Tuffo nel passato – Margherita Maultasch: realtà o fantasia?

La storia di Predazzo risale, secondo i primi documenti, a circa la metà del secondo XIII, quando vengono ricordati i diritti e gli affitti rivendicati in val di Fiemme dal Vescovo di Trento. Prima di questa data, l’ente storico del paese, come sottolinea nelle sue ricerche il prof. Arturo Boninsegna, la Regola Feudale non viene citata né nella confinazione diocesana del 1050 né nei Patti Gebardini del 1111 (data che documenta l’inizio ufficiale della Magnifica Comunità di Fiemme) e nemmeno nell’urbario del 1188.

Nei documenti sopra citati, i contributi da versare risultano davvero pochi e tutto fa pensare che il paese fosse abitato da poche decine di persone. Poi questa comunità è cresciuta diventando sempre più importante, anche dal punto di vista economico. Una data fondamentale è quella del 1434, anno in cui i “Vicini di Vardabe”, come erano definiti i rappresentanti di questa comunità agricola, si presentarono davanti al Vescovo per rivendicare la proprietà del monte allora chiamato “Guardaboi”, di fronte ai tentativi di prenderne possesso da parte della Magnifica. Il Vescovo diede ragione a Predazzo, confermandone il godimento, da oltre 100 anni, da parte degli abitanti dell’area contestata e contemporaneamente il suo diritto feudale.

Un episodio che quindi ha sfatato la leggenda del Feudo, tra l’altro molto diffusa in passato tra gli abitanti del paese, come una graziosa donazione di Margherita Maultasch, contessa del Tirolo e duchessa di Carinzia, ultima erede dei Conti del Tirolo. Nata nel 1318, fu protagonista di una vita travagliata, finita con la rinuncia alla reggenza nel 1363 ed il suo ritiro a vita privata fino alla morte, avvenuta a Vienna nel 1369.

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Sempre a contestare la presunta iniziativa della contessa, esiste un documento che ricorda l’investitura del Vescovo Enrico III, datata 1313, a favore della Comunità Generale di Fiemme, con la precisazione che, tra le montagne citate, non era compresa quella di “Guardaboi”, l’attuale monte Feudo. Il possesso esclusivo della montagna da parte degli uomini di Predazzo viene confermato in un documento del 1388 e quindi, nel 1436, dalla sentenza del Vescovo Alessandro di Mazovia che conferma l’antica investitura vescovile.

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Il Feudo quindi sembra essere nato grazie ad una infeudazione regolare e non come cortese regalo di una nobildonna, anche se risulta che la stessa fosse molto attratta da una zona che spesso frequentava per le sue vacanze. Una vicenda dunque che non avrebbe alcun fondamento di verità, tenuto conto che la contessa avrebbe dovuto fare la donazione verso l’anno 1360, quando, come ricordato sopra e come è confermato da altri sei documenti, citati nel corso di una conferenza tenuta nel 2014 dallo storico prof. Italo Giordani, i Predazzani erano in possesso del monte già molti anni prima. Tutto chiarito? Sembra proprio di sì, anche se non è escluso che qualcuno sia ancora convinto della veridicità della leggenda.

Mario Felicetti

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