Quando un battipista all’idrogeno anche da noi?

Preoccuparsi di avere una gestione responsabile delle aree sciistiche non è solo una iniziativa di marketing fine a sè stessa degli impiantisti ma è una reale esigenza di un mondo che vive nell’elemento naturale della montagna e dei boschi e che si fa carico del suo benessere. Qeuste sono le ragioni che hanno spinto Prinoth, azienda altoatesina, a investire sulla sostenibilità dei suoi mezzi e a mettere in produzione prima un gatto elettrico e ora un gatto con alimentazione a idrogeno che produce zero emissioni nell’aria e ha prestazioni perfino migliori dei più evoluti battipista tradizionali.

Una vera rivoluzione green

Si chiama Leitwolf h2Motion e il suo eco-motore elettrico da 544 cv è il prodotto della volontà dell’azienda che ha alzato l’asticella della ricerca e sviluppo. Approfittando dell’abbondanza di neve naturale in quest’inverno così particolare e perfino dell’assenza di sciatori sulle piste, il gatto ha già iniziato la fase operativa di test in giro sulle piste delle Dolomiti. Pare evidente ormai che il cambiamento vada in questa direzione e che il progressivo abbandono delle fonti energetiche fossili in favore delle risorse totalmente sostenibili sia ormai un obbligo morale e commerciale: “Il nostro gruppo aziendale passa dalle parole ai fatti quando si tratta di tutela ambientale: dalla produzione di energie rinnovabili alla costruzione e installazione di impianti eolici, fino all’implementazione, grazie alla tecnologia funiviaria, di una mobilità elettrica innovativa nei sistemi di trasporto pubblico e ora all’introduzione di battipista CO2-neutri. Per noi la sostenibilità non è uno slogan, ma un impegno», ha dichiarato Anton Seeber, Presidente del Consiglio di Amministrazione del Gruppo HTI.

Quando vedremo questo mostro sulle nostre piste?

“In questo momento siamo ancora in una fase di test che sarà piuttosto lunga, non inferiore almeno a tre anni”, ci dicono dall’azienda. “Poi tutto dipenderà dalla volontà e dalla possibilità degli impiantisti di dotarsi di una infrastruttura in loco che garantisca un sistema efficace di stoccaggio e rifornimento dell’idrogeno. La cosa verrà approfondita insieme a qualche stazione sciistica per fare tutte le valutazioni del caso”. L’obiettivo è che le stazioni sciistiche che vogliano investire anche in questa direzione abbiamo anche una produzione di idrogeno in loco e che questa possa avvenire attraverso fonti rinnovabili come una centrale idroelettrica o un impianto fotovoltaico. Altrimenti c’è il tradizionale sistema del serbatoio con requisiti di sicurezza elevati che viene ricaricato periodicamente dalle autocisterne. In entrambi i casi, la scelta dell’idrogeno comporterà un importante investimento economico per chi gestisce gli impianti. “Al momento siamo concentrati a far funzionare la macchina e poi, insieme alle stazioni, troveremo il modo di organizzare il resto. Questo è un passaggio successivo”.

L’articolo completo di Enrico Maria Corno è disponibile sull’Avisivio di febbraio, scaricabile qui

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