“Pigui Experience” la val di Fassa 2400 anni fa

Neri giorni scorsi c’è stata la presentazione ufficiale alla stampa del progetto PIGUI
EXPERIENCE – Melaur Ladin da salvèr. Un tesoro speciale e da valorizzare, fatto dei
reperti archeologici rinvenuti nella località i Pigui di Mazzin, testimonianza preziosa delle
prime popolazioni retiche che hanno abitato la Val di Fassa. Grazie all’iniziativa della
Majon di Fascegn – Museo Ladino di Fassa, questo tesoro rivivrà con tutta la
contemporaneità del ventunesimo secolo, tra nuove tecnologie e audaci ricostruzioni
vicine ai giovani, ma non solo (si può giocare dai 9 ai 99 anni!) e capaci di educare
divertendo.
Un’idea extra-ordinaria, per un progetto rispettoso della storia ma, al tempo stesso,
sorprendente e ingaggiante; con l’obiettivo di sviluppare una maggiore conoscenza e
coscienza della storia del popolo ladino negli abitanti di Fassa, ma anche nei tanti turisti
che visitano il Museo Ladino.
Sarà un percorso da “eroi” a disposizione dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle
19.00 (su prenotazione) recandosi nella sede del Museo Ladino di Fassa, dove un
visore (di quelli per la realtà virtuale) ci condurrà sulla soglia di un portale magico per un
viaggio nel tempo, a circa 2.400 anni fa, per salvare dall’Oblio il popolo retico.
Un’esperienza in un mondo perduto e affascinante tra fantasia, interazione e gioco, per
sviscerare una realtà antica, ancestrale, sconosciuta, magica, fatta di ritualità e territorio,
riscoprendosi eroi della ladinità contemporanea.
Ma come funziona? A spiegarcelo è Martina Chiocchetti, responsabile dei progetti
didattici del Museo Ladino di Fassa: «Siamo partiti dal desiderio di valorizzare i reperti
esposti nella prima sala del museo, dedicata a “I Prumes tempes / Le Origini” rinvenuti
presso il sito archeologico dei Pigui: un luogo unico, come il suo scopritore, padre
Frumenzio Ghetta, che ci ha permesso di portare alla luce importanti pezzi della storia
ladina; un patrimonio affascinante e meritevole d’essere conosciuto soprattutto dai più
piccoli, ai quali è dedicato anche un percorso didattico costruito ad hoc dai Servizi
Educativi del Museo. Questo nuovo progetto ci permetterà però di arricchire ulteriormente
la proposta, alternando aspetti teorici a quelli ludici, perché imparare divertendosi è il
miglior metodo educativo e favorisce il processo di memoria».
L’esperienza virtuale, della durata di circa 15 minuti, sarà fruibile grazie a un visore immersivo (Oculus Quest) capace di trasportare i ragazzi al tempo del villaggio preistorico
dei Pigui. Come in uno stargate di connessione con un mondo ricostruito in maniera
verosimile sulla base dei reperti rimodellati fedelmente, l’eroe dell’esperienza vedrà
materializzarsi davanti ai suoi occhi il villaggio sul quale incombe una maledizione. Sarà lui
che, giocando – come in un videogame – con elementi storici e reperti archeologici, salverà
il popolo dei Reti imprigionati.
Ma non è finita… Il progetto Pigui Experience avrà anche un seguito che possiamo
definire reale e che verrà inaugurato, con l’arrivo della bella stagione, a Mazzin. In questo
caso e sempre attraverso il gioco, i partecipanti si riscopriranno esploratori del bosco che
porta al sito archeologico dei Pigui tra enigmi e segreti da decifrare.
Il progetto Pigui Experiece vuole cimentarsi in una salvaguardia innovativa della
cultura ladina sia sul piano istituzionale che sociale, locale e turistico. Sabrina Rasom,
direttrice dell’Istituto Culturale Ladino “Majon di Fascegn”, ha spiegato che: «L’idea
viene dalla volontà di inserire nell’offerta museale strumenti e tecnologie innovativi,
accogliendo la sfida di collocare anche la nostra piccola realtà in una rete di
digitalizzazione che caratterizza tutti i musei internazionali; poiché il museo di una piccola
comunità ha lo stesso valore culturale di quelli che testimoniano civiltà più grandi ed è
anch’esso un tassello irrinunciabile della biodiversità storica e identitaria mondiale. Di
questo dobbiamo rendere consapevole innanzitutto il nostro territorio: ogni persona ladina
dovrà riconoscersi nell’attività del Museo e diventare il principale promotore per il turista,
che verrà indirizzato alla visita solo se i ladini, per primi, si sentiranno orgogliosi della
propria identità».
Nicoletta Dallago, vicesindaco del Comune di Mazzin, sottolinea inoltre che:
«Questa è stata un’occasione importante per unire le forze e uscire dal proprio guscio per
il bene di tutta la comunità. Da anni il Comune desiderava poter valorizzare il sito dei Pigui
ma avevamo bisogno di un supporto capace di pensare a qualcosa di nuovo e diverso, pur
rimanendo fedeli alla storia di questi ritrovamenti. Nel team del Museo Ladino abbiamo
trovato persone competenti, ma soprattutto appassionate del loro territorio. Auspichiamo
che questa sia la prima di una serie di fruttuose collaborazioni e speriamo che l’iniziativa
non solo rafforzi l’identità ladina nei concittadini, ma che diventi un caposaldo del nostro
sistema turismo. Così l’indiscutibile patrimonio naturalistico che attrae il turista può
accompagnarsi anche all’inestimabile patrimonio storico e culturale del nostro essere
ladini».

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