Un quadro di Goya scoperto da Chiara Felicetti di Predazzo

Il 3 novembre 2005 la casa d’aste Marc Arthur Kohn vendeva un dipinto dal titolo L’Enfer, di cui forniva solo un generico riferimento al XIX secolo. Acquistato per poche centinaia di euro l’opera richiamava gli elementi stilistici del pittore Francisco Goya y Lucientes e con un soggetto iconografico legato alle tematiche del sabba.

Ma per scoprire che si trattava effettivamente di un Goya ci sono voluti 4 anni di ricerche storiche e archivistiche, di comparazioni stilistiche, studi iconografici e iconologici, restauri, indagini diagnostiche e verifiche paleografiche che hanno permesso di restituire il dipinto alla mano del Maestro aragonese e di datarlo tra il 1811 ed il 1812, quando l’artista partecipa all’azione di delegittimazione del tribunale dell’Inquisizione attuata dal Governo napoleonico e dalle Cortes.

L’attribuzione è stata resa inconfutabile dalla firma dell’artista rinvenuta nel corso dell’intervento di pulitura.

La protagonista della straordinaria scoperta, che ha fatto lievitare il presso dell’opera da alcune centinaia ad alcuni milioni di euro, è Chiara Felicetti di Predazzo, storica dell’arte già curatrice del patrimonio artistico del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme.

E’ stato un percorso di attribuzione durato 4 anni in cui è stata affiancata dal prof. Vincenzo Palleschi, fisico, docente universitario e primo ricercatore del CNR e la dott.ssa Orietta Verdi già Vicedirettrice dell’Archivio di Stato di Roma, paleografa e docente di Diplomatica Speciale nella Scuola per archivisti dello stesso Istituto.

In un lungo articolo pubblicato sulla rivista “Storia dell’arte” (QUI l’articolo) Chiara Felicetti e gli altri studiosi spiegano il lungo processo di identificazione.

“«Fui subito catturata da alcuni particolari figurativi – afferma Chiara Felicetti – dalla ricchezza tipologica ed espressiva e dall’intensa partecipazione emotiva di alcune figure che mi parvero da subito riconducibili a immagini che avevo già incontrato nell’opera dell’Aragonese. Mi colpirono gli occhi del personaggio accovacciato in basso a sinistra, che mi riportavano con la mente all’anziana nel Monaco che parla con una vecchia (Princeton University Art Museum), al Saturno della Quinta del Sordo, al prete ne La lampada del diavolo (National Gallery, London) ma a destare la mia attenzione fu soprattutto la figura femminile, successivamente identificata con l’allegoria dell’Ignoranza, contraddistinta da un urlo bestiale, dalla cecità, dalle mani convulsamente serrate in un gesto commisto a disperazione e preghiera, dettagli così caratterizzati e pregnanti da generare nella mia mente un flusso continuo di immagini da opere di Goya”.

In seguito, la storica dell’arte predazzana ha comparato il dipinto con l’opera di Goya e dei suoi imitatori, ha seguito le tracce presenti sull’opera, spostando le sue ricerche a Parigi e individuando così cifre stilistiche originali e caratteristiche del maestro aragonese.

La pulitura ha svelato i tratti di una piccola iscrizione, così Chiara ha chiamato in causa, tramite il prof. Flavio Deflorian, ora rettore dell’Università di Trento, il CNR di Pisa e la paleografa Orietta Verdi che hanno confermato la compatibilità chimica del pigmento e del segno grafico con altre firme del pittore.

Mancava ancora la contestualizzazione storica ritrovata da Felicetti nella società spagnola dei primi dell’800, attraversata dal clima di riforme attuate dal regime bonapartista e dalle Cortes, lacerata da istanze di rinnovamento e rigurgiti reazionari e dal dibattito sull’abolizione dei tribunali d’Inquisizione.

“Non si tratta semplicemente di aver aggiunto un’opera al corpus di opere di Francisco Goya, o come parrebbe, di aver rintracciato il dipinto menzionato nell’inventario allegato all’atto di divisione dei beni di Josefa Bayeu dal titolo La filosofía, che Il 26 ottobre 1812 si trovava nella casa di Goya, in Calle de Valverde a Madrid – spiega Felicetti a proposito del valore di questa scoperta –
Lo definirei un fortunato ritrovamento, capace di contribuire significativamente a testimoniare la grandezza di Goya intellettuale consapevole e rivoluzionario, impegnato, con la sua opera, a favorire la rinascita morale e civile della Spagna”.

Le foto (opera e particolare) accompagnano l’intervista a Chiara Felicetti nel blog della rivista “Storia dell’arte”

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Un commento su “Un quadro di Goya scoperto da Chiara Felicetti di Predazzo”

  1. Il mio più vivo compiacimento per la sensazionale ricerca, ricordando la Sua fattiva collaborazione nella ristrutturazione del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme.

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