Professione: avventuriero estremo

L’avventuriero estremo Danilo Callegari prepara le sue imprese dalla Val di Fiemme. L’esploratore friulano, volto noto della televisione da quando il canale DMAX trasmette le sue imprese, dal 2018 ha come base operativa e di allenamento la valle dell’Avisio. È qui che si allena e organizza le prossime avventure. Ed è da qui che vuole portare a compimento il suo obiettivo principale: raggiungere in solitaria le vette più alte di ogni continente, progettando imprese che uniscano aria, terra e acqua.

“Fin da bambino ho cercato quelle emozioni uniche che ancora oggi mi fanno sentire vivo e felice – racconta -. Avevo meno di 10 anni quando ho costruito una sorta di deltaplano di legno e nylon con il quale mi sono lanciato dal tetto del granaio del casale dove abitavo! Ricordo ancora la sensazione di libertà durata quei pochi istanti che sono rimasto in volo prima di cadere a terra, fortunatamente senza conseguenze. Già da ragazzino sentivo forte il richiamo delle cime delle Alpi che vedevo da Bannia, il paese dove sono nato e cresciuto, a metà strada tra la montagna e il mare. A 14 anni ho raggiunto, partendo da casa in bicicletta, la cima del Monte Coglians, 2.780 metri, il più alto del Friuli Venezia Giulia, trascorrendo le mie prime notti fuori da solo. I miei genitori non mi hanno mai ostacolato; anzi, sono sempre stati la mia prima squadra di sostegno”.

Terminato il liceo, durante il quale aveva affrontato i suoi primi 4.000, Callegari sceglie di intraprendere un’altra carriera che lo aveva sempre attratto, quella nelle squadre speciali dell’Esercito. “Da quando avevo visto in tv le scene di guerra dell’operazione Desert Storm del 1991, speravo di poter diventare uno di quei soldati. Mi sono quindi arruolato come paracadutista e nel 2005 ho combattuto in Iraq per 5 mesi. Un’esperienza dura che mi ha davvero forgiato”.

Lasciato l’esercito, Callegari decide che è il momento di provare sul serio a fare quello che ha sognato fin da bambino, l’avventuriero estremo. “Sapevo di aver bisogno di tre cose: soldi, credibilità e curriculum. Ho quindi iniziato a fare lavori di ogni genere per guadagnare abbastanza da poter organizzare le prime spedizioni, quelle che mi hanno permesso di farmi conoscere e diventare un professionista del settore”.

La prima avventura è del 2008, in Islanda: oltre 3.000 km in bicicletta in uno degli ambienti naturali che lui definisce tra i più duri e magnifici del Pianeta. L’anno dopo Danilo parte per 40 giorni, sempre sulle due ruote, tra India del Nord e Pakistan. Nel 2010 torna in Islanda per la traversata integrale in solitaria del Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d’Europa.

Callegari a questo punto ha dimostrato di avere le capacità per affrontare grandi imprese. Lancia così, nel 2011, quello che sarà un obiettivo che lo accompagnerà per molto tempo: il “7 Summits Solo Project”. “Voglio raggiungere in solitaria la vetta più alta di ogni continente. Ma l’impresa alpinistica da sola non mi basta: voglio che ogni avventura sia più di una cima da conquistare, per questo unisco in ogni impresa i tre elementi della mia vita: aria, terra e acqua”.

La prima vetta è la più alta del Sud America, il Cerro Aconcagua (6.962 m), raggiunta dopo quattro mesi di viaggio, 4.500 chilometri in bicicletta attraverso montagne e deserti e 280 km in canoa sullo specchio d’acqua dolce navigabile più alto del mondo, il Lago Titikaka. La seconda raggiunta, nel 2012, è quella del Monte Elbrus, il più alto d’Europa con i suoi 5.642 metri. Callegari rientra in Italia in bicicletta attraverso Russia, Ucraina, Romania, Ungheria e Slovenia, pedalando per 4.000 km in inverno.

Nel marzo 2013 tenta di attraversare in kayak lo stretto di Magellano. Si tratta della prima impresa non portata a compimento: “Le condizioni del mare erano troppo pericolose. Sono rientrato con tanto amaro in bocca, ma è stata un’esperienza formativa”.

Lo stesso anno si lancia nella scalata in solitaria senza l’ausilio di ossigeno dello Shisha Pangma (8.027 m), quattordicesima montagna più alta del pianeta. “Mi sono dovuto fermare a 700 metri dalla cima. Ho pure perso tenda, zaino, portafogli e il passaporto sotto una valanga, rimanendo a lungo bloccato in Nepal, dove però ho avuto l’occasione di conoscere meglio questo meraviglioso Paese. Riavuti i documenti, ho raggiunto il Sud dell’India in bicicletta, attraversando anche il deserto del Thar, 350 km in mezzo alla sabbia con un’escursione termica giornaliera di 40 gradi”.

L’avventura che lo ha lanciato a livello mediatico è quella per raggiungere il tetto d’Africa, il Kilimanjaro. La cima numero tre del suo “7 Summits Solo Project” la conquista nel 2015, ma non accontentandosi di una vetta tutto sommato facile, Callegari decide di cimentarsi in una sfida epica: 50 km di nuoto continuativo nell’Oceano Indiano, dall’isola di Zanzibar al Continente per 20 ore di traversata in un mare infestato dagli squali, seguiti da 27 maratone in 27 giorni attraverso la savana, per un totale di 1.150 km di strade sterrate, lungo le quali ha l’emozione di correre anche con le zebre.

Arrivato al campo base del Kilimanjaro, Callegari raggiunge la cima del monte (5.895 m) e ridiscende in appena 20 ore e 56 minuti, completando così tutti gli obiettivi che si era prefissato: “È stata l’avventura dei numeri, quella in cui tutto è andato come doveva andare”. Non solo fortuna la sua, perché per affrontare un’impresa del genere serve una preparazione non da poco: basti pensare che per allenarsi alla sola attraversata da Zanzibar al Continente africano, Callegari ha trascorso ore in piscina, facendo oltre 600 vasche al giorno per molti mesi.

L’anno dopo è la volta del Manaslu, che con i suoi 8.163 metri è l’ottava montagna più alta della Terra . “Si trova nel cuore dell’Himalaya e per molti aspetti tecnici è simile all’Everest, cima che spero di conquistare per portare a termine il mio “7 Summits Solo Project”. Ad oggi considero il Manaslu la vetta più importante della mia vita: raggiungerla e da lì poter iniziare a percepire la curvatura della Terra è stata un’emozione grandissima”.

È la spedizione in Antartide che lo porta in Val di Fiemme. È, infatti, durante la preparazione per l’avventura al Polo Sud che Callegari conosce l’allora direttore dell’ApT Bruno Felicetti. Da quel momento Danilo collabora con l’Azienda di Promozione Turistica, con la quale ha un contratto, recentemente rinnovato fino al 2026. Nei suoi allenamenti Callegari rappresenta e racconta la Val di Fiemme, dove ha ormai base.

Nelle puntate che raccontano le sue avventure in giro per il Mondo e in Italia su DMAX si riconoscono chiaramente paesaggi, località e scorci fiemmesi. Da qui, quindi, nel 2018, parte per il luogo più estremo – in ogni senso – del Pianeta, l’Antartide. Uno degli obiettivi era quello di raggiungere il Polo Sud Geografico – sarebbe stato il primo italiano a farlo in solitaria – ma un’inattesa e anomala tempesta di neve (a -50°) gli impedisce di proseguire.

Callegari attende i soccorsi per 14 giorni solo in una tenda, prima di essere recuperato per proseguire con gli altri due obiettivi della spedizione. Prima si lancia in paracadute da 5.000 metri d’altezza (con una temperatura percepita di -90°), particolarmente rischioso perché l’enorme distesa bianca di questo deserto di neve e ghiaccio non fa percepire le distanze e la profondità. Raggiunta la terra, Callegari affronta e conquistato il Monte Vinson (4.897 m), la vetta più alta di tutto l’Antartide e la numero quattro del suo progetto. Ora sono tre le cime che restano da conquistare: il Monte Denali per il Nordamerica, la Piramide Karstensz per l’Oceania e il Monte Everest per l’Asia.

“Prosegue il mio allenamento per centrare l’obiettivo del “7 Summits Solo Project”. Fino a quando ciò che faccio mi renderà felice, continuerò a tentare di superare quei limiti che, ne sono convinto, spesso sono più mentali che fisici. Proprio per questo mi sto preparando per un nuovo progetto: non posso anticipare ancora nulla, ma si tratta di uno dei sogni della mia vita, qualcosa di davvero incredibile che – come sempre per quanto mi riguarda – presenta delle difficoltà non da poco, ma sono pronto per affrontarle!” L’avventura continua…

Monica Gabrielli

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