Sapori di libertà: una cena “galeotta”

Nell’ambito del progetto “Liberi da dentro 4”, cofinanziato da Fondazione Caritro, si terrà la terza “cena galeotta” trentina in meno di un anno: un evento culinario e culturale per avvicinarsi in maniera atipica e stimolante ai temi del reinserimento sociale di detenuti ed ex-detenuti.

La rete di soggetti vede impegnate le A.P.A.S. ODV, Dalla Viva Voce APS, Trentino Arcobaleno, Museo Diocesano Tridentino, Scuola di Preparazione Sociale, Caritas, Associazione Sanbaradio ed altri nell’organizzazione di eventi culturali. Gli enti pubblici partner i Comuni di Trento, Riva del Garda e Rovereto.

La data prevista per “Sapori di libertà”, questo il titolo dell’evento, è martedì 28 marzo alle ore 19.30 presso il ristorante Gams a Predazzo.

Cinque tra detenuti ed person in misura alterantiva, che hanno frequentato il corso dell’Istituto Alberghiero di Levico Terme, all’interno del carcere, o che hanno esperienze e competenze in ambito alberghiero, si uniranno allo chef e allo staff del Gams per preparare la cena.

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Durante la serata i volontari delle Associazioni partner cureranno alcune letture autobiografiche e testimonianze di vita di persone detenute, col fine di sensibilizzare e informare i partecipanti all’evento.

Gli obiettivi del progetto sono:

  • organizzare occasioni rieducative e socializzanti per un gruppo di detenuti, ex detenuti o persone sottoposto a misure di comunità nel territorio della Provincia Autonoma di Trento;
  • stimolare una riflessione interna al gruppo di partecipanti per qualificare il proprio percorso di esecuzione penale;
  • aumentare il grado di informazione e conoscenza sull’utilità e la strategicità delle misure alternative nella cittadinanza;
  • aumentare il grado di sensibilità nelle nuove generazioni con il loro coinvolgimento in attività formative e culturali sul tema del progetto.

Premesso che un progetto alla sua quarta edizione, con un impianto di partner e metodologie ben radicato, non è innovativo per il solo fatto di esistere e che le attività proposte sono in larga parte già state realizzate in edizioni precedenti o, comunque, proposte in altri contesti territoriali, la rete ha riflettuto sul taglio da dare al nuovo progetto, alla luce anche dell’emergenza Covid. E’ emersa, dunque, la specificità di voler “portare fuori” dal carcere le persone, in un’ottica di riattivazione di un rapporto interrotto dalla pandemia.

L’elemento della partecipazione attiva dei beneficiari stessi nelle attività mette al centro dell’azione la persona fragile, che ha la possibilità di essere protagonista della sua storia e del cambiamento culturale, che si prefigge di raggiungere con la realizzazione del progetto. Questo pone in evidenza il carattere rieducativo, socializzante e formativo della pena stessa, favorito attraverso esperienze significative. Le esperienze poste in essere in contesti cittadini ha, inoltre, lo scopo di rendere partecipi i detenuti della vita sociale dei territori di appartenenza e rendere consapevoli i cittadini dell’importanza e della efficacia delle attività rieducative in ambito penale. Infine il coinvolgimento diretto dei detenuti è utile al fine di sensibilizzare tramite le esperienze dirette dei soggetti condannati, senza intermediazioni.

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