Marmolada: prosegue il monitoraggio del ghiaccio

A quasi un anno dalla tragedia della Marmolada, lo studio del ghiacciaio continua. Successivamente all’evento, interferometri e radar doppler avevano monitorato sia l’area del crollo, sia le due lingue glaciali che lo delimitano in destra e sinistra orografica. La nicchia di distacco risultava infatti potenzialmente instabile. Il ghiacciaio è attualmente monitorato tramite la registrazione e l’analisi dell’andamento di alcuni parametri nivometeorologici: l’andamento della temperatura dell’aria e della copertura nevosa possono infatti fornire una stima della vulnerabilità del ghiacciaio, anche alla luce di un evento del tutto simile che accadde nella notte del 6 luglio 1989 sul Monviso.

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Negli ultimi mesi la Protezione civile del Trentino ha proceduto – di concerto con il CNR di Venezia ed altri enti di ricerca – ad effettuare una scansione radar della Marmolada dall’elicottero, in modo da ricostruire, assieme al rilievo fotogrammetrico realizzato sull’intero ghiacciaio in autunno, il modello del terreno sotto lo strato ghiacciato e capire anche la consistenza di quest’ultimo lungo il versante nord. A brevissimo sarà invece effettuato un volo sperimentale con uno strumento innovativo dell’Università di Trento con cui, oltre alla copertura ghiacciata, si punterà a monitorare la presenza di quantità significative di acqua all’interno della massa glaciale. Se questa modalità di rilievo desse buoni risultati, potrebbe essere ripetuta con cadenza regolare nei mesi estivi anche con l’utilizzo di un drone, consentendo il monitoraggio continuo della zona interessata dal crollo.

A seguito dei dati acquisiti da questi rilievi, assieme agli enti di ricerca che si occupano di tematiche glaciali si definiranno poi ulteriori campagne di misurazione, in modo da individuare una modalità di rilievo a lungo termine che dia risposte facilmente interpretabili. Gli articoli scientifici recentemente pubblicati hanno infatti dimostrato che non c’è ancora una risposta univoca che spieghi i motivi del crollo.

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Foto: Provincia Autonoma di Trento

Martino Vanzo
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