Un fiume di emozioni

Sin da bambino ha coltivato la sua passione per la pesca, iniziando sulle coste di Tropea per poi avventurarsi nei laghi e nei fiumi delle montagne. Nithai Bertagnolli ha trasformato quella semplice passione in un’autentica arte, sfidando le acque dell’Avisio in cerca delle trote marmorate più grosse. Ora, Nithai è diventato un vero maestro della pesca a spinning e un appassionato sostenitore della pesca sostenibile. In questa intervista, ci racconta di come ha sviluppato la sua passione e di come, con pazienza e dedizione, continua a perfezionare la sua tecnica e a condividere la sua conoscenza con gli altri pescatori.

Da dove è nata la tua passione per la pesca?

La mia passione per la pesca è nata sin da quando ero bambino. Avevamo una casa vicino a Tropea, a Capovaticano, e passavo le ore sugli scogli a pescare pesci pappagallo, donzelle e altri pesci piccoli. Inizialmente pescavo solo al mare, come passatempo. Poi, intorno ai 15 anni, ho iniziato ad andare anche in montagna, al lago di Stramentizzo. Era una pesca rilassante e sociale, spesso in compagnia di amici e anziani del posto. Poi, però, ho smesso per un periodo a causa dell’impegno nello snowboard. Intorno ai 26-27 anni, ho riscoperto la pesca, questa volta concentrandomi sullo spinning in Avisio. All’inizio utilizzavo attrezzature leggere e semplici, pescando soprattutto trote più piccole. Un giorno, però, ho catturato una trota di 55 centimetri, un’esperienza che mi ha entusiasmato moltissimo. Successivamente, ho iniziato a seguire su Instagram un ragazzo di nome Davide Cislaghi, che mi ha introdotto alla pesca a spinning per trote più grosse. Ho quindi deciso di cambiare attrezzatura, optando per strumenti più pesanti e resistenti. Con l’aiuto di Davide e di altri pescatori esperti, ho imparato a comprendere meglio l’attitudine delle trote marmorate e come catturarle. Ho iniziato a utilizzare canne più pesanti, mulinelli più grandi e fili più robusti, il tutto per ridurre il tempo di combattimento con il pesce e minimizzare il rischio di danneggiarlo. Questo tipo di pesca è diventato una vera e propria droga per me, anche se è una passione che può essere frustrante e costosa.

Di solito dove vai a pescare?

Solitamente pesco in Avisio, ma il mio tipo di pesca è diverso da quello che fanno principalmente le persone qui. In Avisio, la maggior parte delle persone pesca con il verme, oppure con la mosca o la ninfa. Tuttavia, io preferisco andare con esche artificiali e cerco di pescare in condizioni diverse rispetto agli altri, come quando l’acqua si alza, quando piove o quando si sporca. Tengo anche molto conto della luna e vado all’alba, nel limite del legale, per cercare le trote più grosse.

Ti capita mai di uscire in una bella giornata pieno di entusiasmo, ma poi di non pescare niente?

Beh, dipende. Una volta, per esempio, ho preso quattro marmorate di un chilo l’una, nonostante l’acqua fosse marrone e piovesse. È possibile che poi per due o tre settimane non si veda nemmeno un pesce, perché la marmorata è un pesce lunatico. Pescare le marmorate richiede pazienza, dedizione e perseveranza. Quando si trova un esemplare di notevoli dimensioni, però, è una grande soddisfazione perché significa che ha diversi anni di vita, anche 12 o 13 anni.

E per quanto riguarda le foto e la condivisione su Instagram?

A volte può essere utile per farsi conoscere, ma c’è il rischio di attirare troppa gente nella zona. È facile fare un macello in un fiume con una pesca sregolata, in mare sta già succedendo. Dobbiamo essere responsabili e mantenere una gestione sostenibile della pesca.

Quali soluzioni potrebbero essere adottate per garantire la sostenibilità della pesca?

Martino Vanzo

Ora abbiamo la tutela della trota marmorata e degli ibridi e spero che venga estesa anche a Molina e Moena, per proteggere l’intero tratto del nostro fiume. Dovremmo impegnarci a non ucciderle. Tuttavia, capisco che ci sono anziani che pagano 90 euro per un permesso e vorrebbero anche portare a casa qualche pesce da mangiare di tanto in tanto. Se ci fossero solo trote marmorate protette, non potrebbero pescare nulla e l’anno successivo potrebbero non rinnovare il permesso. Speriamo che ci siano sempre più giovani come me che praticano la pesca catch & release, in modo da far entrare anche più fondi per l’associazione.

Qual è la tua opinione sull’impatto del rafting sulla pesca?

Il rafting può essere fastidioso per noi pescatori, ma è giusto lasciare spazio a tutte le attività. Ricordo un’esperienza in cui ero uscito a pescare con un amico, Samuele Menegolo, un pescatore abbastanza noto. Dopo aver pagato il permesso, ci siamo recati in un’area dove passavano continuamente i gommoni. Alla fine, abbiamo dovuto spostarci più a monte per evitare il traffico. Sarebbe utile se mettessero dei cartelli per informare i pescatori nei giorni in cui il rafting è più frequente. Comunque, essendo un’attività che piace a molte persone, penso che bisognerebbe rispettare gli spazi di tutti.

Con la tempesta Vaia è cambiato l’ecosistema dell’Avisio?

Da quando è avvenuta la tragedia di Stava, l’Avisio è cambiato molto. La tempesta Vaia è stata un’altra mazzata per l’ambiente, perché tutti gli alberi che coprivano l’Avisio sono scomparsi. Prima c’erano molte zone con alberi che creavano rifugi per i pesci piccoli, le anatre e tutto l’ecosistema circostante, ma adesso è tutto aperto. Personalmente, mi piace comunque l’Avisio, anche se preferivo la sua vecchia configurazione con le zone riparate. C’è anche meno pesce di una volta, sicuramente a causa della pressione della pesca e del fatto che non si possono più seminare le trote fario, che venivano seminate una volta al mese. Lo hanno deciso a Roma l’anno scorso.

Come mai hanno deciso che non si possono più seminare le trote fario?

Dicono che è una trota non autoctona, ma è un’assurdità, perché è lì da almeno da 300 anni. Nei nostri rivi, come quelli in Val Moena e tutti i rivi che scendono dal Lagorai, c’è sempre stata quella. La marmorata non arriva lassù, perché è un pesce di fondo valle. La fario sarebbe una specie introdotta dall’uomo, ma stiamo parlando di troppi anni fa per fare una polemica.

Quindi vengono seminate solo le altre specie?

Sì, l’incubatoio di Predazzo sta lavorando per portare una selezione di pesce nell’Avisio, prevalentemente di marmorate e i suoi ibridi. L’inseminazione avviene sia con i pesci di vasca, sia con quelli dell’Avisio. Una volta all’anno, nel periodo di novembre, vanno in frega, che è il periodo degli amori. Risalgono l’Avisio e vengono catturati con un elettrostorditore. Si portano in incubatoio, si fa la spremitura e poi si riportano nell’Avisio, quindi abbiamo un ceppo di trote marmorate autoctone e un altro ceppo di trote pollo allevate in incubatoio.

In chiusura, potresti raccontare di un momento unico legato alla pesca che ti ha lasciato un ricordo speciale?

C’è una storia in particolare che riguarda un grande pesce che ho catturato. Era un giorno di pioggia e il mio amico Jacopo Piazzi, una guida di pesca, mi ha chiamato per andare a pescare. Lui sapeva che c’era un grosso pesce in giro e pensava che potesse essere il giorno giusto per catturarlo. Abbiamo lanciato le nostre esche nello stesso punto, ma io ho fatto un lancio diverso, facendo cadere l’esca sul sasso e poi spingendola giù lentamente, come se fosse una rana che cade nell’acqua. All’inizio ho pensato di essermi incagliato, ma poi ho sentito che il pesce aveva abboccato. Ho dato una bella tirata per essere sicuro di averlo ferrato bene e il pesce ha iniziato a correre in corrente. Ho chiamato il mio amico per dargli un’occhiata e ci siamo resi conto che era davvero un grosso pesce. Siamo riusciti a portarlo a riva dopo una lotta intensa. Quello è stato un pesce che non ho più visto o catturato negli anni successivi.

Morandini Costante
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