Scuola, la partenza è OK

Marco Felicetti, dirigente dell’istituto “La Rosa Bianca”, ci informa sullo stato della scuola in Fiemme al tempo del Covid. L’auspicio è che ci possa essere continuità per tutto il corso dell’anno scolastico.

 

Inizio anno scolastico: cosa serve, cosa manca, cosa fare? Domande che tutti gli operatori della scuola, studenti e genitori si chiedono per affrontare un nuovo periodo segnato ancora dall’incertezza. Domande che abbiamo rivolto al dirigente Marco Felicetti, dell’istituto di istruzione “La Rosa Bianca”, sedi di Cavalese e Predazzo.

Da dove iniziamo?

Partiamo dal «che cosa serve». Credo, prima di tutto, attenzione alle regole prescrittive finalizzate a rendere «normale» una  situazione che non lo è. L’inizio delle lezioni è segnato dal green pass, il lasciapassare che tutti sono tenuti ad avere. L’obiettivo è quello di rendere più sicuro l’ambiente scolastico. Certamente questo strumento comporta un maggiore impegno da parte del personale per eseguire i controlli. Aspettiamo il software che ci permetta di evitare il ripetitivo tracciamento quotidiano.  Non abbiamo avuto particolari problemi a livello di organico. Su circa 140 operatori solo quattro hanno preferito lasciare la scuola.

E poi?

Ci servirebbe una prospettiva che arrivi almeno fino a Natale. Usciamo dall’esperienza dell’anno scorso quando pensavamo di aver lasciato alle spalle la pandemia.Abbiamo lavorato duro e siamo riusciti, a tenere il più possibile gli studenti in classe.

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Cosa manca alla scuola?

Rimane il punto debole della mobilità. Non sappiamo se i trasporti saranno adeguati per muovere in sicurezza un elevato numero di studenti. In Fiemme non possiamo lamentarci sulla consistenza dell’organico. Il numero di docenti e personale ausiliario è adeguato (anche se le nomine arrivano sempre con un atavico ritardo). Siamo ben dotati dal punto di vista tecnologico e pedagogico. Viviamo poi una realtà con un capitale sociale eccellente caratterizzato da un rigoglioso volontariato.

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Rimane allora il «cosa fare».

Il problema centrale per i nostri ragazzi è la perdita di conoscenze e competenze a cui si somma l’ancora più grave privazione di socialità. Gli esperti valutano che la generazione Covid pagherà un debito di un anno sulla preparazione finale, speriamo in parte recuperabile. Rimarranno comunque delle lacune. Il fattore socialità è invece cruciale per i giovani già tentati dalla chiusura in una realtà virtuale pervasiva che la pandemia ha legittimato. La scuola cerca di reagire proponendo attività che rilancino la relazione, la socialità e l’affettività. Quest’anno il venerdì pomeriggio la scuola non chiude ma continua con il programma «Venerdì tutto può accadere». Insegnanti e studenti si ritrovano nel territorio per momenti di recupero di relazione. Faccio un forte appello alle famiglie di aprirsi e permettere ai giovani di interagire con un territorio che come affermavo precedentemente è caratterizzato da  un capitale sociale eccellente.

Quale l’augurio che si sente di rivolgere alle ragazze e ai ragazzi che quotidianamente (speriamo) varcheranno fino a giugno l’ingresso dei due istituti che dirige?

Vorrei ricordare un detto del grande Thomas Mann: «ho appreso molto di più nel tragitto che porta a scuola che tra i banchi». Questo per sottolineare come  certamente conoscenze e competenze sono importanti per i giovani ma alla base sta la relazione. La scuola è un tramite, non il fine. Tutti insieme usciremo da questo momento liberandoci dalle paure e confidando nella proposta di valori civici che la scuola sa continuamente proporre.

Gilberto Bonani

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