Il fieno è la vittima principale della siccità in Trentino. I secondi tagli hanno registrato un calo del 70% rispetto alla media stagionale, un dato che pesa soprattutto sulle aziende zootecniche. Il settore agricolo provinciale ha comunque tenuto, grazie alle piogge delle ultime settimane, all’irrigazione a goccia e ai bacini idrici. Lo stress idrico, però, ha lasciato il segno: ha inciso sulla pezzatura delle mele e sulla produttività delle viti. Il periodo più intenso della raccolta delle mele è atteso per metà settembre e le piante hanno ancora qualche settimana per recuperare vigore.
Il quadro trentino si inserisce in una fotografia nazionale che Coldiretti definisce a macchia di leopardo. Nell’ultima settimana in Italia si sono contati 189 eventi estremi, con danni che superano i 3 miliardi di euro. Da una parte violente precipitazioni, grandine e nubifragi, dall’altra una siccità prolungata che ha già compromesso raccolti e pascoli e che le piogge degli ultimi giorni non sono riuscite a cancellare. Le perdite per le aziende agricole oscillano tra il 30% e il 50%, in alcuni casi anche oltre, mettendo a rischio produzioni, redditi e lavoro.
Nelle regioni vicine la situazione non è migliore. In Lombardia gli ultimi dieci giorni hanno portato precipitazioni sparse, in alcuni casi molto abbondanti. Nella Bergamasca le piogge intense hanno trascinato detriti sulla viabilità montana. In alcuni alpeggi le precipitazioni hanno migliorato le condizioni dei pascoli, in altri, soprattutto nel Bergamasco, hanno peggiorato prati già provati dalla mancanza d’acqua. Il secondo sfalcio di fieno è stato compromesso in diverse aree e non si prevedono miglioramenti. Tra Como e Lecco la scarsità di erba nei pascoli montani aveva costretto alcuni allevatori a portare il fieno dalla valle. Sono saltate in molti casi le semine di secondo raccolto della soia, mentre per il riso le piogge hanno aiutato solo i campi non ancora in sofferenza.
Situazione analoga in Piemonte, dove le piogge sono arrivate quando per colture come riso e mais era ormai troppo tardi, con interi raccolti andati persi. Va meglio in Valle d’Aosta: il calo delle temperature e le recenti precipitazioni hanno consentito un miglioramento rispetto all’emergenza di inizio agosto. In Veneto caldo e siccità prolungati hanno messo sotto pressione numerose colture, a partire dal mais, con problemi di fecondazione e pannocchie povere di granella. Soffrono anche soia, pomodoro, barbabietola e foraggi, con ricadute dirette sugli allevamenti per la minore disponibilità di alimentazione animale. Nei vigneti lo stress idrico ha anticipato la vendemmia, mentre per la frutta la maturazione precoce può creare problemi qualitativi e commerciali.
In Liguria resta critica la situazione nel Levante dopo l’ultima ondata di maltempo, con danni soprattutto a olivicoltura e viticoltura: per le olive si stimano cascole intorno al 50%, mentre tra Chiavari e Calvari si fa ancora la conta dei danni provocati dalla grandine nei vigneti. La carenza d’acqua morde anche al Centro-Sud. In Molise molte aziende zootecniche delle aree montane dell’Alto Molise affrontano una grave penuria di foraggio, sono a rischio gli oliveti non irrigui e il girasole in raccolta segna perdite tra il 40% e il 60%. In Calabria si registrano cascola delle olive negli appezzamenti non irrigati, una perdita stimata di oltre il 60% per il bergamotto e difficoltà negli agrumeti serviti da turnazioni irrigue.
“Una fotografia che conferma come l’agricoltura sia il settore economico che più di ogni altro vive quotidianamente gli effetti degli eventi climatici estremi”, sottolinea il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi. “Nel giro di pochi chilometri si passa da campagne colpite da precipitazioni violente a terreni che continuano ad avere sete, mentre piogge concentrate e improvvise non riescono a compensare mesi di deficit idrico e possono anzi trasformarsi in un ulteriore fattore di rischio”.
Di fronte a un’Italia divisa tra troppa acqua tutta insieme e troppo poca per lunghi periodi, Coldiretti chiede di accelerare sulla gestione della risorsa idrica. La proposta è aumentare la capacità di raccolta con un piano invasi dotato di sistema di pompaggi, per conservare l’acqua nei periodi di maggiore disponibilità e utilizzarla nei campi quando serve. Una priorità strategica, secondo l’organizzazione, per garantire il futuro delle produzioni agricole, degli allevamenti e della sovranità alimentare del Paese.
Foto: immagine generata dall’intelligenza artificiale (gpt-image-2 di OpenAI)






