Orgoglio in Fiemme

Proponiamo l’intervista di Gilberto Bonani al nuovo rettore Flavio Deflorian, pubblicata sul numero di maggio dell’Avisio scaricabile qui

 

Con il primo di aprile Flavio Deflorian, classe 1964, guida l’Università d Trento. Originario di Ziano, si è laureato nel 1989 a Trento ed è quindi il primo caso di rettore “studente”. Dopo la maturità scientifica al liceo Galilei di Trento si è iscritto a Ingegneria per proseguire il dottorato a Bologna. Consegue poi il Master  in Advanced Materials Technology alla University of Surrey di Guildfotd in Inghilterra. Nel 1995 inizia la carriera nell’Ateneo trentino come ricercatore per poi diventare professore ordinario al Dipartimento di Ingegneria Industriale dove insegna Scienza e tecnologia dei materiali. Dal 2006 è responsabile del laboratorio di rivestimenti e anticorrosione  industriale. E’ stato componente del Consiglio di amministrazione e del Senato accademico e dal 2015 prorettore vicario.

Da studente a rettore. Possiamo dire che ha percorso un lungo cammino osservando l’Università da vari punti di vista.

Sono dell’opinione che è opportuno vedere molte realtà per  meglio mettere a fuoco i problemi del proprio ambiente. A me è andata così…. salvo la frequentazione del Master in terra inglese ho sempre operato a Trento. Credo però all’apertura dell’ateneo e alle reti di ricerca nazionali e internazionali.

Quali sono le linee programmatiche che si pone per il suo mandato?

E’ urgente uscire dalla situazione di pandemia. C’è la necessità di tornare all’atmosfera dell’aula valorizzando però quello che abbiamo imparato nei  mesi di distanziamento. Quindi il processo di insegnamento – apprendimento in remoto deve essere un valore aggiunto e non una sostituzione della normale attività d’aula, sopratutto nelle attività laboratoriali chiaramente non praticabili davanti a uno schermo. C’è poi la nascente facoltà di Medicina mai così calzante in questo periodo. Il problema centrale rimane l’edilizia universitaria, dobbiamo intervenire urgentemente per migliorare la condizione degli studenti. Non è solo un problema di idee e risorse. Sappiamo bene come i percorsi delle opere  pubbliche siano lunghi e accidentati quindi… incrociamo le dita.

Quali sono gli attuali numeri dell’università?

Ora abbiamo quasi 17 mila studenti, 720 docenti e poco  più di 700 tra amministrativi e tecnici. Non siamo più la piccola università delle origini (esisteva solo la facoltà di Sociologia) e credo sia concreto il traguardo dei 20mila studenti. Un rapporto ottimale per le città di Trento e Rovereto. Dobbiamo però considerare  l’impatto della pandemia sulle iscrizioni.

Nel suo programma ha parlato di vicinanza dell’Università alle valli. Cosa intende con questo messaggio?

L’università è di tutto il Trentino non solo per la città di Trento e Rovereto. Tutti i territori partecipano a questo investimento culturale che può avere ricadute importanti. Per esempio l’Università di Trento sarà presente alle Olimpiadi invernali del 2026 per promuovere e sperimentare nuove tecnologie. Molto si può fare in termini di tirocinio e promozione di attività seminariali o delle così dette “summer school”. Cito l’esempio dell’Università di Padova che da anni ha una sede molto apprezzata a Bressanone dove organizza convegni, appuntamenti e seminari.

Recentemente sono arrivati da parte della Provincia 112 milioni di euro. Davvero una bella somma….

Qui è doveroso fare una premessa. Dal 2010, dopo l’accordo di Milano la Provincia di Trento è subentrata allo Stato nel finanziamento alla nostra università che è e rimane un organismo statale, soggetta alle regole nazionali emanate dal Miur (Ministero dell’istruzione, università e ricerca). La dotazione ricevuta rientra quindi nel normale trasferimento di risorse dallo Stato alle università. La Provincia di Trento partecipa con risorse proprie come per la nuova facoltà di Medicina.

Ci parli della nuova facoltà. Avrà ricadute importanti sul Trentino?

Sicuramente. Non avendo un ospedale universitario sarà necessario “clinicizzare”  reparti, anche di ospedali periferici come quelli di Borgo Valsugana, Cavalese, Cles, Tione,. Sarà l’occasione per valorizzare professionalità esistenti, qualificare, aggiornare i nostri medici, dotare i reparti con nuove tecnologie e sviluppare la ricerca. Il nuovo indirizzo permetterà quindi di migliorare il già buon livello della sanità trentina per renderla più attrattiva.  Ricordo che uno dei problemi  urgenti della sanità trentina e nazionale è quello del reperimento di personale.

Torna di frequente in Valle di Fiemme?

Non ho mai perso il contatto con la mia valle. Quando posso torno volentieri con mia moglie nella casa di famiglia a Cavalese.

Gilberto Bonani

 

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento