Non è mai troppo tardi

Pubblicato nel 2020

Correre dai 500 ai 10mila metri su una lama spessa un millimetro nel minor tempo possibile. Questa la sfida del pattinaggio di velocità su ghiaccio che Bruno Toniolli insegue da una vita. Lo fa ancora,a 77 anni, con la stessa grinta di quando gareggiava, giovanissimo,nella Velocisti Ghiaccio Bolzano. A gennaio un emozionante amarcord: tornare a competere sulla stessa pista che lo aveva visto sfrecciare nel 1976 alle Olimpiadi di Innsbruck.

Quando è iniziata la tua passione per i pattini?

Tutto è nato nel 1959, avevo 16 anni e vivevo a Bolzano. Qui, in via Roma dai primi anni Cinquanta, funzionava il palazzo del ghiaccio dove si poteva praticare hokey, pattinaggio artistico e velocità. Per i giovani era un’ottima palestra. Ho iniziato con la società “Velocisti Ghiaccio Bolzano” e, successivamente con il gruppo sportivo Lancia, l’azienda dove avevo trovato lavoro. Andavo veloce e già nel 1964 ero stato segnalato come possibile partecipante alle Olimpiadi.

E poi?

Nel 1968 entro nella squadra sportiva delle Fiamme Oro di Moena e quindi posso allenarmi a tempo pieno. I risultati arrivano subito. Nel 1970 vinco i campionati assoluti italiani su tutte le distanze. Ricordo il mio allenatore, un bavarese d’acciaio di nome Gunter Traub, che incontro ancora nelle competizioni della categoria Master. Alla bella età di 82 anni gareggia nonostante una protesi all’anca.

Quando si realizza il sogno olimpico?

A 28 anni parto per Sapporo. Una grande emozione per aver raggiunto l’obiettivo, ma anche per la destinazione. A quel tempo, anno 1972, andare in Giappone significava raggiungere l’altra parte del mondo. Poi sono a Innsbruck nel 1976. Inizialmente i giochi erano stati assegnati a Denver nel Colorado, ma la popolazione della città bocciò il progetto. Così il Cio (Comitato olimpico internazionale) ripiegò per la cittadina del Tirolo. Per noi, del Trentino – Alto Adige,

Soddisfatto della tua carriera agonistica?

Innsbruck, nonostante la mia 14esima posizione, (miglior piazzamento degli italiani), segnò l’addio al pattinaggio olimpico con una carriera di tutto rispetto. Ho partecipato a due Olimpiadi, sette campionati mondiali, cinque europei e vinto cinque titoli italiani assoluti. Difficile per noi italiani imporci in una disciplina che è prerogativa di norvegesi, svedesi, russi e olandesi. Abbiamo avuto comunque figure di spicco come Enrico Fabbris (due ori e un bronzo ai giochi olimpici di Torino) il primo italiano a vincere una medaglia nella disciplina del pattinaggio velocità e Roberto Sighel, primo vincitore italiano di un titolo mondiale.

Però non hai attaccato i pattini al chiodo..

Nel 1995 è stato costituito il gruppo Master Italia che raccoglie ex atleti e sportivi che vogliono continuare a fare agonismo. Ora abito a Pinè, proprio sopra lo stadio del ghiaccio. Continuo ad allenarmi per mantenere il fisico in ordine, ma arrivano anche i risultati. Nel gennaio scorso, a Innsbruck, sulla pista che mi ha visto atleta olimpico nel 1976, ho vinto tre medaglie d’argento sulle distanze dei 1000, 1500 e 3000 metri. Ho voluto scendere in pista indossando la divisa che avevo utilizzato alle Olimpiadi, gareggiando con Jmmy Linch, pattinatore australiano presente a Sapporo. Un gradito ritorno al passato.

Gilberto Bonani

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