L’associazione Transdolomites rilancia il tema della ferrovia nelle Valli dell’Avisio. E lo fa con un nuovo studio tecnico ed economico affidato a EBP, istituto con sede a Zurigo.
Il progetto punta a dimostrare i vantaggi di un collegamento ferroviario per le valli di Fiemme e Fassa. Secondo Transdolomites, il tema torna ciclicamente d’attualità da oltre cent’anni. Se un tempo il treno era l’unico mezzo popolare di mobilità, oggi serve per togliere traffico dalle strade e rispondere all’emergenza climatica, oltre che alle nuove esigenze di residenti e turisti.
L’associazione ricorda la storica ferrovia Ora-Predazzo, operativa tra il 1918 e il 1963. Collegata alla linea del Brennero, contribuì al trasporto di merci e persone e diede avvio al turismo nelle valli. Con la soppressione del servizio, oggi oltre il 90% degli arrivi avviene in auto.
Dal 2017 il servizio pubblico estivo tra Cavalese e Canazei è stato potenziato. Le corse hanno una frequenza di 30 minuti tra Cavalese e Canazei e di 15 minuti da Moena a Canazei. Ma non basta. Nei momenti di alta stagione i mezzi sono spesso strapieni e alcuni passeggeri restano a terra.
Cambiano anche le abitudini dei turisti. Sempre più persone arrivano in treno a Bolzano e proseguono in pullman o con i mezzi degli hotel. Molti affidano il trasporto bagagli ai corrieri. Secondo uno studio SWG per Trainline del 2023, in Italia cresce l’uso del treno per raggiungere le destinazioni turistiche.
Il quadro è destinato a cambiare ancora. Entro il 2026 il Frecciarossa 1000 collegherà Milano a Monaco di Baviera, per poi arrivare a Berlino entro il 2028. Nel 2034 entrerà in servizio la Galleria di base del Brennero. Con essa 100 milioni di cittadini europei potranno viaggiare entro le cinque ore di percorrenza. Si punta ad aumentare dal 10% al 20-30% la quota di turisti che raggiunge il Trentino-Alto Adige in treno. Cresce anche la presenza di turisti da Oriente, Giappone e mondo arabo, che in gran parte non viaggiano in auto.
Da qui la domanda che pone Transdolomites: cosa rischiano le valli se non si adeguano? Il rischio principale è chiaro. Dove non c’è la ferrovia non ci sarà alternativa all’auto, perché il trasporto su gomma non basta a soddisfare la domanda. In poche parole, restare senza treno significa rimanere fuori dal futuro mercato del turismo.
L’associazione porta l’esempio della Val Pusteria. Qui la combinazione tra treno e funivia funziona bene. In inverno lo Ski Pustertal Express permette di sciare senza auto. La stazione di Perca serve la funivia del Ried verso il Plan de Corones. Quella di Versciaco collega la funivia del Monte Elmo verso le Tre Cime. Con il treno si passa da un comprensorio all’altro in circa mezz’ora. Entro il 2027, con la variante della Val di Riga, il viaggio in treno da Bolzano a Brunico si ridurrà di 15 minuti.
Diversa la situazione in Val di Fassa e Val di Fiemme. Senza ferrovia, le stazioni a valle delle funivie restano isolate e mal servite dai mezzi pubblici. Ogni giorno, in media, 13.500 persone in inverno e 7.000 in estate raggiungono gli impianti in auto, skibus o a piedi. Sono dati relativi al 2020. La Val di Fassa conta 53 impianti di risalita e oltre 24 milioni di persone trasportate. La Val di Fiemme 18 impianti e oltre 10 milioni. Numeri difficili da gestire con la sola mobilità su gomma.
Per dimostrare questa mancanza è nato il nuovo studio. La scelta è caduta su EBP, istituto attivo da oltre 50 anni, con più di 400 esperti provenienti da oltre 60 discipline. L’istituto ha lavorato a progetti come le Gallerie di base del San Gottardo e del Lötschberg e a un’analisi costi-benefici per nuove linee ferroviarie nel Cantone dei Grigioni.
Lo studio “Ferrovia Avisio” sarà diviso in due fasi interdipendenti. L’impegno economico complessivo per Transdolomites è di circa 30.000 euro. Al momento è avviata la Fase 1, del valore di 17.750 euro, in attesa di finanziare la Fase 2. La prima fase prevede tre moduli di lavoro. L’obiettivo è individuare le potenzialità turistiche valorizzabili con il collegamento ferroviario, calcolare la domanda aggiuntiva e l’impatto economico, e illustrare le possibilità di valorizzazione.
Lo scenario analizza la ferrovia Avisio connessa con la linea del Brennero e quindi con la rete italiana ed europea. Il primo lotto di studio sarà presentato il 21 ottobre 2026 a Trento, durante un convegno sul Corridoio ferroviario del Brennero e la connessione delle valli periferiche.
Le risorse per finanziare lo studio arrivano dai fondi di Transdolomites, dalle donazioni dei soci e dei residenti nelle Valli dell’Avisio e da sponsor privati.
Foto: immagine generata dall’intelligenza artificiale (gpt-image-2 di OpenAI)








2 commenti su “Transdolomites rilancia il treno nelle Valli dell’Avisio con un nuovo studio svizzero”
Sarebbe un’ottima soluzione considerato l’aumento dimezzi privati che girano
È veramente assurdo che si continui a perdere tempo con una proposta priva degli elementari presupposti per essere non solo presa in considerazione , ma, ancora meno , di essere approvata e finanziata. Non è azzardato sostenere che ci siano precisi interessi che stanno alla base di tanto attivismo, interessi economici ad essere coinvolti nella scelta di onerosi progetti preliminari e successivamente, esecutivi per la realizzazione di quanto auspicato. IL TUTTO NATURALMENTE CON IL RICORSO AL DENARO PUBBLICO. POVERO CON TRIBUENTE!!!! Sarebbe ora di attivarsi per stanare questi centri di interesse che possono essere ritenuti legittimi ( ad essere magnanimi)solo fino ad un certo punto, vista la del tutto evidente impossibilità di adeguato ritorno economico-finanziario di questa iniziativa priva di ragionevolezza. Ogni confronto con la Svizzera o l’Austria è del tutto fuori luogo considerato il diverso contesto di tali Paesi.
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