Radici e Ali

Si dice che le cose più importanti da lasciare in eredità ai figli siano le radici e le ali.

Non ho avuto la fortuna di conoscere Raffaele Zancanella di persona, ma dall’amore e passione con cui i figli Valerio e Ingrid parlano del padre e della sua attività, è chiaro che per loro sia così.

Le radici della singolare attività di famiglia – commercio di pietre preziose – risalgono alla fine degli anni ’60, quando Raffaele Zancanella, fresco di diploma di perito minerario, ottenuto presso l’Istituto Follador, uno dei pochi centri in Italia ad offrire questo tipo di percorso di studi, parte per il Sud Africa, destinazione Nigel, nel Trasvaal.

“Allora in Italia non c’era molto lavoro per una specializzazione del genere” – racconta Ingrid – “per cui per lavorare bisognava per forza trasferirsi all’estero. La scelta era fra Australia, Canada e Sud Africa. Papà accettò l’incarico di effettuare rilevamenti delle gallerie e del fronte di avanzamento per la miniera di East Geduld della Union Corporation, il braccio operativo di De Beers che all’epoca deteneva il monopolio della produzione di diamanti, ma dopo pochi mesi la voglia di imparare e le sue grandi capacità tecniche lo portano a dedicarsi alle ricerche di un affioramento di platino nel Merenski Reef”. Dal 1966 al 1970, in quattro anni “ i più intensi della sua vita, come ripeteva spesso” Raffaele Zancanella passa dal Sud Africa alla Rhodesia (l’attuale Zimbabwe), alla Namibia e Mozambico.

Dalla mineralogia alla gemmologia, il passo è breve: è proprio in Rhodesia che apprende le tecniche di taglio dei diamanti e che nasce in lui quella passione per le pietre preziose che porterà in Italia e coltiverà per tutta la vita.

“Il clima politico e sociale era molto caldo: c’era ancora l’apartheid e spesso avvenivano rivolte nelle miniere in cui anche mio padre si è trovato – suo malgrado – coinvolto” continua Valerio. “Le sue competenze erano però molto apprezzate nel settore e le prospettive di lavoro non mancavano. Si trovava ad un bivio: rimanere in Africa o rientrare a casa”.

Ritornato in Valle, forte delle nuove conoscenze e specializzazione acquisite, inaugura a Cavalese il primo laboratorio di taglio di gemme e vendita di pietre sfuse. Pioniere del settore e lungimirante di natura, Raffaele Zancanella è perfettamente consapevole che oltre alla sua magnifica Val di Fiemme c’è un mondo ben più grande con cui è necessario mantenere e coltivare contatti umani e professionali. “Si fece mettere in casa il telex! Oltre a noi, solo l’ufficio postale e i carabinieri lo avevano” ricorda Ingrid. L’attività va bene, ma non basta. Per rimanere competitivi in un mercato di così alto profilo, occorre “alzare l’asticella”, offrire qualcosa di più, approfondire le conoscenze imparando dai migliori. In breve, diventa uno dei primi italiani ad ottenere il diploma di gemmologo sia in Germania che negli Stati Uniti da quello che è il punto di riferimento mondiale del settore, il Gemological Institute of America di cui dopo qualche anno diventa rappresentante generale per la vendita dei loro strumenti e dei loro corsi. “Negli anni ’80 il GIA aveva sedi in California … e Cavalese! Venivano gioiellieri da tutta Italia per farsi certificare le pietre o seguire i corsi e commercianti di pietre e perle, gemmologi e ricercatori da varie parti del mondo.”

Come è facile intuire, seguono diverse pubblicazioni che sono ancora oggi pietre miliari per gli esperti del settore, a partire da “Il Diamante. Manuale pratico” primo testo italiano sull’analisi qualitativa del diamante, edito dall’Istituto Gemmologico Italiano e la collaborazione con il padre della gemmologia mondiale, Richard T. Liddicoat jr, per il “Manuale di identificazione delle gemme”.

L’atmosfera multiculturale, i viaggi di famiglia in Africa, il carisma di un padre di grande cultura e apertura mentale, ma anche grande umanità e generosità – “nessuno usciva mai a mani vuote da casa nostra e ancor oggi scopriamo quante persone abbia aiutato negli anni senza che nessuno lo sapesse, perché il bene si fa, ma non si dice” ricorda Ingrid, sono le radici che Raffaele Zancanella ha trasmesso ai figli.

Solo Valerio, però, si è appassionato fin da subito agli “strumenti del mestiere” accompagnando fin da piccolo il padre nelle fiere di settore e nei suoi viaggi in Tanzania e collaborando con lui anche nella stesura di diverse pubblicazioni, fra cui “Tanzanite: all about one of the most fascinating gemstones” (Tanzanite: tutto riguardo una delle gemme più affascinanti).

E veniamo alle ALI. Quelle che ti spingono ad andare oltre, a cercare la tua strada o un modo nuovo di percorrerla.

Non sempre è facile portare avanti un’azienda famigliare, specie se chi l’ha fondata è stata una persona dal carisma e capacità di Raffaele Zancanella. Eppure Valerio, fin da bambino non ha mai avuto alcun dubbio che quella fosse anche la sua strada. Per questo non si è limitato a seguire le orme tracciate del padre laureandosi in geologia con specializzazione in mineralogia per avere una conoscenza più ampia della materia grezza, ma porta avanti l’attività con coraggio e determinazione fuori dal comune.

La vostra attività è decisamente insolita e sicuramente non per tutti. Come è cambiato il commercio delle pietre preziose dagli anni 70 in cui tuo padre lo ha portato in Italia? Quali doti bisogna avere al giorno d’oggi?

È sicuramente cambiato tantissimo. A cominciare dai tempi di percorrenza. Negli anni ’70, per via dell’apartheid vigeva il divieto di sorvolo; quindi, per raggiungere il sud Africa via nave occorrevano tre mesi, per non parlare dei tempi per i visti e i controlli preliminari. Ora chiunque può prendere un aereo e arrivare in Tanzania in una decina di ore. Ora come allora bisogna senz’altro avere una buona conoscenza delle lingue straniere – mio padre parlava perfettamente inglese e tedesco e negli anni aveva imparato anche afrikaans e russo e grande spirito di adattamento.

Martino Vanzo

Se allora il clima politico e sociale era particolarmente teso, ora è sicuramente migliorato, in particolar modo in Tanzania, dove da decenni c’è stabilità politica e buona collaborazione, ma la zona è sempre a rischio. Per non parlare dei rischi della giungla, dagli incontri con serpenti e rane mortali alla malaria.

Eppure tutto questo non ti ha mai fatto venire voglia di cambiare attività. Qual è la parte più coinvolgente del tuo lavoro?

L’adrenalina della scoperta. Riuscire a capire e valutare la qualità del grezzo che poi, una volta intagliato e trasformato, diventerà una gemma. Certo, si potrebbe limitarsi a fare attività di import, ma io preferisco seguire tutta la filiera e andare direttamente nella giungla o in miniera per avere la certezza della qualità dell’estratto.

L’esperienza diretta sul campo, inoltre, ti consente sempre di imparare cose nuove, a volte persino incredibili come una particolare specie di termite che costruiscono i loro termitai utilizzando le pietre preziose che ricavano dal sottosuolo, diventando praticamente degli indicatori naturali di materiale grezzo! questa scoperta casuale avvenuta in Tanzania è valsa a me e al mio gruppo di lavoro la pubblicazione su una rivista scientifica.

Quali sono gli insegnamenti più preziosi che hai ricevuto da tuo padre?

Al di là delle immense conoscenze tecniche, l’insegnamento più prezioso è sicuramente quello di mettere al primo posto l’onestà e la schiettezza, negli affari così come nei rapporti personali.

Quasi a chiudere il cerchio, da qualche anno Ingrid ha avviato la sua attività di “Private Jeweler” certificata GIA.

Come è nata Louloudi – gioielli made in Italy?

Fino a pochi anni fa facevo l’insegnante di lingue, ma come tutti in famiglia ho respirato “aria di pietre preziose” imparando a classificare diamanti e selezionare perle. Creavo e realizzavo gioielli in argento per passione nel mio tempo libero e ogni tanto seguivo papà e Valerio nelle fiere di settore. La morte di papà nel 2020 è stato un durissimo colpo per me e per tutta la mia famiglia. D’improvviso è cambiato tutto e mi sono resa conto che la scuola non è più il mio posto. Pian piano prende forma l’idea di una linea di gioielli tutta mia, che mi rispecchi e sia il fil rouge che mi riconnette all’attività della mia famiglia. Famiglia che nel frattempo si è allargata! La nascita della piccola è stata determinante nella scelta di diventare “Private Jeweler” perché posso dedicarmi a lei e portare avanti questo mio progetto. Per farlo ho seguito un anno di studio presso il GIA conseguendo il diploma di Applied jewelry professional e di digital jewelry sketching .

Realizzi gioielli solo su richiesta?

Ho creato delle mie linee di gioielli, semplici ed essenziali per valorizzare al massimo la gemma o la perla. Le clienti possono ispirarsi a quelle oppure possiamo rielaborarle insieme, creando qualcosa di veramente unico e personale. Dalla mia famiglia ho imparato che dietro ciascuna pietra c’è una storia e mi piace l’idea che possa continuare intrecciandosi con quella del gioiello e di chi lo indosserà.

L’animo avventuriero di Valerio e l’eleganza di Ingrid: due modi diversi e complementari di guardare oltre e aprire nuove strade, proprio come aveva fatto un tempo Raffaele Zancanella.

Elisa Zanotta

Foto: Valerio Zancanella al lavoro

Morandini Costante
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