Mirko, con la “K” come campione

Pubblicato nel 2020

È un destino comune per tutti quelli che si chiamano Mirko, Marika ma anche Katia, il dover continuamente spiegare che la K va al posto della C. “Mi raccomando, scrivilo bene”. Succede anche a Mirko Felicetti ma succederà sempre meno, dato che ora il suo nome comincia ad essere molto conosciuto anche fuori dalla valle e in tutto il mondo dello snowboard. Proprio pochi giorni prima della chiusura delle attività sportive della FIS a causa del Covid, il ragazzo di Moena ha portato a casa la sua prima vittoria di Coppa del Mondo a fine febbraio a Blue Mountain in Canada nella sua specialità preferita, il Gigante Parallelo. “Finalmente la vittoria è arrivata, al termine di un lungo periodo di avvicinamento alla vetta, conquistando lentamente il ranking fino al gradino più alto del podio”.

Se il virus fosse intervenuto solo con qualche giorno di anticipo, adesso passerebbe un’estate meno felice. Erano già diversi anni che Mirko Felicetti aveva cominciato a macinare risultati sempre più costanti e sempre migliori: un paio di vittorie nei Campionati Nazionali, qualche podio in Coppa del Mondo a partire dal 2014: “Quest’anno la stagione era cominciata bene con un secondo posto all’esordio a Bannoye in Russia e poi finalmente la vittoria in Nord America, i miei primi 1000 punti FIS. Sono contento, soprattutto perché il nostro sport – e, in special mondo la mia specialità, sono estremamente competitivi. Il livello tecnico si alza anno dopo anno: nella categoria maschile in genere ci sono 15 atleti racchiusi in un secondo. Si vince e si perde per una questione di centesimi. Vincere, quindi, significa che dietro alla medaglia c’è sempre tanto lavoro”.

Tanto lavoro e anche un attrezzo di altissimo livello. Mirko “veste” il marchio Kessler: “A differenza di quanto accada nello sci alpino, infatti, noi possiamo avere diversi tipi di materiale, cambiare le durezze e soprattutto scegliere le sciancrature e l’altezza della tavola. Questa libertà, da un punto di vista tecnico, permette agli atleti di esprimersi al massimo e permette alle case produttrici di lavorare ogni anno per poter mettere sul mercato attrezzi migliori e tutto questo alza indubbiamente il livello della competizione”.

Ai meno esperti, raccontiamo la differenza tra il Parallel Slalom e il Parallel Giant Slalom: “È una questione di distanza tra una porta e l’altra. Nel parallelo gigante abbiamo una distanza che varia dai 20 ai 25 metri tra una porta e l’altra. Questa è la specialità che fa per me. Nello slalom la distanza tra le porte si riduce tra i 10 e i 13 metri. Ovviamente, ogni atleta utilizza materiali diversi per le due gare: per lo slalom, infatti, serve una tavola più corta e più reattiva”.

Come ti stai preparando per la prossima stagione durante la quale tenterai di bissare la vittoria, magari proprio nella gara di casa sulla Pra’ di Tori a Carezza a metà dicembre?

“Virus o non virus, quest’estate per noi cambierà poco. Le squadre nazionali di snowboard comunque non vanno ad allenarsi in Sudamerica perchè la nostra stagione comincia più tardi rispetto, ad esempio, ai gigantisti dello sci alpiono che sono già in gara a fine ottobre a Soelden. Devo dire la verità: a me piace restare a casa in estate. Mi piace rimanere in valle (l’annuario della Federazione Internazionale racconta che la sua occupazione preferita è fare il falegname, ndr). Adesso mi alleno a secco. Da tempo ho attrezzato il mio garage come una palestra con bilancieri ed elastici. Faccio tutti i giorni un’ora e mezza di allenamento la mattina, per poi dedicarmi a qualche lavoretto a casa. Devo potarmi avanti con le faccende prima dell’inverno”.

Mirko ricomincia a vedere la neve a fine estate: “I nostri ghiacciai sono i migliori d’Europa. Gli snowboarder del settore alpino come me vanno ad allenarsi soprattutto allo Stelvio fino a ottobre: lì abbiamo tanto spazio, neve buona, viene anche preparato un tracciato di boardercross in funzione delle esigenze di allenamento degli atleti. All’inizio di novembre poi loro si spostano a Cervinia mentre noi andiamo in cerca della prima neve artificiale. Siamo stati anche in Finlandia, oltre il Circolo Polare Artico. Abbiamo provato anche l’indoor ma le condizioni che troviamo negli skidome, con una neve molto secca e farinosa, sono molto diverse da quelle che possiamo trovare fuori “.

Invece che essere iscritto ad un centro sportivo militare o ad uno sci club locale – come generalmente prevede la prassi – Mirko Felicetti ha sfruttato la possibilità di lavorare per il Circolo Canottieri Aniene di Roma, probabilmente il club sportivo più conosciuto e premiato d’Italia a cui sono iscritti anche Federica Pellegrini e Matteo Berrettini, il giovane tennista numero 9 nelle classifiche mondiali: “Sono con loro da tre anni. Al momento sono l’unico loro atleta nelle discipline invernali ma, dopo averli resi fieri con la vittoria di quest’inverno, forse ne cercheranno altri. Sono grato di avermi permesso di far parte di un gruppo sportivo di fama mondiale, veramente di alto livello. Se sono arrivato alla vittoria, forse è anche merito loro, in special modo del preparatore atletico – Marco Paiella – che mi ha dato una mano e con cui mi trovo molto bene.

Che rapporto c’è tra la Valle di Fassa e lo snowboard?

“Certo, sulle nostre piste sono presenti storicamente molti più sciatori, a differenza di quanto accada ad esempio a Livigno dove i numeri sono più equilibrati. Però, se guardi le statistiche di vendita italiane, è inequivocabile che lo snowboard negli ultimi due anni stia registrando un grande successo rispetto allo sci che è in calo. Tra tanti pro, l’unico è il costo dell’attrezzatura: nello sci, il materiale top di gamma costa tanto ma, con prodotti low cost. con 300 euro te la cavi e puoi comprare sci e scarponi. Nello snowboard è impossibile”.

Come vive il freeride uno come te che rimane sempre e solo in pista?

“Quando sono a casa tranquillo e ho qualche giorno di tempo, sono il primo a prendere la tavola soft e a buttarsi in neve fresca: se ha appena nevicato. vado a tirare qualche linea fuori pista al Passo San Pellegrino, magari giù dal Col Margherita. Posso farlo solo in zone che conosco perfettamente perchè non posso permettermi di correre il rischio di farmi male durante la stagione agonistica. Però, per me non c’è niente che dia più soddisfazione che prendere una tavola da slalom gigante e disegnare delle curve perfette in pista, riuscendo a tirare curve bellissime in conduzione. E per quello vado nella SkiArea Alpe Lusia, appena sopra a casa”.

Enrico Maria Corno

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento