Sei su Facebook se…

Facebook non è solo il diario digitale su cui pubblicare foto di vacanze, piatti succulenti o gattini dispersi. Il social di Mark Zuckerberg è anche un’agorà, una piazza virtuale in cui confrontarsi sulle tematiche della res publica.

Gruppi fondati per prendere posizione sugli argomenti più caldi riescono a raggiungere in poco tempo le migliaia di iscritti. “Giù le mani dal Lagorai”, nato in opposizione al “Progetto Translagorai”, conta 13.500 membri, l’equivalente dei due terzi degli abitanti di Fiemme. Oltre 3.800 anche gli aderenti al gruppo “Giù le mani dall’ospedale di Fiemme”, dedicato, come recita l’intestazione, “a chi non vuole assolutamente che venga chiuso”. Ci sono poi gli spazi nati per condividere informazioni: “Furti e segnalazioni Fiemme e Fassa” raccoglie segnalazioni di situazioni di disagio, mentre il più recente “Consegna a domicilio Fiemme e Fassa” è stato creato durante il lockdown e in poco tempo ha superato le 2.000 adesioni. Attivissimo è il gruppo “Vendo, compro, cerco, regalo Val di Fiemme, Val di Fassa e chi decido io”, che ha il merito di promuovere il riuso di ciò che non serve più a qualcuno ma può tornare utile a qualcun altro.

I GRUPPI DI PAESE

I primi a proliferare sono stati i gruppi dedicati ai vari paesi. “Sei di Cavalese se…” (che oggi conta più iscritti, oltre 5.000, che abitanti), “Sei di Tesero se…”, “Sei di Moena se…”, e così via per quasi tutti i comuni delle valli di Fiemme e Fassa. Il gruppo “Canazei” sfiora addirittura i 10.000 aderenti. Predazzo sembra vantare il record di gruppi dedicati: “Sei di Predazzo se…”, a cui in risposta è arrivato “Sei di Predazzo se… la rinascita”, “Predazzo dialoghi e ricordi”, “T’es en pardacian (e non) de chi veri”. Insomma, nel paese degli “slargaloche” non mancano di sicuro le occasioni per confrontarsi e scambiarsi fotografie, memorie… e polemiche!

“Sei di Predazzo se…” è nato l’ultimo giorno del 2014 su iniziativa di Angelo Felicetti, che racconta: “Ci sono momenti in cui le “mode” diventano tormentoni. Era il momento dell’identità. Ovunque proliferavano gruppi che ricercavano nella rete virtuale, nel popolo dell’oltremondo (come lo chiama Barrico), una identità comune, per riconoscersi, creare degli spazi ultrafisici per poter essere parte di un insieme anche su Facebook. Io ho colto la palla al balzo e ho lanciato “Sei di Predazzo se…”. Non vi era un’idea ben precisa, era uno spazio da riempire, e spettava ai membri del gruppo riempirlo di contenuti. Riconoscersi in Predazzo solo, ed esclusivamente, se…. Semplice! Era come avere un album delle foto di famiglia, un diario che attraversava gli anni, e ognuno condivideva reperti “fossili” riesumati da cassetti impolverati. Avevamo voglia di riscoprire chi eravamo e di condividerlo oltre i confini conosciuti”. Questi gruppi, una volta nati, prendono però una strada quasi autonoma, non predefinita: “Le regole erano e sono incentrate sul rispetto reciproco, sulla tolleranza e soprattutto sull’intelligenza e sul buon senso. Pertanto, non abbiamo mai applicato l’approvazione dei post da parte dell’amministratore. Ognuno è libero di poter esprimere il proprio pensiero, ovviamente nel rispetto di tutti. Ma questa libertà ha fatto sì che certi atteggiamenti prendessero piede e qualcuno, che non biasimo, ha preferito lasciare il gruppo e magari aprirne uno che meglio esprimesse la propria visione”. Felicetti è convinto che la pagina Facebook potrebbe essere molto di più: “La nostra piazza virtuale potrebbe essere arricchita di contenuti, di tematiche, dopotutto permette a tutti di esprimersi e la nostra piazza raggiunge tutti i membri dentro le loro quotidianità. È per questo che è necessario avere una piazza tenuta bene, decorosa, senza sporcizia, dove ognuno si possa godere un po’ di tempo senza sentirsi a disagio. Recrimino il fatto che si poteva usarla in maniera più costruttiva durante il periodo di lockdown, poteva essere la nostra LockTown”.

I TEMI CALDI SI DISCUTONO SUI SOCIAL

I gruppi Facebook non sono solo occasione di scambi di ricordi e opinioni sulla vita di paese. Negli anni sono nati gruppi legati ai temi più caldi della valle, come la ristrutturazione delle baite del Lagorai e la salvaguardia dell’ospedale di Fiemme. Al di là dei dibattiti specifici, quanto contano davvero questi gruppi? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Ghezzer, amministratore di “Giù le mani dal Lagorai”: “È difficile stabilire il peso reale e virtuale di un gruppo Facebook. Ma la distinzione tra reale e virtuale è una visione vecchia, fittizia, spesso usata dai media tradizionali per denigrare i social che stanno erodendo il ruolo storico dei giornali: non bisogna dimenticare che dietro a ogni computer non ci sono fantasmi, ma persone. Persone che pensano, si informano e poi comunque votano. Piaccia o no, il dibattito pubblico ormai si fa sui social, sulla rete: i giornali contano sempre meno, le vendite in edicola sono in crollo verticale ormai da anni. I giornali vanno a braccetto da sempre con la politica, ma ormai è un sistema vecchio di potere che mostra sempre più la corda. Sulla rete si fa spesso informazione, informazione libera, non mediata, quella che sui media tradizionali spesso non esiste più. Sul dibattito Translagorai rivendichiamo fortemente di essere stati l’unico strumento dove ci si poteva informare adeguatamente. Senza la nostra capillare informazione sul tema, durata due anni e quasi quotidiana, l’opinione pubblica non avrebbe saputo praticamente nulla del progetto e si sarebbe trovata di fronte per l’ennesima volta al fatto compiuto”.

E LA PARTECIPAZIONE REALE?

La partecipazione su Facebok integra o sostituisce la partecipazione reale? “La rete e i social, specialmente Facebook, rappresentano una rivoluzione epocale: per la prima volta nella storia le persone hanno a disposizione un mass media a costo zero, con cui esprimersi direttamente senza alcuna mediazione – risponde Ghezzer-. Una rivoluzione molto “fastidiosa” per politica e mass media tradizionali, abituati da sempre a controllare l’informazione.  Essendo una rivoluzione giovane, la gente deve ancora imparare ad usare al meglio la rete: oltre ai selfie e alle foto dei gattini, si può fare informazione, stimolare il dibattito su importanti questioni, spingere le persone ad informarsi, esprimersi, prendere posizione. Il dibattito sulla Translagorai ne è un esempio lampante. È chiaro che non può sostituire del tutto la partecipazione reale, ma è comunque un elemento fondamentale del processo democratico: come diceva Einaudi “”Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”. La stessa domanda l’abbiamo fatta a Patrizia Caviola, amministratrice del gruppo “Giù le mani dall’ospedale di Fiemme”: “Viste le precedenti manifestazioni di protesta seria e pacifica che avevamo fatto a difesa dell’ospedale, posso sicuramente dire che la gente partecipa anche fuori dai social”.  A Caviola abbiamo chiesto anche se il fatto di essere un gruppo con un pensiero e un approccio condiviso non metta in secondo piano il dialogo, convincendo i membri di vivere in una realtà in cui il confronto non è necessario perché tutti la pensano nello stesso modo: “Assolutamente no, anzi, è proprio il contrario. Abbiamo modo di ascoltare opinioni, problematiche varie e differenti che ci portano ad avere una visione chiara ed essere portavoce della popolazione. Abbiamo fatto sondaggi ad esempio sulle esperienze della gente, che poi sono state portate ai tavoli sia dei professionisti che della politica”. A proposito di politica… gli amministratori pubblici come vedono questi gruppi tematici? “Diciamo che all’inizio “fuori social” l’approccio non è stato dei migliori, anzi a livello di valle era quasi un “fastidio” perché era una cosa nuova, a parte con i sindaci di Ziano, Predazzo e Varena con cui ancora oggi lavoriamo molto bene. Sui social siamo partite come gruppo “chiuso”, quindi per seguirci ci si doveva iscrivere. Le richieste da parte politica, anche da fuori valle, sono state tantissime; per nostra scelta abbiamo dato l’ok solo a chi in primis ci ha sostenuto e ha lavorato con noi. Da come siamo comunque seguite, ci sentiamo di dire che leggono tutto ciò che il gruppo scrive”.

“MANCA IL CORAGGIO DI GUARDARSI NEGLI OCCHI”

Giovanni Zanon, attuale presidente della Comunità Territoriale della Val di Fiemme e amministratore di lungo corso, non nasconde però le sue perplessità su questo tipo di partecipazione. “Fino a non tanto tempo fa, c’era ancora il coraggio di parlarsi guardandosi negli occhi. Bisognava per forza metterci la faccia. Oggi spesso non è più così. Mi verrebbe da dire che i social hanno scatenato una sorta di codardia, perché è molto facile dare giudizi senza informarsi e svincolandosi dal confronto reale. Stiamo assistendo ad un livore che pervade la società, di cui non possono essere colpevoli solo gli amministratori”. Zanon aggiunge: “Non demonizzo del tutto i social: i gruppi di paese hanno una loro utilità per lo scambio di informazioni e segnalazioni; tutto dipende da come vengono gestiti. Certi gruppi tematici hanno migliaia di iscritti, ma quanti hanno messo un like senza essere davvero consapevoli dell’argomento e senza informarsi a dovere? È naturale chiederselo, visto che ai Consigli comunali non c’è quasi mai nessuno tra il pubblico e lo stesso accade durante molti incontri di confronto con la popolazione. Però dietro la tastiera di un computer, sono tutti bravi a criticare”.

Una diversità di opinioni evidente sul valore e il peso dei gruppi Facebbok, in particolare su quelli legati ai temi più politici. Un modo di vedere il dibattito sui social che sembra dare ragione al giovane attivista per l’ambiente Aran Cosentino, che sostiene che “siamo tutti online… ma non connessi”.

O almeno, non sempre.

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2 commenti su “Sei su Facebook se…”

  1. Ho letto con attenzione quanto scritto, da molto tempo sono amministratore pubblico, ho fatto il Sindaco x10 anni, sono stato assessore del Comprensorio x10 anni, sono stato Vicepresidente e poi consigliere della Comunità di Valle, e sono Regolano della Magnifica Comunità di Fiemme oltre che neo eletto consigliere comunale del Comune di Ville di Fiemme
    Non è mia intenzione inviare il curriculum vitae ma vorrei dire come tante volte il lavoro degli amministratori viene visto in modo sbagliato, come se tant’è volte prendere decisioni sia come sopraffare la volontà popolare, come se gli amministratori non siano lì in rappresentanza di chi a seguito di pubbliche elezioni li ha delegati rappresentarli.
    Quando Giovanni Zanon dice che nei Consessi, o Consigli comunali ( che sono pubblici) non si vede mai nessuno, dice una sacra verità, quando si convocano assemblee certe volte sono più le persone che relazionano del pubblico che ascolta e di norma può intervenire
    Certamente che quando si è eletti poi bisogna assumersi la responsabilità di decidere, altrimenti non si farebbe mai nulla oltre all’ordinaria amministrazione.
    Ma altrettanto certamente nessuno potrà dire che si fanno le cose di nascosto o all’insaputa dei cittadini, perché questo non si può fare….
    Trovo giusto l’uso dei social per attivare il dibattito, anche per criticare le scelte, chi si mette in gioco questo lo deve sapere e accettare , credo che più la gente è informata più le decisioni che gli amministratori dovranno prendere saranno condivise è consapevoli.
    Quindi ben vengano i social con le loro proposte, le loro idee le critiche e tutto quello che può servire ad aprire ogni tipo di dibattito per migliorare la vita nella nostra Valle nel nostro Trentino nel nostro Paese

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  2. Cara Monica, leggendo quanto scrivi nell’articolo su L’Avisio Blog, nella parte dedicata ai gruppi di Predazzo, devo dirti che esporre trascorsi e motivazioni che hanno spinto alla nascita di gruppi alternativi a “Sei di Predazzo se… ” ascoltando solo l’amministratore “UNICO” del citato gruppo, è quantomeno riduttivo, se non offensivo, verso i due gruppi che sono nati in parallelo, per dare ai predazzani uno spazio decente dove poter condividere ricordi o aprire discussioni, essendo tale gruppo frequentato da troll e ospiti non del luogo che l’hanno usato senza controllo in maniera poco ortodossa quando non addirittura impropria. Non è certo facile amministrare un gruppo, Angelo da solo sicuramente ha fatto fatica, ma certo nessuno gli proibiva di cercare aiuto, è stata una sua scelta. Predazzo Dialogo e Ricordi da me recuperato da un vecchio gruppo creato penso nel 2015 ma poi abbandonato, cambiandone il nome, coadiuvato da Anna Dezulian, Orietta Degaudenz, Priska Aderenti e Mirko Rocca, è nato in tempi non ancora deleteri per “Sei di Predazzo se …” con l’idea di dare più spazio al dialogo, avendo riscontrato fra gli utenti attivi di quel gruppo poca disponibilità su temi e problemi che aprivano un confronto … Successivamente “Sei di Predazzo se… ” è andato completamente alla deriva, molti membri hanno iniziato a lamentarsi di determinati personaggi (completamente virtuali) che riempivano giornalmente il gruppo di post assurdi e di frasi sgarbate e offensive. Ottavio Boninsegna assieme al fratello ha così aperto un nuovo gruppo “Sei di Predazzo se … la rinascita” entrando successivamente anche fra gli amministratori di “Predazzo, dialogo e ricordi” che ora amministriamo in sei e tramite una chat in messenger ci confrontiamo sia sulle richieste di ingresso che sui post che riteniamo fuori luogo. Riprendendo un pezzo dell’articolo dove Angelo dice: “Le regole erano e sono incentrate sul rispetto reciproco, sulla tolleranza e soprattutto sull’intelligenza e sul buon senso. Pertanto, non abbiamo (qui non ho capito il plurale essendo lui amministratore unico) mai applicato l’approvazione dei post da parte dell’amministratore”. Ho ripreso questo inciso perchè è proprio questa la causa della nascita di gruppi alternativi ….

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