Se i Comuni fanno yoga…

Seguite la rubrica “Cattivi pensieri” sulle pagine dell’Avisio? Qui l’ultima uscita, pubblicata sul numero di maggio.

La notizia, uscita beffardamente sulla stampa locale il primo giorno di primavera con una foto che profani come noi potrebbero interpretare, visto che si parla anche di yoga, come un “saluto al sole”, non riguarda direttamente le nostre valli, ma offre più di uno spunto di riflessione a chi, in valle e in Trentino, lavora nel campo della promozione culturale e del benessere delle persone. Perché, lo abbiamo capito in tanti, in questo anno maledetto, la cultura, la socialità, l’educazione permanente, non sono degli optional, ma aspetti fondamentali della nostra vita.

Ebbene, il Comune di Giustino, 742 anime nelle Giudicarie, è finito nel mirino della Corte dei conti per aver organizzato corsi di inglese per bambini e adulti, ginnastica, yoga, musica, lavorazione del feltro, etc. Il tutto per parecchi anni pesando sul bilancio comunale per la considerevole cifra, udite, udite, di 516 €. (sic!). E di corsi ne hanno proposti tanti con quella cifra visto che le spese sono ammontate a 35.957 € per un incasso di 35.441 €. Insomma, i corsi se li sono praticamente pagati i partecipanti. La Corte dei conti contesta anche 10.000 € “per il disservizio causato nel corso del tempo dall’adibizione del personale dipendente dalle attività legate all’organizzazione dei corsi”, anche se gli amministratori sostengono che si è trattato di lavoro volontaristico. Il Comune ha ovviamente resistito in giudizio.
Fin qui il succo della notizia che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia, come quando leggevo le contestazioni della Siae ai pensionati che suonavano la fisarmonica al circolo.
Il fatto è che per 40 anni, come molte biblioteche del Trentino, ho organizzato corsi di tutti i tipi, almeno finchè non se n’è occupato l’Eda. La biblioteca è un servizio comunale che segue tutte le disposizioni regolamentari e legislative di qualsiasi ufficio o amministrazione comunale. Come il Comune di Giustino, appunto. E se i primi tempi si investivano anche risorse finanziarie comunali per favorire, giustamente, la crescita culturale dei cittadini, negli ultimi tempi i corsi venivano organizzati a costo zero, o quasi. Nel senso che dovevano pagarsi secondo le disposizioni dell’Ufficio finanziario. Com’è accaduto al piccolo Comune giudicariese che andrebbe elogiato per quanto è riuscito a mettere in campo a beneficio dei propri cittadini e che invece deve difendersi quasi avesse sperperato i soldi dei propri censiti, quando invece ha messi a frutto le proprie risorse, e pochi soldi, per il loro benessere.
La sensazione peggiore tuttavia è quella di veder confermata dagli organi di controllo (che, senza voler fare del “benaltrismo” dovrebbero controllare ben altre cose) un’idea del mandato di un’amministrazione comunale in cui la cultura, il tempo libero, la vita e quindi la serenità dei propri cittadini non sembra debbano far parte delle finalità di un Comune. Eppure se spendo fior di quattrini per uno spettacolo teatrale o un concerto, da cui incasso pochi euro o che propongo addirittura gratuito, nessuno dice nulla. Ma se organizzo un corso di lingue, e lo faccio anche pagare quasi a totale copertura, arriva la mannaia della Corte dei conti. Incredibile!
E dire che il Comune interessato ha ricordato anche la sua partecipazione a “Family in Trentino” cui aderisce come molti altri Comuni con il fine precipuo di promuovere interventi di natura socio-educativa.
E’ vero che (ma è una valutazione politica) i Comuni dovrebbero seguire ill principio di sussidiarietà e non fare ciò che già fanno altri, integrando e completando semmai le offerte delle società, dei singoli e delle associazioni. Ma anche mettendola così: chi faceva queste cose in quel piccolo borgo? Il Comune di Giustino ne uscirà tranquillamente a testa alta, ma questi interventi indecifrabili della Corte dei Conti (e i Comuni fiemmesi ne hanno visti tanti anche su altri fronti) rischiano alla fine di inficiare e delegittimare, rendendo meno credibili, i provvedimenti doverosi e sostanziosi. Non che la legittimità di un provvedimento debba misurarsi sulla quantità del danno, ma dove non solo non c’è danno, ma viceversa c’è un arricchimento sociale e culturale della comunità, parlare di danno cagionato alle finanze del Comune, aiuta solo Comuni, amministratori e funzionari a tenere le mani in tasca per evitare di incorrere in qualche sanzione. Alla fine il messaggio è sempre quello: meglio non far nulla, non avere iniziative per non avere noie. Un messaggio che rischia di farsi strada anche nelle nostre valli parallelamente all’appesantimento burocratico brandito come arma di difesa.

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