Minoranze e migrazioni in Trentino a Palù del Fersina

Davanti a un pubblico attento e partecipe si è svolta a Palù del Fersina la giornata di studio dal titolo “Minoranze e migrazione in Trentino tra Medioevo e modernità“, organizzata dall’Istituto culturale mòcheno nell’ambito del progetto PNRR che destina fondi al Comune di Palù del Fersina per lo sviluppo del territorio. Sono intervenuti studiosi dell’ Università di Trento, di Siena e di altre istituzioni culturali di provincia e regione, con alcune relazioni di taglio divulgativo, rivolte a tutti.

In particolare, per quanto riguarda le minoranze ladine di Fassa, è intervenuto Cesare Bernard, dell’Istituto culturale Ladino, che ha tratteggiato la vita di facchini e commessi nella Val di Fassa del XVIII secolo, immigrati stagionali che prestavano la loro opera nelle ricche fiere della vicina Bolzano.

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Emanuele Curzel, dell’Università di Trento, ha trattato il tema della lingua pastorale nella chiesa della seconda metà dell’Ottocento, dal rito in latino ma con una predicazione rivolta al popolo nei dialetti locali. In quel contesto la lingua tedesca era osteggiata, perché sospettata di portare il luteranesimo. Altri due docenti, Ermenegildo Bidese dell’Università di Trento e Jan Casalicchio dell’Università di Siena, hanno invece parlato delle migrazioni medievali e dei loro effetti sulle varietà romanze locali, in un dialogo tra storici e linguisti per comprendere come le lingue e i dialetti si sono insediati e sviluppati nelle varie zone.

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Il mòcheno e le altre lingue minoritarie in particolare, non sono il risultato di un isolamento, bensì dell’immigrazione di lavoratori germanofoni nel territorio che oggi fa parte della Provincia autonoma di Trento. Tornando più indietro nel tempo, Italo Franceschini, della Fondazione Biblioteca S. Bernardino di Trento, ha ricordato come l’uso del latino nel Medioevo era circoscritto ai contratti e agli atti notarili, mentre la lingua parlata dal popolo era tutt’altro. Sulla presenza tedesca a Trento nel XV secolo, quando su 4.000 abitanti oltre 200 provenivano da Tirolo e Baviera, soprattutto commercianti, osti, in genere persone benestanti grazie alle loro attività, si è soffermata Serena Luzzi, di Unitn, mentre la collega Cinzia Lorandini ha parlato di mercanti e industriali tedeschi nel XVIII secolo a Rovereto, a quel tempo fiorente centro della manifattura della seta, che attraeva investitori grazie ad importanti esenzioni fiscali. Ancora per l’ambito linguistico, le influenze della lingua romanza e del bavarese nel mòcheno e alcuni esempi di lessico e sintassi sono stati al centro dell’intervento di Federica Ricci Garotti, anch’essa docente dell’Università di Trento, mentre tra le relazioni “Comunità economiche, culturali e linguistiche nell’era moderna” il direttore del Museo Etnografico trentino San Michele – METS Armando Tomasi ha illustrato la correlazione fra etnografia museale e identità.

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