Un palazzetto dello sport che fa memoria

È stata montata nei giorni scorsi la scritta di intitolazione ad Arpàd Weisz del Palazzetto dello Sport de “La Rosa Bianca” di Cavalese. La palestra dell’istituto d’istruzione è intitolata dal 2017 al calciatore ed allenatore ungherese morto ad Auschwitz nel 1944: ora la memoria che la scuola ha deciso di portare avanti sarà visibile a tutti coloro che transitano in Via Gandhi.

L’istituto d’istruzione, che porta il nome del gruppo studentesco che si oppose in maniera non violenta al nazismo, ha scelto di dare continuità ai propri valori dedicando la palestra a un personaggio dimenticato della storia del calcio italiano. Era stato il giornalista Matteo Marani, nel 2007, a riportare alla luce la vicenda di questo allenatore, il più giovane ad aver mai vinto un campionato italiano (a soli 34 anni, con l’Inter, allora Ambrosiana, nel 1930), capace di portare il Bologna Calcio all’apice della classifica nazionale per ben due volte consecutive, nel 1936 e 1937, oltre che alla vittoria al Torneo dell’Esposizione Universale del 1937 a Parigi (l’equivalente della attuale Champions League). Successi che non lo salvarono dalla discriminazione: con l’introduzione delle Leggi Razziali Weisz fu costretto a lasciare l’Italia. Fuggire all’estero non gli bastò però a salvarsi: nel 1942 fu catturato con la famiglia. Moglie e figli furono subito inviati nelle camere a gas di Birkenau; Árpád, fisicamente più efficiente, venne assegnato a un campo di lavoro imprecisato dell’Alta Slesia, poi, esaurite le forze, fu inviato ad Auschwitz dove, il 31 gennaio 1944, venne ucciso in una camera a gas. 

Nel mese di gennaio del 2017 la palestra de “La Rosa Bianca” di Cavalese fu intitolata a Weisz alla presenza degli studenti, dei docenti, delle autorità civili locali, di rappresentanti della comunità ebraica e del FC Bologna.

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