Scialpinismo con i cani

Un tempo i cani che si incontravano sui percorsi di montagna erano prevalentemente quelli utilizzati nel soccorso in caso di valanghe. Oggi invece si è presa l’abitudine che anche gli animali da compagnia possano seguire il proprio padrone sulla neve e lo fanno, di norma, con sorprendente facilità. Ovviamente parliamo solo di razze canine di una certa taglia che meglio si adattano a queste escursioni. Il moenese Giambattista Zanoner, ad esempio, fa scialpinismo da una vita ma solo da qualche anno porta con sé Gonfet (“tempesta” in lingua ladina), un Border Collie vispo e intelligente. Questa è una razza canina di origine scozzese che ha la neve nel DNA e da molti è considerata quella ideale per questo genere di uscite. «È un cane che ama muoversi molto», spiega Zanoner. «Quando capisce che mi preparando per una escursione, comincia a correre avanti e indietro preso dalla frenesia degli spazi aperti. È un animale docile che ubbidisce ai comandi e non mi ha mai creato alcun problema. In inverno segue fedelmente le tracce dei miei sci perché ha imparato in fretta che camminare sulla neve battuta è meno faticoso. Raramente scatta in avanti, e solo di pochi metri, se non quando fiuta qualche traccia di selvaggina di piccola taglia. Se invece individua animali come camosci, cervi o lupi (ci è capitato di incontrarne uno in Val San Nicolò un paio di anni fa) rimane accanto a me. Ha paura perfino delle mucche e dei cavalli al pascolo».

Come il cane si muove sulla neve?

Gli esperti consigliano di iniziare le uscite gradualmente per non affaticare l’animale che altrimenti il giorno dopo camminerebbe in casa quasi sulle punte, segno inequivocabile che la sua muscolatura è dolente. Le parole d’ordine sono quindi “allenamento” anche per il cane e “rispetto”, dato che il cane nutre una passione profonda per il suo padrone e lo seguirebbe ovunque.  «Gonfet – spiega Giambattista Zanoner – viene portato in montagna regolarmente tutto l’anno ed è abituato ad affrontare escursioni impegnative durante le quali non manifesta stanchezza». In salita il cane dimostra la sua superiorità rispetto alle prestazioni fisiche dell’uomo. Al contrario in discesa su neve battuta l’uomo, che ha il vantaggio dell’attrezzatura, se la gioca in velocità con un cane allenato mentre in neve fresca è inevitabilmente più veloce e deve attendere l’animale che deve procedere a grandi balzi.

Il freddo comporta dei problemi?

«Il mio cane – prosegue Zanoner – ha un pelo folto molto che lo protegge bene alle basse temperature. Al contrario è il caldo estivo a infastidirlo ma lui rimedia con frequenti bagni nelle acque dei torrenti. Piuttosto sono le zampe ad essere potenzialmente più esposte al ghiacci ma non ho mai osservato ferite». Le linee di abbigliamento canino presenti attualmente nei negozi offrono anche delle scarpette per proteggere le zampe ma finiscono per essere solo una complicazione perché si sfilano facilmente”.

Quando portarsi il cane durante le uscite con le pelli?

Il miglior consiglio – quello di studiare bene il percorso e il bollettino valanghe – è valido sia per gli uomini che per i cani. Se le condizioni sono avverse è opportuno che entrambi restino a casa. Ne sa qualcosa il fiemmese Roberto Barbolini, conduttore di cane da ricerca nel Soccorso Alpino che opera insieme all’equipe sanitaria dell’eliambulanza ma può essere chiamato anche per la ricerca di superficie. Il suo cane, di nome Laspo, è stato istruito a operare sia in valanga ma anche nella ricerca di persone su terreni accidentati o tra le macerie. «Non vivo in simbiosi con il mio cane – spiega Barbolini – e lo porto in montagna solo dopo aver verificato il suo stato di salute, il tipo di neve che potremmo incontrare e la difficoltà dell’itinerario. Ho molto rispetto dell’animale, un Border Collie che deve essere pronto, in ogni momento, ad affrontare un lavoro di ricerca». Roberto Barbolini sconsiglia di farsi accompagnare da animali se si affrontano percorsi con passaggi alpinistici. «L’uomo – spiega – può attrezzarsi con ramponi e picozza mentre il cane ha solo le unghie. Per il cane infatti la neve primaverile è più adatta di quella fresca che può fondere in superficie sotto l’azione dei raggi solari. Questo crea la formazione di incrostazioni di ghiaccio nelle zampe del cane che crescono di dimensioni formando delle palline bianche che ostacolano il procedere dell’animale. Non è nemmeno da sottovalutare l’azione del riverbero solare sul manto bianco della neve: per questo è opportuno intervenire con opportuni colliri per salvaguardare la vista del nostro amico a quattro zampe».

Sulle piste battute? Per me è no

«Non approvo chi si fa accompagnare dal cane sulle piste battute, anche in fase di allenamento»,  afferma Barbolini. «Un cane può rappresentare un pericolo per gli altri sciatori e nello stesso tempo l’animale può riportare dolorose ferite nel caso avvenga un contatto accidentale violento contro la lamina di uno sci. A volte, in una attività di soccorso, sono stato costretto a percorrere piste battute in discesa con il mio cane: la modalità corretta è quella di scendere secondo la tecnica dello spazzaneve tenendo l’animale tra le gambe».

Artva o non Artva? Questo è il problema

Il cane di Giambattista Zanoner indossa l’Artva, lo strumento per segnalare la sua presenza sotto la neve. “Esatto. Indossa una pettorina con un tasca dove viene alloggiato lo strumento, ovviamente in modalità di trasmissione, in modo tale che possa eventualmente essere individuato con lo strumento che io indosso sotto la giacca a vento. Fortunatamente fino a oggi non lo abbiamo mai utilizzato».

Il cane da ricerca di Roberto Barbolini, invece, non è munito di Artva ma nella pettorina sono cucite delle piastre Recco. Si tratta di una tecnologia elettronica passiva, cioè non alimentata elettricamente e che quindi non è necessario attivare o spegnere. Il sistema è leggerissimo (viene utilizzato anche nell’abbigliamento per scialpinisti) ed è in grado di riflettere i segnali provenienti da un rilevatore in possesso dei soccorritori e montato anche sugli elicotteri. «Un Artva nella pettorina del cane sarebbe di ostacolo alla ricerca, un lavoro che si gioca nervosamente sul filo dei minuti». Un cane è in grado di prevedere la caduta di valanghe?. «Se l’animale ha già vissuto l’esperienza di una slavina, allora saprà avvertire quei tenui segnali che precedono la caduta della massa di neve. Altrimenti, proprio come l’uomo, è incapace di decifrare una realtà che non conosce».

Gilberto Bonani

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