Una fassana nel CDA di Trentino Marketing

Quanto è importante avere un dirigente all’interno delle istituzioni turistiche provinciali? Enrico Maria Corno lo ha chiesto a Elisa Maccagni, che da qualche settimana siede all’interno del Consiglio direttivo a Trento (e non solo).

La riforma del turismo nella nostra provincia è coincisa purtroppo con la pandemia che da un lato ha inevitabilmente rallentato certi meccanismi ma dall’altro ha permesso di ricominciare da zero con un nuovo modo di vedere e organizzare il lavoro.

Elisa Maccagni è la persona giusta per raccontarci dove stiamo andando, nel breve e nel lungo termine, grazie al fatto di avere molti incarichi a livello locale e provinciale e altrettanti punti di vista diversi del mercato. “Sono vicepresidente dell’APT della Val di Fassa, Presidente del Consorzio Impianti a Fune di Fassa e Carezza, sono membro dell’Assemblea dei Presidenti del Dolomiti SuperSki che poi è il massimo organo decisionale che delibera e imposta le strategie del consorzio e ora anche membro del Consiglio di Amministrazione di Trentino Marketing”.

Anche volendo, non avrebbe certamente il tempo per poter gestire una attività turistica direttamente ma “il turismo ha sempre fatto parte delle attività della famiglia: i miei nonni gestivano un albergo in Val di Fassa e la mia famiglia è da sempre nel CDA della SITC a Canazei”, continua Elisa Maccagni. “Io però vengo da esperienza principalmente accademica. Dopo la laurea in economia politica ho fatto un periodo con la Trentino School of Management con un master in businness administration e un percorso sulla gestione delle risorse umane e sullo sviluppo organizzativo. Ho lavorato qualche anno per una società di consulenza di Bolzano e poi nel 2004 ho fatto una scelta di vita tornando in valle e sono approdata nel mondo dell’APT”.

Ha senso chiederle quale sia il compito più impegnativo o quale comporti più responsabilità? “Beh, in questo momento le direi che è la Presidenza del Consorzio, anche in virtù della pandemia che ci siamo trovati ad affrontare dal mese di marzo. Ero nel consiglio già dal 2011 e da un paio di mandati ero vicepresidente, in affiancamento a Daniele Dezulian che a sua volta ha raccolto il testimone da Fiorenzo Perathoner. La sfida più importante è stata quella sul fronte degli impianti”.

In linea generale oggi qual è la parola d’ordine per la ripartenza? “Le parole d’ordine sono qualità, accoglienza, sicurezza. Il momento legato alla pandemia e altre vicende ci fanno vivere un momento delicato, siamo soggetti a restrizioni e protocolli molto severi, il mercato deve ripartire dopo mesi di fermo”.

Oggi l’utente degli impianti ha bisogno di essere rassicurato e vuole sapere che può salire in seggiovia o in funiva in piena sicurezza: “Non serve a molto comunicare all’esterno che tutto va bene ma l’utente va rassicurato nella pratica. Dobbiamo porre in essere tutta una serie di accorgimenti perchè il cliente si senta tutletato e garantito quando arriva alla stazione a valle, sia dal punto di vista della sicurezza che da quello sanitario. Come si sa, noi in Italia abbiamo una normativa diversa e molto più restrittiva che in altri paesi (in Francia ad esempio) sulle norme di sicurezza per chi viaggia sugli impianti di risalita. In Trentino c’è un Servizio Impianti a Fune che determina insieme a noi le prescrizioni e i calendari di manutenzione a cui noi siamo assolutamente ligi, osservando tutto quello che gli organi competenti ci raccomandano di fare”.

In quanto vicepresidente dell’APT, come vede la stagione estiva che è alle porte? “Dopo le rassicurazione del Governo Draghi di fine aprile e inizio maggio, le prenotazioni per luglio e agosto sono partite bene. Noi qui in montagna godiamo anche di una condizione naturale che ci permette di rassicurare il cliente da un punto di vista della salubrità del posto. Siamo fiduciosi. I protocolli sono arrivati molto prima rispetto all’anno scorso. Abbiamo quindi un anno di esperienza e abbiamo la possibilità in tutti i comparti – da quello ricettivo a quello dei servizi – di farci trovare pronti in modo adeguato all’arrivo dei nostro ospiti”.

L’estate scorsa tutta la montagna, e in particolare quella trentina, riscosse un grande successo di presenze. Molti di quelli che vennero da noi in vacanza, rinunciando al mare dove sarebbero stati costretti a molte limitazioni in spiaggia, erano alla loro prima esperienza sulle Alpi. Secondo lei qualcuno di questi tornerà? “Speriamo di essere riusciti a fidelizzarli. Speriamo che abbiano apprezzato lo stile di accoglienza della Val di Fassa e del Trentino. Siamo fiduciosi”.

Da presidente degli impianti, ci racconta come siamo messi con i ristori? “La legge è passata in Parlamento e ora aspettiamo la parte applicativa. Credo che verso la metà di luglio – così dice la nostra associazione di categoria – dovremmo vedere i primi sostegni che per noi sono importanti perché altrimenti il settore non sarebbe in grado di coprire i costi fissi, men che meno reinvestire. Aver perso la stagione invernale, ci impedisce di avere la linfa per adeguare il nostro standard alle altre località alpine”.

È quindi forse previsto qualche impianto nuovo in Fassa a breve o medio termine? “Il nostro comprensorio spazia su Trentino e Alto Adige, dalla Marmolada (dove è appena stata smantellata la vecchia cabinovia) fino a Carezza. Proprio a Carezza l’anno scorso è stata realizzata la cabonovia Koenig Laurin da 10 posti e sono già partiti con realizzazione di un’altra funivia da Tires alla Malga Frommer che sarà pronta a gennaio 2022 e che va a completare la mobilità nella zona di Carezza. Questa funivia in particolare sarà un forte richiamo  in virtù della terrazza panoramica che c’è sopra la cabina stessa”.

Il collegamento orizzontale da Pera a Meida tra la Skiarea Catinaccio e la Skiarea Buffaure è ancora in previsione? “È ancora presente nel piano stralcio della comunità di valle. Ce n’è traccia. Per loro è senz’altro importante. Sono stati fatti studi dalle due società, condivisi con l’amministrazione comunale di Sén Jean ma siamo ancora al momento delle analisi e degli studi di fattibilità”.

Come sarà lo sci in Val di Fassa il prossimo inverno? Saremo tutti alla terza vaccinazione: faremo ancora code per mangiare nei rifugi e all’ingresso delle telecabine? “Gli organi competenti a cui facciamo riferimento ci dicono che sicuramente ci saranno ancora delle restrizioni. Penso che si ripartirà da quanto stabilito dal protocollo del Comitato Medico Scientifico che era stato accettato alla fine dell’inverno. L’auspicio è quello di veder tornare i mercati esteri che per noi sono importanti – quello tedesco, quello del nord e dell’Europa dell’Est che in alcuni mesi della stagione costituiscono il 60-65% della clientela totale. Purtroppo il nostro successo non dipenderà solo da quanto siamo bravi a casa nostra ma anche da quanto gli altri saranno bravi in casa propria: se una nazione come la Polonia a dicembre sarà ancora inguaiata con i contagi, per noi sarà dura. Per questo è importantissimo il lavoro di monitoraggio dei mercati che sta facendo Trentino Marketing”.

A proposito di Trentino Marketing: il CDA di cui lei fa parte prima non c’era. Quali sono i suoi compiti istituzionali? Quanto è operativo e decisionale e soprattutto cosa significa per la valle avere un fassano nel CDA? “Trentino Marketing è passata dall’avere un amministratore unico ad avere un amministratore delegato che è sempre Maurizio Rossini, il quale ha mantenuto anche una serie di deleghe molto importanti. A lui però è stato affiancato anche un organo collegiale composto da cinque membri il cui compito è seguire lo sviluppo e le linee guida del Trentino per prossimi tre anni. Ora noi nuovi membri ci dedichiamo a operazioni di conoscenza interna dell’azienda e dell’ascolto dei territori e, per volontà del Presidente Giovanni Battaiola, avvieremo un’operazione di confronto con tutte le APT presenti sul territorio provinciale. Il CDA è stato fortemente voluto dalla Legge 8 del 2020 che ha riformato il turismo: avere un organo collegiale con una rappresentatività diffusa come voluto dall’Assessore Failoni è importante. Detto questo nessuno di noi deve essere portavoce della propria categoria o del proprio territorio: anzi, ora dobbiamo spogliarci dei campanilismi di valle e dobbiamo maturare una visione strategica condivisa e di sistema. Detto questo, io rimango una impiantista di cCnazei e avere un membro del CDA fassano è un importante riconoscimento per la nostra valle che ha ambiti di peso in Trentino. Diciamo che è meglio avere un fassano nel CVDA che non averlo”.

C’è quindi una visione del nostro turismo sul lungo periodo? C’è un progetto sul lungo periodo che possa indirizzare i trentini che lavorano nel turismo verso un futuro migliore o  che ad esempio riesca a prevedere e poi a gestire situazioni di crisi come quella di una pandemia che possano sconvolgere il mercato? “Trentino Marketing ha ruolo di perno e di supporto per il turismo in un’ottica di servizio per le APT che adesso si trovano a doversi riorganizzare in funzione della nuova legge. La struttura però è sempre stata impegnata nelle analisi dei mercati, nello sviluppo delle nuove tecnologie, nella visione del turismo orientata alle esperienze. Diverso invece è il discorso per la Val di Fassa: già da qualche anno abbiamo affrontato un importante cambiamento organizzativo e ora è cambiata anche la figura del direttore dell’APT. Su volontà di questa amministrazione ci si sta orientando verso una visione nuova e sinergica con altri territori e con Trentino Marketing: del resto, questa è la ratio della nuova legge dove, a Trentino Marketing e ai territori, si aggiunge anche la figura delle agenzie territoriali che fanno da collegamento. Noi apparteniamo alla ATA del Trentino Orientale che unisce Fassa, Fiemme con Val di Cembra e San Martino. Siamo chiamati in questa fase a ragionare in ottica di sistema e di lavoro inter-ambito”.

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