Un uomo, la sua bici, migliaia di amici

Sull‘ultimo numero dell’Avisio Enrico Maria Corno ha raccontato cos’è Dolomitics, l’Associazione Sportiva di Tesero che ogni estate ci mette sui pedali e ci fa divertire. Nata per gioco, ora è un vero business che muove migliaia di appassionati.

Girano molte fiere della bici in Italia, fanno girare il nome e le immagini della Val di Fiemme e delle Dolomiti e fanno girare poi migliaia di ciclisti ogni anno sulle nostre salite. Sono i ragazzi di Dolomitics, la Associazione Sportiva di Tesero che si occupa dell’organizzazione di varie gare e pedalate non agonistiche.

“Dolomitics è nata per gioco nel 2014 organizzando un primo evento ciclistico su strada”, ricorda Maurizio Barbolini che ne è il factotum. “In origine si chiamava RanDolomitics e adesso ha cambiato il nome nel più semplice Dolomitics, un percorso cicloturistico non competitivo su 4 distanze (150 km, 240 km con una variante che raggiungeva i 270 km e 430 km) che attraversava le principali valli delle Dolomiti percorrendo le salite più dure e famose”.

Oggi vi considerate organizzatori di eventi? Vi definireste così?

“Quel giorno ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che avremmo organizzato quel primo evento e poi avremmo visto cosa sarebbe successo. E tutto è andato per il meglio. A quei tempi ero ancora un impiegato e pedalavo, facendo queste cose, solo nel tempo libero. Poi da cosa nasce cosa e venne subito la volta di un secondo evento – la “24 Ore” – una gara competitiva corsa su un circuito tra il Passo Pampeago e il Passo Lavazè. Da lì banalmente è nata anche l’esigenza di produrre e vendere una maglietta che ricordasse la giornata: del resto, ogni granfondo ne ha almeno una che celebri ogni singola edizione e la gente ce la chiedeva. Dopo la maglietta vuoi non fare anche il pantaloncino? E poi il gilet? E quindi, sempre per gioco, parallelamente all’importanza degli eventi che cresceva, è nata anche la nostra prima linea di abbigliamento per la bici: oggi lo store ha pareggiato le gare sia a livello di impegno che a livello di fatturato. Dolomitics sono io ma, per fortuna, durante gli eventi ho un gruppo di amici fidati che mi danno una mano”.

La linea di abbigliamento

“Ci tengo a dire che la linea di abbigliamento è progettata e disegnata da me: scelgo io i materiali e li faccio produrre da una azienda specializzata in Toscana. Il prodotto è tutto veramente Made in Italy. Oggi abbiamo a catalogo una linea completa che include anche guantini da bici, calzini e una giacca. Abbiamo anche una linea casual sempre marchiata Dolomitics (che ora è un marchio registrato). Il pubblico al momento trova i nostri prodotti solo online ma proprio in questi giorni abbiamo chiuso un accordo con il nostro primo negozio fisico a Rovereto che presto verrà rifornito”.

Non solo: “Avendo numerosi contatti a vario titolo con molte aziende del settore, abbiamo anche cominciato a rivendere articoli di altri brand, dal casco agli occhiali, dalle calzature al computerino, fino alla stessa bicicletta…”

Le nostre pedalate

“Fino all’anno scorso avevamo in programma la Dolomitics cicloturistica che è il fulcro delle nostre attività, la 24Ore e una ultracycling con un percorso di 1200 km che sconfina anche in Austria. Quest’anno abbiamo dovuto ancora posticipare le ultime due. la 24ore ha bisogno di una gestione molto complicata perché una gara agonistica. Abbiamo messo in piedi la UltraCycling per due anni prima della pandemia: eravamo pronti a riproporla per quest’estate ma molti ciclisti stranieri avrebbero problemi al ritorno in patria con le quarantene e non avrebbe avuto senso organizzare un’edizione monca. Nel calendario dell’estate 2021 rimangono quindi la Dolomitics cicloturistica con i 4 percorsi e il nuovo evento gravel che vedrà il via il prossimo 3 luglio da Varena: si chiama Dolomiti Gravel Challenge ed è una gara inserita nel circuito internazionale JeroBoam Gravel Series che ha tre tappee italiane (oltre alle Dolomiti anche Asiago e Franciacorta) e altre sette sparse nel modo, dalla Malesia alla Svizzera fino alla Patagonia”.

L’APT comunicherà questo evento attraverso i suoi canali: in una situazione normale verrebbe organizzata anche una festa campestre e tutta una serie di eventi satellite per attirare un po’ di pubblico, anche non collegato al ciclismo ma per quest’anno sarà ancora difficile. “Abbiamo ancora le mani legate: non si può fare tutto quello che vorremmo”.

L’anno della gravel

C’è qualcuno che non sa esattamente cosa sia una gravel? Molti amano definirla in questo modo: “è un po’ mountain bike, un po’ bici da corsa e un po’ bici da ciclocross ma in realtà non è nessuna di queste tre”. Chi la guarda da lontano avrà la sensazione che sia decisamente una bici da corsa, ingannato fondamentalmente dalla linea del telaio e soprattutto da quella del manubrio. In realtà gravel è un sostantivo di lingua  inglese che significa “ghiaia” o “terriccio” perché le gravel sono bici pensate per essere pedalate sulle strade bianche e sui sentieri sterrati con fondo di terra battuta e o fondo ghiaioso. Solo con il tempo sapremo quanti anni durerà. Oggi certamente questo nuovo stile muove l’interesse del mondo bike a tutte le latitudini e anche Dolomitics si è adeguata. “Abbiamo aggiunto una linea di abbigliamento gravel nel nostro catalogo, oltre all’evento internazionale delle JeroBoam Gravel Series”.

Progetti futuri?

La più classica delle domande finali. “Con il Dolomiti Cycling Club, la nostra squadra amatoriale connessa a Dolomitics, il 7 agosto faremo l’Everesting sul Fedaia. L’Everesting è fondamentalmente una challenge mondiale: tu scegli una salita qualunque e devi percorrerla in bicicletta coprendo il dislivello positivo di 8848 metri, tanto quanto è alta la cima della montagna più alta del mondo, salendo sempre sullo stesso versante”.

Il dislivello viene ovviamente misurato da un computer di bordo dotato di un GPS che registra l’attività che a sua volta viene mandata ad un portale mondiale che la controlla e la certifica: “Abbiamo già fatto l’Everesting a Pampeago due volte. Ora abbiamo scelto il Passo Fedaia dal lato veneto perché è una delle salite più dure che abbiamo in Italia e perché ancora non ci ha provato nessuno. La nostra avventura prende il nome di Malga Ciapela Project: partiremo da Sottoguda e da lì saliamo fino al lago e scendiamo in rapida successione. Sono poco più di 800 metri di dislivello da scalare per undici volte. Non è per nulla detto che noi ci si riesca: a Pampeago, sulla salita di casa, ci abbiamo messo 16 ore. La prova è individuale e saremo in quattro a provarci: saremo seguiti da un videomaker (l’impresa poi sarà mandata in onda su Bike Channel) e da un gruppo di amici che ci accompagneranno e magari faranno una salita con noi.  

Enrico Maria Corno

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento