Ricordi d’amore

Nelle ore serali, dopo il lavoro di autista, pazientemente si è messo al computer per dare leggibilità all’eredità di nonno Luigi: un faldone di carte ingiallite e foto in bianco e nero. Ne è uscita una storia che meriterebbe un film. La trama è presto detta.

Luigi (Gigio) Dantone nasce ad Alba nel lontano 1920. Per lui il cammino della vita incomincia con il piede sbagliato. A cinque anni rimane orfano di entrambi i genitori e viene adottato da una donna del paese. Frequenta la scuola d’arte (allora a Canazei) nella sezione disegno.

Ragazzo taciturno non socializza molto, ma entra in confidenza con Maria, una ragazza del luogo. Sostituisce il tradizionale “filò” con lettere che invia regolarmente alla ragazza, anche se li dividono pochi chilometri. La distanza aumenta con il servizio militare e diventa incolmabile con l’inizio della guerra: andrà a combattere in Africa settentrionale. Decide quindi di troncare la relazione. «Ti lascio libera di seguire il tuo destino» scrive nell’ultima lettera inviata nel gennaio 1941.

Luigi Dantone l’11 aprile dello stesso anno, si imbarca a Napoli con il 9° Autoreparto misto, della Divisione motorizzata “Trento”. Il 4 dicembre durante la seconda battaglia di Bir el Gobi, viene catturato dagli inglesi. Inizia così un rosario di trasferimenti.

Da Alessandria d’Egitto, al campo numero 306 di Geneifa a ridosso del canale di Suez. Poi l’imbarco sul piroscafo “S.S. City of Canterbury” per arrivare a Durban in Sudafrica il 7 gennaio 1942. Ma il lungo viaggio non è finito. Luigi Dantone viene tradotto per ferrovia nel campo di Zonderwater nel Transvaal dove rimane per un anno. Qui la vita è dura. Per non soccombere è necessario reagire allo scoramento e all’apatia, mantenere in esercizio mente e muscoli. A Zonderwater, vissero, secondo le fonti, dai 63 ai 90mila soldati italiani. Una umanità dolente non sempre benevola e solidale.

Nel febbraio 1943 Luigi Dantone è trasferito al campo di Worcester, più piccolo e ospitale. Di giorno lavora in una fattoria e si fa ben volere dai proprietari che apprezzano lealtà e operosità. Piace anche a una non ben identificata signorina Smith che si fa ritrarre in sua compagnia. Impara l’Afrikàans, la lingua dei Boeri, i coloni olandesi che per primi assoggettarono l’estremità dell’Africa.

Così la prigionia scorre senza scosse fino al luglio del 1946 quando viene nuovamente internato a Zonderwater. Un brutto colpo per Dantone che si ritrova nella bolgia del maxi campo di prigionia. Come conforto un diario che scrive di sera, anche in Afrikàans per non essere letto dai commilitoni in cui racconta la vita all’interno del campo . «Ma la notte piangevo di nascosto» confesserà nei suoi rari racconti di guerra.

Finalmente, a fine dicembre del 1946, il rimpatrio. Appena arrivato in Italia scrive una lettera a Maria, che non lo aveva dimenticato. E così la storia si chiude a giugno del 1947 quando Luigi Dantone sposa la sua prima ragazza. Dall’unione nasceranno cinque figli. Luigi (Gigio) tornerà in Sudafrica due volte. La prima nel 1988 e la seconda nel 1999 ma non troverà tracce del suo passato.

Morirà nel 2003 lasciando un faldone da cui il nipote Gianni ha tratto il materiale per il libro “La notte piangevo. Prigioniero in Sudafrica. Canazei – Zonderwater 1941-1946”. «E’ la prima volta che mi cimento con la scrittura – afferma Gianni – ma lo dovevo al nonno come gesto di affetto nei confronti di un uomo che ha molto sofferto nella vita».

Gilberto Bonani

Luigi, Maria, Romano, Fabio e Ferruccio

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