Margherita Asta e l’attentato a Carlo Palermo

Il peso delle parole libere, conoscere, capire, impegnarsi, è il titolo di tre serate sul tema della legalità e delle infiltrazioni mafiose in Valle di Cembra promosse dall’Associazione NOI Giovo per i ragazzi e le ragazze del territorio.

La terza serata dal titolo “Non c’è un posto sbagliato”, Impegnarsi a reagire, diventare anticorpi membri attivi di una collettività sana, è in programma per sabato 16 marzo alle ore 20.30 nel teatro parrocchiale di Verla di Giovo, con la testimonianza di Margherita Asta, familiare delle vittime innocenti di mafia della “Strage di Pizzolungo”.

Margherita Asta è nata a Trapani nel 1974. Ha perso la madre e i suoi due fratelli nella strage di Pizzolungo. Oggi vive a Parma, dove è referente del settore memoria di Libera per l’area centro-nord. Combatte contro la mafia raccontando in giro per l’Italia la storia di Barbara, Salvatore e Giuseppe, vittime innocenti.

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Ha scritto con Michela Gargiulo “Sola con te in un futuro”, edito da Fandango in cui racconta di quel 2 aprile 1985, ore 8.35. Un’autobomba esplode a Pizzolungo, vicino Trapani. Il bersaglio dell’attentato, il giudice Carlo Palermo, è vivo per miracolo. A fargli da scudo è l’automobile di Barbara Asta che sta accompagnando a scuola i due figli di 6 anni, Giuseppe e Salvatore. Dei loro corpi non resta quasi niente. Su quella macchina avrebbe dovuto esserci anche l’altra figlia, Margherita, che quel giorno ha 10 anni. Ma i suoi fratellini non volevano saperne di vestirsi, per non fare tardi ha chiesto un passaggio a un’amica. Anche lei da quel momento è una sopravvissuta.

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Quando ha saputo il nome di quel giudice, Margherita ha pensato che fosse colpa sua se la sua famiglia era stata disintegrata. Ma crescendo ha voluto capire, ha iniziato a seguire il processo sui mandanti della strage. Il suo strazio non poteva rimanere un fatto privato. Oggi è un’attivista di Libera, combatte la mafia raccontando la storia di quelle vittime innocenti. Il giudice Palermo, invece, per le conseguenze di quell’attentato e le continue minacce ha lasciato la magistratura. Sono riusciti a incontrarsi solo molti anni dopo, ricomponendo in un abbraccio i frammenti del loro destino.

“Non esiste un posto sbagliato, un momento sbagliato per una vittima innocente.Al posto sbagliato, al momento sbagliato, ci sono sempre e comunque gli assassini, i mafiosi e i criminali”.

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