Scieremo sotto un tetto o sopra la plastica?

Tecnologia e sostenibilità: il futuro è oggi e le innovazioni degli ultimi venti anni hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere lo sci. Basti pensare a quelle che riguardano la produzione di neve o la battitura delle piste.

Tutti sanno che per la produzione di neve serve il freddo o, meglio, un rapporto ideale tra basse temperature e umidità e che non sempre si può sparare o non sempre è conveniente farlo. Gli investimenti che ogni vengono fatti dai comprensori sciistici non sono infatti finalizzati ad acquistare “più cannoni” ma a mettersi nella condizione di poter innevare più piste possibili nel minor tempo possibile. Quindi serve avere a disposizione tanta energia e tanta acqua. Oggi le ski area più moderne che meglio hanno investito nell’innevamento possono rendere sciabile una pista, se non un intero comprensorio, in poche ore. Ottimizzazione è la loro parola d’ordine. Se si riesce a innevare in poco tempo quando ci sono le condizioni adatte, si può produrre più neve e di qualità migliore, spendendo meno soldi e impiegando meno risorse. La tecnologia, in questo senso, migliora la montagna anche perché è ecosostenibile. Lo stesso dicasi per i mezzi battipista: certamente sapete che i gatti di oggi sono dotati di un sofisticatissimo sistema Gps satellitare che è in grado di misurare al centimetro l’altezza della neve in un dato punto, per poi dosarla dove è necessario lungo la pista (serve uno spessore inferiore sui tratti piani e uno maggiore sui tratti ripidi) ottimizzando al meglio la quantità disponibile, senza sprecare risorse. La ski area di Carezza è pioniera in questo senso e sta implementando protocolli di monitoraggio che fanno sparare i cannoni solo nei momenti in cui la resa è superiore, anche grazie ad una mappatura puntuale delle piste che renda chiaro quanta neve produrre in ogni settore di ogni tracciato. In questo modo vengono ottimizzati anche i percorsi dei gatti sprecando meno carburante.

Detto questo, se l’innalzamento delle temperature si manterrà al livello attuale, già tra qualche anno con un po’ di pessimismo potremmo pensare a montagne dove mancherà la neve a quote basse. E, di conseguenza, diventerebbe anche estremamente difficile programmare l’innevamento e avere piste sciabili al di sotto dei 2000 metri. Lo scenario prossimo più facile e futuribile è uno solo: semplicemente scieremo più in alto, il che però esclude dai giochi una bella fetta di molti comprensori e buona parte degli Appennini.

Di fronte a condizioni estreme, le soluzioni possono essere solo due: le piste in plastica e gli skidome. D’alta parte questo è il modo in cui già oggi “si scia” dove manca la neve. Portare questo modello sulle montagne può essere sensato?

L’articolo di Francesco Lovati sui possibili scenari futuri dello sci continua a pagina 26 de L’Avisio Inverno. Non l’hai ancora scaricato? Puoi farlo qui!

 

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