Un rettile marino corazzato nel Bletterbach: il fossile svela nuovi segreti delle Dolomiti

Un osso fossile rinvenuto nella Gola del Bletterbach, finora rimasto senza un’identificazione certa, è stato attribuito a un rettile marino preistorico. La scoperta è il risultato del lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori, del quale fa parte anche la paleontologa sudtirolese Evelyn Kustatscher. Lo studio ha riguardato anche una rara placca dentaria fossile proveniente dallo stesso sito.

Circa 252 milioni di anni fa avvenne la più grande estinzione di massa nella storia della Terra. Nel passaggio dal Paleozoico al Mesozoico scomparvero circa il 95 per cento delle specie marine e il 75 per cento degli animali terrestri. Le cause furono un intenso vulcanismo, il forte riscaldamento globale e l’acidificazione degli oceani.

Questa catastrofe ambientale è ben documentata nella Gola del Bletterbach, ad Aldino, in Alto Adige. Il sito fa parte del Patrimonio mondiale UNESCO delle Dolomiti. Nella zona chiamata Gorz sono visibili le rocce corrispondenti al limite tra Permiano e Triassico.

Il gruppo di ricerca ha esaminato materiale fossile raccolto di recente e reperti già conosciuti. L’obiettivo era comprendere meglio l’estinzione e la successiva ripresa dei vertebrati marini, nonostante la scarsità di fossili disponibili. L’attenzione si è concentrata anche su un osso e una placca dentaria trovati nel Bletterbach.

L’osso è una vertebra fossile scoperta nell’estate del 2010 negli strati di Werfen, nella parte superiore della gola. Per anni non era stato possibile identificarla con certezza. Le nuove analisi hanno permesso di attribuirla a un rettile marino corazzato.

«La vertebra appartiene a un rettile marino riconducibile al gruppo dei rettili marini corazzati», spiega Evelyn Kustatscher. Secondo le conoscenze attuali, questi animali popolavano i mari poco profondi del Triassico tra 248 e 242 milioni di anni fa. Erano imparentati con i più noti plesiosauri dal collo lungo.

Creativa Giardini

Il fossile del Bletterbach è però più antico di alcuni milioni di anni. Risale infatti al Triassico inferiore. Il ritrovamento apre quindi nuovi interrogativi sull’origine di questi rettili marini.

«Questo solleva la domanda se le loro origini possano risalire fino al Permiano più tardo e non siano da collocare soltanto nel Triassico inferiore, dopo la più grande estinzione di massa della storia della Terra», afferma Andrzej S. Wolniewicz dell’Accademia Polacca delle Scienze, esperto di rettili marini. L’ipotesi dovrà essere verificata con altri fossili e ulteriori ricerche. Ogni nuovo reperto di questo raro gruppo può aiutare a ricostruire l’evoluzione dei primi rettili marini.

La Gola del Bletterbach permette anche di osservare gli ultimi ecosistemi marini precedenti all’estinzione di massa. Negli strati di Bellerophon, più antichi di circa cinque milioni di anni, era stata rinvenuta una lastra di pietra ricca di fossili di pesci grandi quanto una mano. La scoperta risale ai primi anni delle ricerche nella gola, quando Josef Perwanger di Redagno sosteneva il lavoro scientifico.

Dallo stesso contesto proviene anche una rara placca dentaria. «Questo reperto amplia il quadro finora disponibile sulla fauna marina precedente alla più grande estinzione di massa della storia della Terra», spiega Baran Karapunar dell’Università di Leeds.

La placca dimostra che un pesce del genere Bobasatrania viveva nel Bletterbach ancora poco prima della catastrofe. Un altro fossile trovato al Kühwiesenkopf, a Braies, mostra che questo genere era presente anche dopo l’estinzione.

La forma della placca dentaria del Bletterbach è diversa da quella di tutte le specie finora conosciute. Secondo Evelyn Kustatscher, potrebbe quindi appartenere a una specie ancora sconosciuta. Per confermare questa ipotesi serviranno però ulteriori ritrovamenti.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Vertebrate Paleontology nello studio “New insights into the extinction and recovery of marine vertebrates across the Permian–Triassic mass extinction event in the Dolomites, Southern Alps, Italy”. La pubblicazione è consultabile liberamente online sul sito www.tandfonline.com.

Shiatsu Zuo
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email