Settantacinque anni dopo l’arrivo delle prime famiglie trentine sulle coste del Cile, una delegazione trentina è tornata nei luoghi dell’emigrazione per una missione commemorativa. A Coquimbo si è svolta la cerimonia che ha ricordato lo sbarco dei primi emigranti partiti dal Trentino nel 1951.
In questi giorni la delegazione sta incontrando le comunità trentine di Santiago del Cile, Copiapó, Coquimbo e La Serena, ancora oggi profondamente legate alle proprie radici. Alla missione partecipa anche il direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi. L’obiettivo è rafforzare il rapporto con le comunità nate dall’emigrazione trentina e valorizzarne il patrimonio culturale, sociale e identitario, incontrando le associazioni Trentini nel mondo e Unione famiglie trentine all’estero.
Nel corso della commemorazione a Coquimbo è stato ricordato il sacrificio affrontato dalle famiglie partite dal Trentino in cerca di una nuova vita. Oggi è facile gioire e festeggiare guardando i nipoti, i bambini, i balli offerti con grande generosità dalla comunità, ma 75 anni fa i sentimenti erano completamente diversi: paura, dolore, lacrime, l’abbandono delle montagne, dei paesi e degli affetti.
L’emigrazione trentina verso La Serena iniziò ufficialmente il 19 aprile 1951, quando le prime venti famiglie affrontarono un viaggio di trenta giorni via mare. Le colonie agricole dovettero confrontarsi con terreni difficili e condizioni economiche complesse. Molti emigrati si reinventarono lavorando nel trasporto merci, nelle miniere o avviando attività artigianali e commerciali. Nonostante le difficoltà iniziali, la comunità trentina riuscì progressivamente a integrarsi e a contribuire in maniera decisiva allo sviluppo economico e culturale della Regione di Coquimbo. Oggi nell’area di La Serena-Coquimbo vivono circa 2.000 persone con passaporto italiano.
Tra le tappe della missione anche Copiapó, città di circa 160 mila abitanti nel nord del Cile, nata e cresciuta attorno all’attività mineraria del rame. Qui si trasferirono, tra il 1953 e il 1956, alcune delle famiglie trentine arrivate inizialmente a La Serena.
A Copiapó la delegazione ha visitato la Scuola Italiana Giuseppe Verdi, nata grazie all’impegno della comunità italiana e trentina locale. Durante l’accoglienza è stato ricordato il ruolo degli emigrati nello sviluppo economico, sociale e culturale della città e nella creazione di istituzioni educative capaci di mantenere viva la lingua e la cultura italiana.
La delegazione ha poi raggiunto la Scuola Italiana Alcide De Gasperi, fondata nel 1991 dalla comunità trentina di La Serena e oggi frequentata da circa 640 studenti tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Nel 2017 è stato inaugurato il nuovo “Polo delle Scienze”. Quello che si vede oggi a La Serena e in questa comunità è l’impronta dei trentini, il sudore di chi ha lasciato il segno affrontando le difficoltà con spirito di sacrificio, senso del dovere e capacità di guardare oltre i problemi.
Le scuole italiane nate grazie alle comunità trentine custodiscono un valore particolare: rappresentano la volontà di raccontare e tramandare le radici, l’identità e il senso di appartenenza, affinché non vadano perduti nelle nuove generazioni. Il Trentino è come un grande albero: le radici sono rimaste nei paesi da cui le famiglie sono partite 75 anni fa, mentre i discendenti ne rappresentano i fiori e le foglie, la parte più bella.
Nel corso di una cerimonia è stata scoperta una targa commemorativa dedicata alla memoria di Fabrizio Bortolotti Cristele, nato a Meano di Trento nel 1930 e scomparso a La Serena nel 2024, definito “Pittore Emigrante Trentino”. La targa esprime profonda gratitudine per i suoi dipinti donati all’istituto: opere dedicate a Cile e Italia, i due Paesi che formano l’identità di questa comunità, che oggi impreziosiscono la scuola, contribuendo alla crescita culturale, umana e spirituale di tutti gli studenti.
Foto: ufficio stampa prov.Tn – Un momento della cerimonia alla scuola De Gasperi a La Serena






