai giovani consiglio solo di non porsi limiti e di non circondarsi di persone limitate. Dovrebbero imparare quanto più possibile, fare esperienze, viaggiare e conoscere altre culture. Consiglio anche di preparare sempre un piano B, anche uno C. La vita è sempre incerta. Però, non bisogna mai fermare i sogni. Io ho ancora qualche progetto nel cassetto: mi piacerebbe andare all’università, anche se sarò una studentessa anziana. Vorrei diventare arte terapeuta, per trasmettere ai piccoli l’idea di una società più libera”.

Sara Bonelli

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