Mauro Gilmozzi ricomincia dalla Magnifica e da FiemmePer

Quando racconta, Mauro Gilmozzi è un po’ come se stesse componendo un puzzle, come se unisse i puntini che gli permettono via, via, di vedere l’insieme e gli obiettivi da raggiungere. D’altra parte, per come lo conosco è sempre stato così, veloce, preparato, informato. Difetti? Uno certamente. Un carattere a volte spigoloso.

Ci conosciamo da oltre cinquant’anni. Ci siamo incrociati da ragazzi, poi in situazioni istituzionali. Ha supportato il paese dei ragazzi, (un mio vanto) e gli ho fatto decine di interviste. La familiarità ovviamente c’è anche se, quando parla degli oltre 15 anni alla guida del comune di Cavalese e degli altri 15 in Provincia quale assessore di quasi tutto, diventa serioso, così come quando mi dice che a causa del bostrico perderemo quasi il 50% dei boschi. Roba da far rizzare la pelle. Ma in questa chiacchierata, desidero privilegiare il “politico” che sa essere spiritoso e leggero ed è così che mi faccio raccontare cosa ha fatto nel periodo tra la fine della sua esperienza a Trento e la sua elezione a Scario della Magnifica Comunità di Fiemme e Presidente della neonata fondazione FiemmePer.

Iniziamo dalla cacio e pepe.

Durante il lockdown ho iniziato a cimentarmi in cucina cercando di realizzare i piatti che mi ispirano di più. La cacio e pepe è uno dei primi che prediligo, ma anche i risotti non mi riescono niente male. Amo i dolci tradizionali in particolare il zelten e lo strudel. Aggiungerei ai miei piatti preferiti la tartare. Meravigliosa quella di Villa Madruzzo, a Cognola e quella di cervo a El Molin di Cavalese.

Musica?

L’ascolto durante le mie camminate. Ho una mia playlist che mi dà il ritmo, ma tutta musica dei “miei anni”, U2, Police, Pink Floyd. Ma devo dire che quando mi capita di assistere a qualche concerto di musica classica, provo certamente piacere.

E con le letture come andiamo?

Leggo abbastanza. Saggi economici, politici, ma anche altro. Mi sono piaciuti l’autobiografia di Oliver Stone “Cercando la luce”, “Antifragile” di Nassim Nicholas Taleb e “Shantaram” di Gregory David Roberts che, pur essendo del 2012, descrive la società indiana in maniera del tutto attuale. Recentemente ho anche letto “FuTurismo” di Michil Costa, “Ombre sulla neve” di Gigi Casanova,” “L’albero madre” di Suzanne Simard e la “Resilienza del bosco” di Giorgio Vacchiano.

Sei un appassionato di cinema?

Non proprio, anche se ho visto da poco Don’t Look Up con Leonardo Di Caprio. È un film che mi sento di consigliare poiché racconta magnificamente la nostra società e le sue dinamiche.

So che hai il piacere della camminata in montagna.

Martino Vanzo

È vero. Mi piace e ovviamente mi fa bene sia per lo spirito che per il corpo. Ho anche iniziato a fare sci da fondo ed è stata una bella scoperta.

Durante i trent’anni di attività politico amministrativa ritieni di aver trascurato la tua famiglia?

Penso di no, anche se ero poco a casa, ma credo di essere stato sempre presente emotivamente e fisicamente durante i fine settimana liberi, qualche giorno di ferie e poco più. D’altro canto chi svolge una attività intensa come lo è stata la mia deve considerare che coinvolge inevitabilmente anche i suoi cari che vengono, loro malgrado, condizionati dai tuoi ritmi e dal susseguirsi frenetico della tua “agenda”.

Parliamo Della Magnifica Comunità di Fiemme e del suo futuro.

La Magnifica ha di fronte due grandi sfide. Una economica per come riesce a pensarsi con una produzione di legname che si ridurrà dei quattro quinti. L’altra è culturale. Ovvero come rafforzare il senso di appartenenza e legami territoriali in un contesto di forte cambiamento climatico e sociale. Necessaria un’azione di stimolo per riportare le foreste nel dibattito politico. Serve un piano straordinario per mantenere la manutenzione del territorio da parte dei proprietari privati, salvando così anche il lavoro e le funzioni eco sistemiche del bosco: protezioni delle sorgenti, protezione dalle frane, dei versanti, la biodiversità, le funzioni ricreative e turistiche. Ci aiuterà anche il mercato obbligatorio e volontario dei crediti di carbonio, negoziati dalle imprese virtuose che dopo aver adottato piani di minimizzazione dell’impatto da CO2 intendono compensare il residuo acquistando titoli appunto che certificano progetti di conservazione della CO2, come la gestione sostenibile del bosco. Su tutto questo stiamo lavorando molto. Siamo anche alla ricerca di aiuti diretti anche dall’Unione Europea. Intercettare bandi è una nostra priorità e su questo ci sta aiutando anche Fondazione Fiemme PER.

C’è bisogno di innovazione?

Di profonda innovazione. Sia nell’attività produttiva, come l’azienda segagione legnami, che in quella sociale e partecipativa. Su quest’ultimo aspetto l’alleanza con le imprese del territorio dentro la Fondazione Fiemme PER sta dando ottimi risultati anche di partecipazione delle nuove generazioni. L’attività culturale del Palazzo è ben impostata con una gestione social dinamica. Si lavora costantemente anche con le scuole. È suscitando interesse che si crea conoscenza. Tra storia e modernità, appassionare i giovani non è facile, ma siamo sulla strada giusta e credo che le attività messe in campo stiano dando i loro frutti.

Vi è anche la necessità di occuparsi di questioni normative.

Indubbiamente dovremo mettere mano allo Statuto, sia per cercare nuove forme e ruoli di partecipazione alla vita comunitaria, che per risolvere alcune lacune presenti. Importante sarà anche rivalutare l’autonomia nella gestione delle risorse naturali. Abbiamo cominciato ad affrontare con l’Università di Trento il tema della gestione delle acque, ma anche nuove alleanze saranno importanti sia per raggiungere le giuste economie di scale che per mantenere insieme ai Comuni una autonomia programmatica, gestionale e amministrativa della filiera boschiva che altrimenti rischiamo vada dispersa. In questa direzione andrà anche potenziata l’organizzazione dell’Ente.

Contestualmente vi è anche la nuova creatura che è FiemmePer che intende operare con l’impresa per rendere più solido e condiviso il futuro di Fiemme.

Infatti, ragioniamo non solo del prodotto dell’impresa e del benessere personale, ma anche dell’effetto delle imprese sul benessere dell’intera comunità. Stiamo pensando a un festival delle imprese di comunità, ovvero di quella imprenditoria che si fa carico di creare lavoro secondo modelli virtuosi. Stiamo interfacciandoci con le Università a partire da quelle di Trento e Bolzano, con Centri di Ricerca e con soggetti impegnati sul tema delle aree decentrate della montagna alpina, come la fondazione Olivetti, la fondazione Degasperi e altri soggetti che condividano il nostro approccio.

Guido Brigadoi

Martino Vanzo
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