Protezione civile, “stress test” con 600 operatori nei boschi del Cermis

600 operatori saranno mobilitati con mezzi di soccorso e tecnologie avanzate per quasi 24 ore di intervento su diversi fronti.
Sabato 18 e domenica 19 maggio la Val di Fiemme ospiterà la più grande esercitazione antincendio boschivo che il Trentino abbia mai messo in campo. Un vero e proprio “stress test”, che avrà anche l’effetto di rafforzare la sinergia tra le diverse realtà che compongono il sistema di protezione civile del Trentino. Per garantire il normale svolgimento delle attività e la sicurezza delle persone, nel corso dell’esercitazione sarà vietato il decollo di parapendii dal Paion del Cermis e da Vetriolo Terme sulla Panarotta: i lanci da queste aree potrebbero infatti interferire con le attività di elicotteri e canadair.

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Saranno coinvolte tutte le strutture operative, grazie all’iniziativa del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna con la collaborazione della Federazione dei Vigili del fuoco volontari e del Comune di Cavalese, e che ha visto anche l’adesione del Dipartimento nazionale. Questo pomeriggio la presentazione, alla presenza del presidente della Provincia, del sindaco di Cavalese, del vice prefetto vicario Massimo Di Donato, del dirigente generale del Dipartimento Stefano Fait e dei rappresentanti delle associazioni di volontariato di protezione civile e della Federazione dei Vigili del fuoco volontari. Come ricordato dal presidente della Provincia, negli ultimi 10 anni, ben 296 incendi hanno interessato il patrimonio boschivo del Trentino (l’origine è dolosa nel 40% dei casi), in cui sono andati persi oltre 300 ettari. Circa la metà (pari a 159,7 ettari) sono stati inceneriti nel solo 2022, mentre nel 2023 sono andati persi quasi 26 ettari di bosco. Il presidente ha dunque messo in luce l’importanza di dimostrare sul campo l’efficienza del Sistema di protezione civile e la sinergia tra le diverse realtà (anche delle forze di polizia) in azione.

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Le manovre antincendio in un territorio particolarmente impervio quale l’Alpe Cermis – nei territori comunali di Cavalese e Tesero, a circa 2.000 metri di quota – metteranno seriamente alla prova le capacità tecniche e operative delle diverse componenti che, oltre ad occuparsi del contenimento e dello spegnimento delle fiamme (simulate attraverso dei fumogeni), saranno chiamate ad evacuare la cabinovia e le strutture ricettive, a compiere ricerche di dispersi (anche nottetempo) secondo il protocollo delle aree frequentate da grandi carnivori e ad accompagnare psicologicamente i familiari nell’attesa di notizie, oltre che a preparare i pasti e ad allestire un campo per gli sfollati. Gli operatori coinvolti non conoscono peraltro i dettagli della manovra, perché all’atto pratico le attività descritte nel documento di progetto potranno essere sviluppate in modo diverso sia da parte della Direzione dell’esercitazione (Dires), sia dall’Excon (l’Exercise control, che assumerà il ruolo di “cabina di regia” con l’inserimento degli imprevisti, come ad esempio l’interruzione di una strada di accesso alle aree di intervento).

Martino Vanzo
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