Un tuffo nel passato – Formiche, la mia vita

Abbiamo deciso di riproporre alcuni articoli del periodico l’Avisio. Si tratta di “pezzi” che ci raccontano come eravamo. Gli articoli sono antecedenti rispetto ai giornali digitali scaricabili gratuitamente dall’archivio contenuto ne L’AvisioBlog. Oggi vi proponiamo un’intervista al disegnatore trentino Fabio Vettori, pubblicata nel 2004. Buona lettura.

Le formiche lo hanno reso famoso, le formiche le ha create lui. Fabio Vettori, nato a Trento, nel 1957, originario di Rovereto, diplomato geometra, maestro di sci, sposato, fumettista, è uno dei personaggi che negli ultimi anni ha raggiunto prestigio nazionale e animato, con le sue formiche, una buona parte della produzione cartacea italiana. Con i suoi soggetti, i suoi tratti decisi e incisivi ha proposto una personale forma di arte grafica che ha entusiasmato grandi e piccini.

“La passione per penna e lapis è nata con me – afferma Vettori – ho sempre disegnato, fin da piccolo. Lo facevo all’asilo, alle elementari, sempre. Ha segnato la mia vita e influenzato le mie scelte.”

La scuola di geometra gli permise di approfondire il disegno, di conoscere la tecnica del rapido-graf e innamorarsi del suo segno. “Durante le lezioni di disegno, negli anni delle scuole medie, disegnavo con grande passione, anche oltre l’orario. I miei erano disegni pieni di particolari, villaggi abitati da minuscole persone, auto sgangherate, grovigli di tubi, sezioni di trappole.”

Vettori disegnava a tutte le ore e, come un’illuminazione folgorante, nacque la simpatica figura della formica. Era il 1972. Da allora fu un susseguirsi di idee, di soggetti grafici e tecniche di disegno e, non ultimo, il successo personale. La formica è stata ed è, ora con maggiore consapevolezza, la protagonista di una storia che dalla nascita l’ha portata a vivere situazioni ora normali, quotidiane, ora surreali, a calarsi sempre di più in quello che è il contraddittorio, disperato mondo umano.

La storia di Fabio Vettori si può riassumere con quelle che sono le sue opere più significative, di una carriera più che trentennale, nata da una passione esplosa in età precoce. “‘Formiche’ – ricorda l’artista – è il disegno in cui, dopo vari tentativi, riesco a delineare le mie creature, il cui corpo ancora tozzo e poco definito nelle forme ha già in embrione quella architettura delle tavole future. Le formiche sono qui rappresentate in situazioni quotidiane, non più avulse da un contesto, bensì umanizzate.” L’ambientazione è alla base di tutta l’opera dell’artista, i cui disegni assumono via via significati simpolici, si caricano di allegorie e metafore.

“Con ‘Mele’ vinsi il mio primo premio concorso ‘Trento fra realtà e follia’ e capii su quali binari indirizzare il mio futuro”.

Le formiche e il loro mondo così simile al nostro con case, grattacieli e ponti. Le tavole disegnate da Vettori rappresentano, attraverso gli iperattivi animaletti, la realtà umana, i suoi vizi e virtù, i desideri di realizzazione di ognuno di noi, la speranza di ottenere un mondo migliore.

“‘Razze’ è uno dei disegni fondamentali per la comprensione della mia opera. Mi sono impegnato e divertito in un lavoro di descrizione, non solo tipologica ma anche psicologica, di formiche rappresentanti le varie attività e professioni”.

Un viaggio durato tre mesi negli Stati Uniti, nel 1982, rafforzò la consapevolezza del proprio destino. “Visitai Disneyland a Los Angeles e il ‘Fisherman Worf’ a San Francisco, fu un’esperienza che mi aprì gli occhi, mi permise ulteriori approfondimenti artistici e stimolò nuove considerazioni commerciali”.

Con una buona dose di lungimiranza decise di riprodurre in serie le sue opere e fu il successo definitivo, l’inizio della sua attività editoriale. Mostre personali, concorsi e fiere in Italia e all’estero hanno palesato tutta la sua potenza creativa e il suo talento naturale. Se le formiche sono i protagonisti dei capolavori di Vettori, la natura è uno sfondo importante per le sue tavole.

La montagna rimane senz’altro l’ambiente preferito, forse perché lo riporta all’altra sua grande passione, lo sci. In “Città dell’acqua” il sinuoso movimento perpetuo dell’acqua si unisce armonicamente all’operosità delle formiche. Qui un riferimento nostalgico alle ‘roze’ quei canali che alimentavano in passato mulini e filatoi. Immagine surreale, quasi sognante di un pianeta pulito, ordinato, silenzioso.

Ciò che più mi colpisce di Fabio Vettori è la semplicità con cui parla della sua fortuna, racchiusa in un piccolo insetto, tozzo, con un naso importante, due braccia e due gambe sottili ma potenti e dinamiche. Le sue formiche sono cosmopolite, abitanti al contempo di micro e macro-cosmi.

Il rapporto fra le dimensioni è a volte stravolto da una architettura in cui il piccolo ed il grande si fondono in un’unica dimensione e le proporzioni non sono volutamente rispettate. I disegni di Vettori sono un po’ lo specchio della sua interiorità e riflettono i desideri e le paure dell’essere umano.

Le sue formiche hanno percorso tutto lo stivale, e molte località sono state riportate sulle sue tavole. Il duomo di Milano campeggia con le sue guglie in una tavola che richiama lo stile frenetico della città e Pisa, Verona, Venezia, Roma fanno da sfondo alle tavole di Vettori come in un gioco di memoria dei monumenti caratteristici delle più belle città italiane.

In dieci anni, nel suo negozio di Moena ha riportato sulla carta tanti personaggi della Val di Fassa e immortalato gli angoli più belli della zona dolomitica.

Marta Chiocchetti

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