Un tuffo nel passato – Il menestrello della lingua ladina

Abbiamo deciso di riproporre alcuni articoli del periodico l’Avisio. Si tratta di “pezzi” che ci raccontano come eravamo. Gli articoli sono antecedenti rispetto ai giornali digitali scaricabili gratuitamente dall’archivio contenuto ne L’AvisioBlog. Oggi vi proponiamo un incontro con Emilio Galante, musicista e filosofo trentino, pubblicato nel 2006. Buona lettura.

Il ladino. Lingua parlata, lingua scritta, lingua d’arte, lingua moderna, lingua di oggi. Lingua che fa discutere. Emilio Galante, cinquantaseienne filosofo e musicista di Trento, ha scoperto, per caso e con meraviglia, l’unicità, la forza espressiva e la melodia innata del ladino di Fassa. E ha trasformato questa varietà in musica, facendone la sua fonte d’ispirazione, la sua opera d’arte.

Forse mai come negli ultimi tempi il tema “ladino” è tornato alla ribalta sulla stampa locale. Tanti festeggiamenti per il centenario dell’Unione dei ladini dolomitici e per i cinquant’anni dell’Unione dei ladini di Fassa, in un’atmosfera di incertezza e preoccupazione per un futuro di unità ladina in lento declino. Ma mentre fra i politici si discute, il ladino fa il suo debutto incontrastato sui palcoscenici musicali, incurante di polemiche e filosofie.

Galante ha scoperto le potenzialità di questa varietà quasi per caso: “Tutto è nato nel 2002 quando, per motivi familiari, mi sono trasferito da Milano, città in cui vivevo ormai da diversi anni, a Trento. Tornando in Trentino, che è la mia regione di origine, poiché mio padre è nativo del Primiero, cercavo una fonte di ispirazione per le mie opere. Guardandomi intorno ho capito che il ladino, benché varietà non trentina, è la lingua ideale per raccontare lo ‘spiritus loci’ montano. Così è nato il ciclo ‘Larjines’ nell’estate 2002”.

L’artista, però, fa notare come nel corso del suo lavoro il suo interesse per il contenuto dei racconti e per lo spirito del luogo siano passati in secondo piano, lasciando spazio allo studio e alla passione sempre più crescente per la lingua in quanto tale: “Mentre lavoravo a ‘Larjines!, il cui contenuto è, comunque, impostato sulla poesia contemporanea di Stefano Dellantonio e non su temi strettamente folclorici e montani e la cui musica non ha nessun riferimento tradizionale o etnico, ho scoperto la lingua ladina. In particolare ho intuito che questa varietà ha in sé un potenziale musicale così forte che deve essere valorizzato”.

Da allora Galante ha intrapreso un lavoro preciso e molto approfondito, mettendo in musica due registrazioni originali di storie raccontate da vecchi narratori fassani dal titolo “La tousa sul ciar dal fegn” (la ragazza sul carro di fieno) e “La strìa del Latemar” (la strega del latemar). “Mi sono reso conto che il modo di raccontare, l’espressività e la voce dei narratori fassani avevano curve melodiche e un ritmo così perfetti da poter essere trascritti su un pentagramma. Così con un lavoro da certosino ho creato l’excursus melodico e realizzato le mie opere. Nello stesso tempo ho musicato il racconto ‘Aagar’, sulla preistoria ladina, e le poesie d’amore ‘Lieder’ di Claus Soraperra. Anche in quest’ultimo caso è stata la lingua a farla da padrona: il tema dell’amore è universale, ma la lingua no, la lingua è unica”.

Nel corso dell’estate 2005 il Museo Ladino di Fassa, che ha commissionato le opere al musicista, ne ha ospitato gli spettacoli. “La tousa sul ciar dal fegn” per la precisione, è stata presentata per la prima volta in occasione del Festival di Musica Contemporanea a Bolzano nel 2004 e il cd è uscito ad ottobre 2005, in occasione della nuova edizione di questo festival.

Galante nelle sue composizioni è passato dalla ricerca dell’immaginario alla ricerca della lingua e, come lui stesso afferma, ha sposato inconsapevolmente la causa della difesa del ladino in quanto lingua viva, attuale e moderna: “È la lingua la ricchezza di questo popolo. Ho scoperto l’originalità del ladino con semplice meraviglia, senza avere interessi politici o ideologici particolari. In fondo, però, credo che questa mia scoperta sia particolarmente attuale e affine a quello che l’Istituto culturale ladino sta facendo nell’ottica della pianificazione linguistica”.

Così la lingua ladina è arrivata ai grandi festival di musica contemporanea, a Bolzano e a Milano, senza ideologie, senza politica, senza tanti dibattiti e tante discussioni. È arrivata là dove, forse, solo l’arte può arrivare. Perché l’arte osa dove la politica non arriva. E perché la lingua, quella vera, è arte ed espressione di un popolo. Emilio Galante l’ha provato.

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