Otto bacini per salvare la stagione sciistica

L’ innevamento programmato, pratica consolidata nelle stazioni sciistiche, richiede due elementi fondamentali: energia e acqua. In Fassa e Fiemme sono attualmente cinque i bacini artificiali realizzati ma in previsione se ne aggiungeranno altri tre. L’ultimo entrato in funzione è quello al passo Pordoi, realizzato dalla Sitc di Canazei. Con i suoi 120mila metri cubi è il quarto più grande del Trentino.

«È un intervento necessario per riuscire a innevare le piste della nostra area che sono la porta d’ingresso al Sella Ronda» afferma Daniele Dezulian, presidente della Società incremento turistico Canazei. «Sfruttiamo le finestre di freddo tardo autunnali per completare la stesura del manto nevoso. Senza quel bacino dovremmo procedere all’innevamento per singoli lotti e quindi con apertura differenziata delle piste».

Nell’area del Buffaure, a Pozza di Fassa, è previsto un laghetto in Val San Nicolò. Il consiglio comunale ha già approvato la variante al Prg (Piano regolatore generale) per la realizzazione. Ora si attende il disco verde della Provincia. Il consorzio Tre Valli (Passo San Pellegrino) fa affidamento al bacino idroelettrico di Cavia mentre l’Alpe Lusia – Bellamonte pompa acqua dal lago di Forte Buso.

Nella zona di Pampeago è già stato costruito l’invaso della Tresca ma ne è stato autorizzato un secondo. Il Cermis può contare sui laghetti di Prafiori e Costabella ma è in programma un nuovo invaso da 60mila metri cubi. Le valli alpine, compresse tra delicate ecologie e una economia legata fortemente al turismo invernale affrontano in questo modo il cambiamento climatico.

Autunni siccitosi e caldi riducono la possibilità di prelievo dai corsi d’acqua. Disciplinari stringenti infatti vietano alle società di pompare acqua dagli affluenti dell’Avisio oltre il deflusso minimo vitale, cioè la portata che permette la sopravvivenza delle forme di vita presenti nei torrenti. I periodi di freddo a inizio stagione sono sempre più rari e aprire le piste per Sant’Ambrogio è diventato un obbligo per una stazione sciistica di grido. Di qui la costruzione di invasi che potrebbero avere anche un interesse paesaggistico e per la fauna. Purtroppo la tecnica di costruzione e la loro completa recinzione li rendono palesemente un artefatto dell’uomo.

Gliberto Bonani

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