La mia è una vita da sogno

Pubblicato nel 2013

In paese – a Molina, a Castello e a Cavalese – lo conoscono tutti. Ma non lo vede nessuno. Lui, Quintino Corradini, ha scelto di vivere in montagna, da solo, in pace con se stesso e con il mondo. La crisi, lui, non sa nemmeno cosa sia. Il suo mondo gira attorno a una grande casa sulla strada forestale che porta alla Malga Arodolo, qualche chilometro sopra la strada per il Manghen.

«Non sono un eremita. Tutt’altro. L’eremita ama stare da solo. Io invece apro la porta a chi mi viene a trovare. D’inverno non vedo un’anima per mesi ma d’estate passo le giornate a chiacchierare con gli escursionisti che passano da queste parti. Ogni tanto viene anche qualche parente a salutarmi. Amici? Gli ultimi non arrivano fino a qui…».

Piuttosto che un eremita, Quintino è – a suo modo – un asceta: «Sa come faccio a resistere in questo posto? Semplicemente, faccio quello che amo. Non mi pesa. Questa è la vita che mi sono scelto 33 anni fa e che ancora preferisco. È ciò che mi rende felice. Non sono qui da solo: vivo con i miei ricordi, con quelli di mia moglie con cui condividevo questa malga e che mi ha lasciato tanto tempo fa. Vivo con il ricordo dei miei avi che mi hanno lasciato i ruderi su cui, in tanti anni, ho costruito la mia casa. Convivo con il mio pastore tedesco, Diana, con le mie capre e con un gallo». Solo un gallo? E le galline? «Niente galline. Ne avevo una dozzina ma finisce sempre che le volpi e i falchi me le fanno fuori».

Questa è la vita di Quintino Corradini, uno che tutti i giorni è capace di alzarsi e di lasciarsi dietro le spalle le volpi, i falchi, le galline scomparse, il suo passato di partigiano (“sono uno degli ultimi rimasti”, ammette con un sorriso), i suoi compagni morti in cerca della fuga (“mi sono costruito un monumento funebre di legno in loro memoria davanti a casa”), i suoi 89 anni e un ictus, l’unico che sia mai riuscito a rallentarlo.

«Mi sveglio alle sette, che per voi forse sono le sei, sai, io seguo l’ora solare, non quella legale. Vado a liberare le mie capre prima di fare colazione: fette biscottate, marmellata e caffè. Ovviamente caffè locale, quello fatto con il luppolo ad Anterivo. E poi nella bella stagione ho tanto da fare qui: ho due trattori, taglio e raccolgo la legna tutti i giorni. A pranzo zuppa di verdure e a cena yogurt greco e banane. Forse sono ancora così in forma grazie alla mia dieta».

E una volta la settimana, Quintino torna in paese a fare la spesa con la sua Ape Piaggio d’annata che riesce ancora a scendere e a risalire il ripido sentiero anche con la neve!

La casa è piena di cimeli, tracce del passato e fotografie d’epoca. Una borraccia usata nella Prima Guerra Mondiale, un vecchio ma efficiente impianto stereo che suona lo swing anni ’40, le immagini dei viaggi a Cuba e in Corea del Nord (!) ai tempi del suo impegno civile, un paio di enormi corna di qualche strana antilope che arrivano dall’Africa ma il fulcro della malga è, come succedeva ai tempi dei nonni, la stufa in ceramica: «Anche in pieno inverno mi basta accenderla mezzora la mattina e mezzora la sera e questo è sufficiente a riscaldare i due piani per tutta la giornata. Ho i pannelli solari sul tetto e quelli mi forniscono tutta l’energia di cui ho bisogno». Tranne nella brutta stagione, ovviamente, quando il buio e la neve lo lasciano senza corrente elettrica per almeno tre mesi. «Poco male, però… Vado a dormire presto!».

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