Un tuffo nel passato – La mia vita è la stalla

Abbiamo deciso di riproporre alcuni articoli del periodico l’Avisio. Si tratta di “pezzi” che ci raccontano come eravamo. Gli articoli sono antecedenti rispetto ai giornali digitali scaricabili gratuitamente dall’archivio contenuto ne L’AvisioBlog. Oggi vi proponiamo un incontro con Nicola Eccel di Penia, pubblicato nel 2002. Buona lettura.

Oggi si parla molto di anticonformismo, ma cosa significa questa parolona sulla bocca di molti giovani? Nicola Eccel forse ha trovato la risposta. Chi avrebbe mai pensato che un ragazzo di 20 anni si liberasse dei vestiti moderni per rivestirsi come una volta. Che andasse a governare il bestiame, a far nascere vitellini e a invocare Sant’Antonio che tutto vada per il meglio nella stalla? No, questo non è successo per un solo giorno per mostrare alla gente come si viveva un tempo.

È la storia di Nicola di Penia. A lui i jeans vanno troppo stretti e non ama le felpe. Il sogno di Nicola è quello di potersi costruire uno stallone nella casa vecchia dove abita e di portare avanti questo lavoro con dignità. Non ha dubbi: farà il contadino.

A Penia ormai Nicola è un personaggio. Lo si incontra la mattina presto con il secchio del latte o con la carriola che esce dalla stalla, dove passa gran parte della sua giornata fra mucche, maiali e galline. Cammina con passo sicuro con un paio di scarpe grosse e marroni su cui appoggia un paio di pantaloni a coste verdi che fanno pendant con una bella camicia a quadri, un gilet e una giacca come quelle di una volta. Non manca mai un cappello verde con cui, dice, si sente proprio bene.

Questo giovane non ama solamente le bestie, ma anche le tradizioni e la lingua ladina e custodisce tutto questo con grande cura nel suo essere diverso. Chi lo conosce rispetta il suo essere e la sua passione, perché sono proprio la sua persona e il suo modo di essere che fanno apprezzare tutto ciò che fa.

Nicola è fiero del suo lavoro col quale tira avanti assieme a Crestofol, uno zio di sua madre che lui accudisce con amore e dal quale ha ereditato la grande passione per questa vita. Non potevamo perdere l’occasione di intervistare questo ragazzo così originale.

Ci ha parlato volentieri della sua vita e dei suoi sogni: “Ho sempre avuto nel sangue la passione per la stalla e per le bestie ma ho dovuto combattere molto per arrivare a questo. Mia madre e mio padre avrebbero voluto che andassi avanti col lavoro della pizzeria, il lavoro del contadino sembrava loro troppo misero. Io però sentivo che questa era la mia strada.

Quando ero piccolo il nonno e la nonna tenevano le mucche assieme allo zio Crestofol, poi, nel 1993 le abbiamo vendute, perché il nonno si è ammalato. Io però nel 1997 ho finito la scuola media e le ho ricomprate. Quando non avevo mucche, ho sempre tenuto qualche bestia: galline, conigli…”.

Nicola sa molto bene che il suo lavoro non permette vacanze: “Che sia un giorno festivo o un giorno feriale bisogna alzarsi alle sei e mezza, qui a Penia va ancora bene perché la malga arriva tardi a ritirare il latte. Si passano due ore nella stalla. Per prima cosa bisogna pulire, la pulizia è al primo posto. Poi si dà il mangime alle mucche e, quando hanno mangiato, bisogna mungerle e dar loro ancora un po’ di fieno: La sera la stesso rituale. Mentre le mucche mangiano bisogna governare le galline e dar da mangiare ai maiali”.

Nicola governa anche la casa e così ogni giorno verso le nove torna di sopra, in cucina, e prepara il caffè e la colazione per sé e per lo zio. “È difficile seguire i lavori domestici, ma sono abituato: faccio la lavatrice, stiro e cerco di tenere pulito”. Nicola vive ogni avvenimento che può capitare nella stalla con grande emozione e intensità: “Penso che i momenti più belli siano quando si lasciano andare le mucche per la prima volta in primavera. Corrono e saltano come pazze, ma soprattutto quando nasce il vitellino”.

Nicola racconta con foga questi momenti di fatica e di grande soddisfazione: “Quando una mucca deve partorire penso al male che patisce e per questo mi agito. Quando si rompono le acque vado a chiamare qualcuno che mi aiuti. Non mi dimentico mai di dire un Pater Ave Gloria a Sant’Antonio perché vada tutto bene e quando il vitellino è nato, dopo avergli prestato tutte le cure, lo benedico con un po’ di acqua santa”.

Sabrina Rasom

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