Rinaldo Varesco, il ricordo

Pubblicato nel 2019

Svolse un ruolo rilevante in Val di Fiemme e nella sua Bellamonte; altri sapranno meglio di me raccontare per esempio il suo impegno da pioniere nel turismo di queste zone. Io ebbi modo di apprezzare, e tanto, il suo contributo a livello culturale e nella solidarietà; per quello che ha fatto e per quello che ci lascia. Penso in primis allo straordinario museo della civiltà contadina che costituì, pezzo per pezzo, con pazienza e tenacia nell’antico tabià: il Museo di nonno Gustavo. E’ divenuto fondamentale per la storia della val di Fiemme e può considerarsi un’eccellenza del Trentino.

Posso dire che Rinaldo Varesco, il signor Varesco, sia stato un po’ come il mio Cicerone nel mondo della montagna: per me del profondo sud, quando giunsi in Trentino, per amore e per lavoro, dopo la formazione a Firenze. Per inserirmi e conoscere questo mondo, è stato un punto di riferimento; ho ammirato la sua passione culturale per la civiltà della montagna, per l’ambiente, per la sua comunità. Con l’umiltà e la sobrietà di chi ne aveva viste tante, e non aveva dimenticato le fatiche di un tempo.

Lo conobbi grazie alla direttrice del giornale L’Avisio Beatrice Calamari che mi inviò su a Bellamonte per un servizio. Altro che montanari chiusi, ebbi modo di conoscere la sua ospitalità, la sua apertura mentale, la sua gratitudine. E quel grande dolore per l’amato nipote, portato via da una valanga in Val d’Aosta. Iniziò una collaborazione, allora, e un affetto che dura ancora. Ci sentivamo per gli auguri delle feste e c’era sempre l’invito a tornare su. Più volte portai classi e ospiti al Museo di nonno Gustavo, e lui lasciava tutto e teneva lezioni amorevoli e piene di aneddoti, indicava gli ultimi pezzi arrivati, ne spiegava l’uso, la storia, i materiali, l’origine.

Fu la mia fonte principale per la guida di Bellamonte scritta per conto della Publinord. E più avanti, nel 1998, fu prezioso e paziente, nonché entusiasta, per gli studenti della Rosa Bianca quando pensammo di realizzare (con l’aiuto di Beatrice Calamari e Carlo Martinelli) il volume sulla sua opera: “Guida al museo di nonno Gustavo”. Ci dette un contributo determinante nel successo e nella diffusione del volume con il cui ricavato fu finanziata la realizzazione di un pozzo per acqua potabile in Benin a cura del Gruppo Missionario di Merano, fondato da Alpidio Balbo. Auspico, e sono sicuro, che la valle saprà valorizzare quanto ha lasciato, il suo esempio, i suoi valori. Rivivo la sua commozione alla presentazione del libro nell’auditorium della Rosa Bianca a Cavalese e quando, sempre lì, consegnammo i fondi al GMM. Era felice, le sue fatiche coltivavano solidarietà. Grazie signor Varesco.

Francesco Pugliese

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