Sono 13 i “giganti” di Fiemme

Ci sono milioni di alberi nelle foreste di Fiemme, ma solo tredici sono considerati monumentali. Queste piante si distinguono per la loro longevità, età o dimensioni e Marcello Mazzucchi, ex direttore dell’Ufficio Forestale di Cavalese, le ha catalogate tutte, battezzandole con nomi scelti in base alla loro forma o alla loro storia.

Nel 2003 Mazzucchi scrisse una guida intitolata “Quattordici alberi monumentali della Val di Fiemme”, pubblicata dall’Apt di Fiemme, in cui spiegò quali sono le caratteristiche fisiche e storiche che gli hanno resi famosi e come raggiungerli. Oggi, però, ne sono rimasti solo tredici. La tempesta Vaia, infatti, ha spazzato via una buona parte dei nostri boschi, tra cui anche qualche albero monumentale.

Una delle Colonne della Casaia, due abeti bicentenari alti cinquanta metri che torreggiavano fianco a fianco in località Casaia a Cavalese, è stata abbattuta, così come la Torre di Pisa, il pino cembro pendente di trecento anni che accompagnava gli automobilisti sulla strada del Passo Manghen.

La Regina del Feudo per ora è ancora in piedi, ma la tempesta ha creato le condizioni ideali per la proliferazione del bostrico, un coleottero che si nutre di legno, che ora sta intaccando le sue radici. Secondo i forestali questo significa che potrebbe vivere ancora per una ventina di anni, prima che la natura completi il suo ciclo.

Incerta, invece, la situazione del Cipresso di Lavazé, un abete rosso che per qualche misterioso motivo ha preso in parte la forma di un cipresso. Questo albero, infatti, si trova al confine di una zona che è stata completamente rasa al suolo dalla tempesta.

Di seguito sono elencati gli alberi sopravvissuti.

L’Eterno

Un pino cembro secco che ha più di mille anni. Si trova sul Lagorai vicino al Lago delle Buse, appoggiato su un masso squadrato, a circa 40 minuti di camminata dal Rifugio Passo Manghen. È l’albero più antico della valle e ora sorge completamente spoglio e senza rami, di cui rimangono solo pochi mozziconi sul tronco. La maggior parte di questi è stata spezzata nel corso degli anni dal vento e dalla neve mentre altri sono stati tagliati dall’uomo. Non si sa da quanto tempo sia secco ma tutti lo ricordano così, come uno scheletro, una scultura che porta il ricordo di un’antica foresta.

Il Re Leone

Con un diametro di ben 1,70 metri, il Re Leone è l’albero più grosso di Fiemme. È un enorme pino cembro che si trova nell’alta Val Cadino in località Pian della Fava e si chiama così grazie a Leone, un boscaiolo di Masi di Cavalese che nel 1970 ricevette il compito di abbatterlo, assieme a molti altri alberi nella zona. Leone, però, colpito dalla maestosità della pianta, riuscì a convincere il responsabile forestale a lasciarla in piedi. Ci si può arrivare da Malga Buse procedendo verso est per circa 600 metri. L’albero è circa 150 metri sotto al sentiero.

Il Zirmo dei Zochi alti

Un pino cembro singolare che a uno-due metri da terra si suddivide in ben tredici tronchi. Solitamente gli alberi delle nostre montagne formano un unico fusto diritto ma, se la cima si spezza o viene danneggiata dalle intemperie, possono svilupparsi forme singolari. Si trova in località Zochi Alti nella foresta demaniale di Cadino e lo si può raggiungere salendo in macchina fino a Malga Sass e proseguendo a piedi verso i Prai delle Fior per circa 4 km. L’albero poi è circa 100 metri sotto al sentiero.

Il Pezo del Gazolin

Con una circonferenza di quasi cinque metri, questo abete rosso è molto più grande degli alberi vicini e la particolare struttura dei suoi rami, tanti e robusti, ricorda quella di una scala a pioli che sale fino in cima. Accanto all’albero c’è un grande masso di porfido che fu portato dal ghiacciaio diecimila anni fa. Anche lui, fornendo umidità e calore, ha contribuito a creare le condizioni ideali per la sua poderosa crescita. Ora si stanno lentamente avvicinando e un giorno potrebbero arrivare addirittura ad abbracciarsi. L’abete e il suo sasso si possono trovare sulla strada che dalla località Cascata va in Val Moena a meno di un chilometro dalla fondovalle ed è segnalato da un cartello.

Le Colonne della Casaia

Anche se una delle Colonne è caduta, l’altra resta comunque l’albero più alto su questa lista. Con oltre cinquanta metri di altezza e duecento anni di età, questo abete è un vero e proprio grattacielo. La Colonna sopravvissuta sorge in località Casaia a Cavalese e si può raggiungere a piedi su un comodo sentiero boschivo partendo dalla stazione intermedia del Cermis e camminando per circa 1,8 km.

Il maestro degli Avezi

Questo gigantesco abete bianco di 49 metri di altezza e 1,35 metri di diametro è l’albero più massiccio della valle. Pesa più di 300 quintali e il suo volume è pari a 25 metri cubi, che è parecchio considerando che una pianta di 3 metri cubi è considerata grossa. Vicino a lui c’è un nucleo di un nucleo di una quindicina di alberi “allievi”, quattro dei quali hanno tutte le caratteristiche per essere considerati monumentali. Il “maestro” si può trovare a Tesero, in località Avezi e lo si può raggiungere percorrendo una strada forestale panoramica per circa 1,5 km.

El pecio del Cuco

Questo abete rosso si distingue per il suo vigore, con un tronco diritto e una chioma ampia e folta. È alto ben 40 metri e, essendo ancora nel pieno della crescita, potrebbe diventare l’albero più alto della valle. Ogni anno cresce di 30 centimetri e fra un secolo potrebbe superare i 50 metri. Si trova in località Lastolina nel Comune di Panchià vicino al “Maso del Cuco” ed è segnalato da cartelli con la scritta “Abete Gigante”.

La regina del feudo

Sfoggia un elegante mantello verde, lungo fino ai piedi. Per questo motivo, oltre che per le notevoli dimensioni del suo tronco, questo abete rosso nei boschi della Regola Feudale di Predazzo è stato soprannominato “La Regina”. Spunta da una pietraia, ma sotto di lei c’è del terreno nascosto che fornisce acqua e nutrienti in abbondanza. La sua chioma folta e accogliente offre rifugio a cervi e caprioli sia dal calore dell’estate, sia dal freddo dell’inverno. “La Regina” è a circa 1,8 km dall’abitato di Predazzo, è raggiungibile con una strada forestale ed è segnalata da un cartello.

I colossi del Doss

Sono due larici gemelli, entrambi di 34 metri di altezza e 200 anni di età, legati da una grossa radice superficiale. Alberi imponenti che dominano i boschi delle Ville, facendo sembrare piccole, a confronto, tutte le piante circostanti. Stanno ancora crescendo e fra un paio di secoli potrebbero contendersi il trono di albero più grosso con il “Pecio del Cuco”. Ci si arriva salendo in macchina fino ai “Piani di Sedel” e proseguendo a piedi per circa 800 metri.

Il cipresso di Lavazé

È un abete rosso ma sembra un cipresso. I rami nella metà superiore sono sottili, corti e ripiegati in basso come un cipresso, ma alla base, fino a otto metri da terra, sono ampi e allargati come tutti gli altri abeti. Dopo anni di crescita normale, per motivi che non vuole comunicarci, ha deciso di cambiare forma, dando vita così a una pianta molto particolare dall’aspetto “mostruoso”. Si trova a metà strada tra Passo Lavazé e Passo Oclini, una settantina di metri sotto alla strada provinciale. Una freccia indica la sua posizione.

Il Rifugio

L’ampia chioma di questo abete rosso, sostenuta da grossi rami e radici possenti, protegge le piante e gli animali del bosco da vento e intemperie. Sotto non cade una goccia d’acqua e la neve scivola via all’esterno. Per questo si chiama “Il Rifugio”, un approdo sicuro per gli abitanti del bosco ma anche per gli escursionisti che lo incontrano sul loro cammino. È a circa 3,2 km dalla località Ganzaie a Daiano, lungo una strada forestale fra boschi di larice e abete.

Il larice di confine

Ha una forma bizzarra che ricorda un candelabro, con dei grossi rami che spuntano fuori dal tronco a tre metri da terra e puntano diritti verso l’alto. Si chiama così perché si trova al confine tra la provincia di Trento e la provincia di Bolzano, su un terreno di proprietà del Comune di Anterivo. Si può raggiungere lasciando la macchina dopo il terzo tornante della strada tra San Lugano e Anterivo e proseguendo su una strada forestale pianeggiante per circa 1 km. L’albero poi è a bordo strada, in una zona panoramica.

Il pec del Bosnia

Con ben 34 metri di altezza e 3,30 metri di circonferenza, il “Pec del Bosnia” è il più grande abete bianco del versante destro della vallata. Si chiama così perché era stato promesso al custode forestale del Comune di Capriana, soprannominato Bosnia. Come da tradizione si voleva donare al custode del bosco la pianta più grossa e si pensava che essa potesse essere solamente un abete rosso, albero dal legno pregiato, che in dialetto si chiama appunto “pec”. Il Bosnia però scelse questo abete bianco maestoso e fece in modo che la strada forestale gli passasse vicino in modo che tutti potessero ammirarlo. Si trova in località “Peschiera” a Capriana e si può raggiungere dalla località “Prà del Manz” su comode strade forestali da percorrere a piedi per 6,5 km.

Nicolò Brigadoi Calamari

FOTO: visitfiemme.it

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