Sulle Dolomiti è tornato il castoro

La notizia risale a circa un mese fa. Un cacciatore dell’Alta Pusteria, tale Reinhard Pipperger, compiendo il solito giro di controllo del territorio, si è insospettito dopo aver notato non lontano da un fiume una serie di alberi stranamente rosicchiati alla base. Ha così deciso di piazzare una serie di fototrappole – quelle microcamere che registrano o scattano solo quando un animale passa davanti al loro sensore – le cui immagini, prodotte nel giro di pochi giorni, hanno presto confermato l’ipotesi.

È stata così finalmente accertata la presenza di un castoro, un animale che era scomparso da questo versante delle Alpi e dal territorio dolomitico in particolare, da oltre 400 anni. L’ultimo avvistamento di cui si abbia taccia avvenne proprio nella zona della Pusteria negli anni in cui fioriva il Rinascimento.

Pare accertato che il castoro pusterese sia entrato in Italia dal vicino confine austriaco di Sillian, poco lontano dal luogo dell’avvistamento: allo stesso modo, un paio di anni fa a Tarvisio era state rinvenute tracce simili di un altro esemplare entrato dalla Slovenia di cui però non si è più avuta notizia.

 

La domanda quindi sorge spontanea: potremo vedere un giorno i castori anche in Fiemme e Fassa? Se ci sono arrivati gli orsi e i lupi che trent’anni fa erano decisamente assenti, arriveranno un giorno anche i castori?

“Può essere”, ci dice il dott. Paolo Pedrini, conservatore responsabile del dipartimento di Zoologia dei Vertebrati del MUSE dal 1995 che conduce e coordina studi e progetti di ricerca sulla distribuzione e sull’ecologia dei Vertebrati. Gli esperti non possono dire nulla di più perché mancano ancora a monte le informazioni necessarie, dopo il caso di “immigrazione” in Alta Pusteria: “I castori sono animali che vivono in gruppo e di certo non sono così stanziali. Anzi, si muovono d’abitudine quando la zona dove vivono esaurisce gli elementi che la rendono ideale e si muovono quando la loro comunità diventa troppo numerosa per concentrarsi in uno specifico luogo. I castori si muovono più facilmente lungo i corsi d’acqua e il loro habitat è quello delle rive di laghi, fiumi e torrenti dove ci sia una abbondante copertura di vegetazione arbustiva e altoarbustiva” da cui traggono nutrimento (mangiano fondamentalmente cortecce e germogli). Con gli arbusti e i piccoli alberi abbattuti costruiscono dighe e canali che diventano la loro tana diventando per questo la specie che, dopo l’uomo, riesce ad influenzare attivamente il suo habitat. Creando numerosissimi spazi di piccole dimensioni lungo i corsi d’acqua, vere e proprie nicchie per flora e fauna, si può ben dire che la presenza del castoro favorisca perfino la biodiversità. E di certo, non si può dire che nelle condizioni ideali non si riproducano: dopo essere stati reintrodotti in Svizzera negli anni ’50, nel 1993 fu eseguito un censimento su 6500 km di rive di laghi, fiumi e torrenti e ne furono contati 350. Oggi ce ne sono oltre 1800. “Detto questo, se e quando arriveranno in Fiemme e Fassa è una domanda a cui è impossibile rispondere”.

Articolo completo su L’Avisio Inverno, scaricabile qui

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