Non solo Coronavirus

Negli ultimi tempi molte personalità del mondo della medicina hanno segnalato i «danni collaterali» provocati dalla pandemia. In ambito trentino forte si è alzata la voce dell’oncologo Mario Cristofolini (presidente della Lilt del Trentino – Lega italiana per la lotta contro i tumori) per i possibili rinvii sui controlli dei tumori. Il sistema sanitario in affanno e la paura dei pazienti di entrare in ospedale, anche solo per una visita di controllo, possono far crescere la mortalità per patologie che se, individuate precocemente, sono curate con successo. Non si tratta solo di tumori. Anche le cardiopatie,  o malattie metaboliche come il diabete, se trascurate, diventano causa di morte. In Trentino si è tornati alla situazione della primavera scorsa quando interi reparti di medicina erano stati riconvertiti alla cura per pazienti Covid. Chiusi i punti nascita, le attività non urgenti sono  state procrastinate. L’invito però dei medici è quello di non rinunciare a una visita di controllo perché gli ospedali si sono organizzati per assicurare visite e terapie in sicurezza. Certamente mancano alcuni servizi molto apprezzati dalla popolazione. Un esempio il trasporto a Trento delle signore per il controllo mammografico funzionante in Fiemme e Fassa grazie alla sinergia tra la locale sezione della Lilt e il comitato di Croce Rossa Italiana Val di Fassa. Purtroppo il pulmino che faceva la spola tra Canazei e Trento da mesi non è più operativo per i vincoli dettati dalla pandemia. L’invito dei sanitari è quello di recarsi comunque negli ambulatori di viale Verona e non perdere l’appuntamento. Per comprendere la realtà della medicina di base abbiamo interpellato alcuni medici che operano a stretto contatto con la popolazione. «Il virus non si trasmette per telefono» afferma Luca Follador, giovane professionista di medicina generale operante sui territori di Predazzo e Ziano. Una battuta per invitare i pazienti più anziani a parlare con il medico curante almeno per telefono. «Non ho raffronti con la  prima ondata di Coronavirus – spiega Follador – ma percepisco un po’ di timore nella popolazione. Patologie non gravi come l’ipertensione o il diabete richiedono visite periodiche ed esami ematochimici adeguati. Posso affermare che la nostra attività si svolge con tutte le attenzioni possibili.  Oggi abbiamo la possibilità di accedere a forme di tele-medicina che, se non sostituiscono la classica visita in presenza, possono comunque dare un valido contributo. Ormai strumenti come le mail e la messaggistica di Whatsapp sono praticati da un’ampia parte della popolazione». Da buon medico coglie l’occasione di dare anche alcuni consigli. «La lotta contro il virus non si affronta solo nei laboratori ma la popolazione può dare un contributo altrettanto importante. Mantenere una distanza di sicurezza dalle persone e  indossare la mascherina quando si entra in contatto ravvicinato, lavarsi spesso le mani e arieggiare gli ambienti sono abitudini che devono diventare quotidiane. Vaccinarsi contro l’influenza e contro il pneumococco (microbo responsabile di  polmoniti batteriche) aiuta il medico a una corretta diagnosi in caso di malesseri stagionali». 

La dottoressa Monica Costantini, oltre che medico di medicina generale a Soraga e Sèn Jan ricopre anche la carica di vice presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Trento. Dalla sua prospettiva conferma come la malattia da coronavirus interferisce pesantemente nella cura dei malati, anziani o con patologie che richiedono un monitoraggio assiduo. «Certamente  – spiega la professionista – gli ospedali hanno rinviato le visite di controllo non urgenti a causa del super lavoro dei reparti impegnati a far fronte alla pandemia. C’è poi il timore degli utenti a varcare la soglia di un ospedale per paura di entrare in contatto con il virus. Le strutture sanitarie fanno tutto il possibile per creare percorsi sicuri ma la certezza matematica non esiste in questo campo».  L’invito ai pazienti è quello di non rinviare le visite di controllo e affidarsi senza timore al proprio dottore di base. «Tutti i medici del territorio  – conclude la dottoressa Monica Costantini – assicurano un alto standard di sicurezza nei propri ambulatori. Poi c’è la possibilità di utilizzare strumenti di telemedicina per controllare da remoto i pazienti.  L’attuale pandemia ha dimostrato come la tecnologia può dare un valido aiuto alla sanità». La malattia pandemica ha fatto scoprire in Fiemme e Fassa dei medici «spaziali» mai visti prima sul nostro territorio. Si identificano con l’acronimo di Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) e hanno il compito di assistere a domicilio i pazienti affetti dal virus Sars-Cov-2. Un lavoro difficile che obbliga il professionista a muoversi in auto tra i vari paesi. Vestirsi in strada con la tuta protettiva e i vari dispositivi di sicurezza per poi salire in casa. Al termine della visita complesso procedimento di svestizione per non «sporcarsi». Poi via per vedere un altro paziente sempre attraverso occhiali protettivi e schermi in plexiglass. Un compito importante per non intasare gli ospedali svolto da un numero insufficiente di medici valorosi e poco conosciuti.

Giberto Bonani

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento