Quale biblioteca per la comunità?

E’ già “curioso”, vorrei dire ridicolo, che contemporaneamente a Trento e Torino i svolgano due Festival dell’economia. A Torino quello di Laterza-Boeri dal titolo “Merito, diversità, giustizia sociale”, che Fugatti, nonostante i successi riscossi a Trento, ha voluto liquidare per sostituirlo con un progetto del “Sole 24 ore” sul tema “Tra ordine e disordine”. Ma mi è sembrato singolare che in entrambi, nello stesso giorno, si parlasse di cultura e in specifico di biblioteche, in particolare dei nuovi modelli di biblioteca, tema caro a Predazzo dove, da anni ormai, si attende la nuova biblioteca con aspettative altissime proprio rispetto al tema affrontato a Trento: quale biblioteca per quale comunità?

Fatto sta che ieri a Torino in piazza S. Carlo la trasmissione “Tutta la città ne parla” su Rai 3 intervistava Antonella Agnoli che è la consulente biblioteconomica del Comune di Predazzo, la quale ribadiva, dalla piazza, il suo concetto di “piazza del sapere” modulato post pandemia (tra l’altro “dopo la pandemia” è l’occhiello del titolo di Trento) mentre a Trento tra il serio e il faceto, il comico Dario Vergassola, ha condotto alla biblioteca comunale un dialogo dal titolo “L’entropia culturale nella versatilità delle biblioteche contemporanee”, (ma che vuol dire?) con l’intento di “approfondire il tema della valorizzazione delle biblioteche trentine che intendono mettere al centro la comunità, considerandola un interlocutore privilegiato, insieme agli amministratori – gestori delle biblioteche – e i bibliotecari stessi”.

Interviste “irriverenti” ovviamente a Giulia Mori, bibliotecaria e archivista, Danilo Dadda, Presidente di Vanoncini Edilizia Sostenibile S.p.a, Mirko Bisesti, Assessore all’Istruzione, Università e Cultura della Provincia Autonoma di Trento, e Silvia Conotter, giornalista e ideatrice del progetto “Il Trentino dei bambini”. L’incontro è stato introdotto da Samuela Calliari, responsabile del Sistema Bibliotecario Trentino.

Peccato che il comunicato della PAT non dica molto né delle domande di Vergassola, né delle risposte, solo che sono avvenute “tra un applauso e una risata”, per “far riflettere gli spettatori sul processo di trasformazione culturale che è in grado di creare una “nuova” biblioteca aperta, accessibile e coinvolgente” e che “i protagonisti del curioso dialogo hanno raccontato il loro lavoro quotidiano e la loro ricerca legata alla promozione della cultura, della lettura e l’incentivo alla frequentazione delle biblioteche. Ognuno da un differente punto di vista. E se il ruolo delle biblioteche è posizionato nella filiera culturale prodotta da un ente locale, bisogna ancor più riflettere su un mestiere, quello del bibliotecario, che assume ancor più un ruolo di difesa della professionalità, se non di impegno civico verso quell’alta missione evocata da Federico García Lorca, in occasione dell’inaugurazione della biblioteca comunale nel suo paese natale: «Una biblioteca [che] è un convegno di libri ordinati e selezionati, a formare una voce contro l’ignoranza, una luce perenne contro l’oscurità».

Una missione ancora legata al libro, nonostante la campagna promozionale della PAT affermi, tra l’altro, che “in biblioteca puoi trovare anche libri”.

E se l’assessore Mirko Bisesti ha scoperto che “Cultura è tutto” e che le biblioteche sono “presidi culturali e sociali irrinunciabili per creare progresso e crescita economica”, poco si è capito dal comunicato cosa sia il “Book club” di Danilo Dedda, eppure stando a quanto riferisce un bibliotecario presente, è stato l’intervento più “sincero” o più vero. Un imprenditore che crea un gruppo di lettura con i suoi operai cui dà 100 € per ogni libro letto, non è da tutti.

L’esempio che non è vero che “con la cultura non si mangia” l’ha dato la giornalista Silvia Conotter con il suo progetto “Il Trentino dei bambini”, un binomio perfetto tra marketing turistico e territoriale.

Infine, la bibliotecaria e archivista Giulia Mori, ha cercato di definire il ruolo di questa professione, che deve interfacciarsi con gli utenti sempre più esigenti. “Anche la nostra professionalità si è dovuta adattare ai tempi che cambiano e alle esigenze dei lettori – dice – La biblioteca di oggi non è più quella di un tempo. I nostri 134 punti distribuiti sul territorio, ad esempio, hanno la massima flessibilità di orari per intercettare le più svariate esigenze della comunità, hanno sviluppato i servizi in digitale attraverso cataloghi online, app di messaggistica online con il bibliotecario di fiducia, organizzano mostre artistiche all’interno degli spazi pubblici si interfacciano con progetti di sviluppo culturale per tutta la comunità”.

Nulla di nuovo, anzi, cose già note e scontate. E il nuovo dov’è? Nei manifesti affissi ovunque? Ma se il Prestito interbibliotecario è rimasto chiuso 3 mesi e la catalogazione è ancora qualcosa di aleatorio, qual è il modello di biblioteca auspicato? Una torta con le ciliegine, ma senza farina?

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